Archivio per febbraio, 2012

Università: Blocco studentesco in piazza a Verona, cariche della polizia ma manifestazione va avanti Università il Blocco Studentesco a Verona

Postati in Blocco Studentesco, corteo, università su 25 febbraio 2012 da blocconapoli

Università: Blocco studentesco in piazza a Verona, cariche della polizia ma manifestazione va avanti

Verona, 20 febbraio – Mani alzate e tesserini alla mano chiedevano di entrare al Polo Zanotto dell’Università di Verona dove il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, teneva la sua lectio magistralis in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico, ma sono stati bloccati e caricati dalle forze dell’ordine i militanti del Blocco studentesco, l’organizzazione studentesca di CasaPound Italia che oggi era in piazza nella città scaligera per un corteo con sit in regolarmente autorizzato.

‘’I circa 200 studenti, che hanno sfilato senza incidenti da piazza Pradaval al Polo Zanotto per manifestare contro un governo di  ‘baroni’ al servizio di banche e poteri forti, avrebbero voluto pacificamente esprimere il loro dissenso rispetto a chi, come Profumo e l’intero governo Monti, vorrebbe che nelle universita’ italiane si affermasse una logica di liberismo sfrenato ispirata al modello anglosassone, con atenei di serie ‘a’ privati o dai costi proibitivi e atenei di serie ‘b’, incapaci di garantire un’istruzione di qualita’ e destinate agli ‘sfigati’ – spiega il responsabile nazionale del Blocco Studentesco Universita’, Davide Di Stefano – Purtroppo non è stato possibile, perché le forze dell’ordine, nonostante avessimo chiesto di entrare da semplici studenti universitari, senza bandiere e con i nostri tesserini alla mano, ce lo hanno impedito a colpi di manganellate e con un’azione repressiva del tutto fuori misura’’.

‘’Dalla piazza dell’università comunque noi non ci muoviamo – aggiunge il responsabile per il Veneto del Blocco Studentesco, Alessandro Gandini – Siamo qui per  ricordare a questo governo non eletto da nessuno e voluto dalla speculazione finanziaria, che in Italia c’e’ chi non e’ disposto a rinunciare alla propria sovranita’ nazionale per ‘rassicurare i mercati’, cedere al ricatto delle agenzie di rating e rispondere alle imposizioni della Bce. Alla favola del governo dei ‘bravi professori disinteressati’ e dei sacrifici ‘medicina amara ma necessaria’ non ci crediamo. L’universita’ non deve essere un privilegio, ma pubblica, di qualita’ e accessibile a tutti’, e battersi per questo per noi e’ un dovere”.

info: Davide Di Stefano 3483009305

www.bloccostudentesco.org

www.casapounditalia.org

www.radiobandieranera.org

GIOVEDÌ 23 FEBBRAIO: GIUGLIANO RICORDA I MARTIRI DELLE FOIBE

Postati in Uncategorized su 25 febbraio 2012 da blocconapoli

 

 
La fiaccolata di Giugliano pone fine a circa 15 giorni di attività promosse dal comitato 10 febbraio nella provincia di Napoli.Tra critiche e vigliacchi atti provocatori così come a Napoli il corteo è riuscito nel suo intento, dare voce ad i nostri fratelli italiani vittime dell’ odio comunista. Il dato su cui però siamo costretti a riflettere è però tutt’altro che confortante,e cioè che il nostro paese è fortemente antidemocratico. La difficoltà ed il rovente clima in cui gli organizzatori tutti, sono stati costretti ad operare sono poco rassicuranti per il futuro, la bieca speculazione politica che ogni anno accompagna le commemorazioni della Giornata del Ricordo sono la conferma che una particolare fazione politica in Italia gode della più assoluta impunità. I vergognosi murales inneggianti a Tito, le contro manifestazioni e le reiterate minacce nei confronti del comitato e dei suoi membri, sono un’ offesa alla civiltà di un popolo come quello italiano che si contraddistingue nel mondo per sensibilità ed umanità. La mancanza di una totale condanna di tali atti da parte dei media e dell’ opinione pubblica, dà adito a chi della provocazione e della menzogna ne ha fatto un credo politico, di trovare visibilità oltraggiando la memoria del nostro popolo. L’ augurio del comitato è quello di isolare e condannare queste sparute minoranze di fanatici facinorosi e condividere con tutti gli italiani il ricordo delle angherie subite dai nostri connazionali in Istria e Dalmazia, perchè un popolo senza memoria è un popolo senza futuro.
 
Coordinamento Provinciale Comitato 10 Febbraio:
Antonio Arzillo
Enrico Tarantino
Gianluca Esposito
Raffaele Barbato
Riccardo Cafaro
 
 
 
 
 

Postati in Blocco Studentesco, corteo, università su 15 febbraio 2012 da blocconapoli

Ottaviano 14-02-2012 Liceo Diaz, Il Blocco Studentesco in ricordo dei martiri delle Foibe

Postati in Uncategorized su 15 febbraio 2012 da blocconapoli

Dopo Il liceo Classico-Scientifico Imbriani di Pomigliano, e il Liceo Scientifico Nobel di Torre del Greco anche al Liceo Classico Diaz di Ottaviano  Il Blocco Studentesco ricorda i nostri connazionali Dalmato-Giuliani coinvolti negli anni a cavallo della fine del secondo conflitto mondiale nella pulizia etnica perpetuata dall’allora Jugoslavia comunista nei confronti di tutti gli Italiani abitanti in quelle terre . I ragazzi del Blocco coordinati dal rappresentante del Liceo , Michele Iervolino , hanno organizzato e tenuto un assemblea scolastica innanzi all’intero istituto  per sensibilizzare la popolazione studentesca sui tragici fatti che insanguinarono quegli anni  e che causarono 20mila morti e oltre 300mila esuli. -” Nonostante le prove di oscurantismo e il disinteresse di alcuni l’assemblea si è tenuta regolarmente ” – Afferma il rappresentate , primo eletto alle ultime elezioni studentesche ” siamo felici che finalmente anche qui a Ottaviano siamo finalmente riusciti a parlare di un argomento scomodo come questo che purtroppo molti giovani ancora ignorano. Non ci fermeremo qui “- Aggiunge infine-” ma contiuneremo con azioni di informazione e sensibilizzazione per dare giustizia alla memoria di tanti italiani per troppo tempo dimenticati.”

Pomigliano 13.02.2012 Il Liceo Imbriani ricorda i martiri delle foibe organizzando la giornata del ricordo

Postati in Blocco Studentesco, foibe, Liceo Imbriani, non scordo, Pomigliano su 13 febbraio 2012 da blocconapoli

POMIGLIANO . Si è svolta oggi al Liceo Scientifico Imbriani di Pomigliano la” giornata del ricordo”  , evento organizzato dal Blocco Studentesco  , in particolare nella persona di Marco Mastroianni rappresentante di Istituto , per ricordare il dramma delle Foibe e della pulizia etnica Titina nei territori dell’Istria e della Dalmazia , che causarono 20mila morti e oltre 300mila esuli tra i nostri connazionali negli anni  a cavallo con la fine del secondo conflitto mondiale. La giornata del ricordo ha visto nelle ultime due ore di lezione  la proiezione presso l’auditorium dell’istituto del documentario  ”Luci e Ombre” prodotto da History Channel per le classi 4 e 5 di tutte le sezioni accompagnate dai loro docenti . La proiezione durata circa 55 minuti è stata preceduta da una breve introduzione tenuta dallo stesso rappresentante  sulla natura , sulle cause e sulle conseguenze delle Foibe e sul perchè ancora oggi si fa ancora cosi tanta fatica a parlare di questa triste pagina della nostra storia . -” E’ stata la prima volta che la nostra scuola ha posto la giusta attenzione anche su queste pagine di storia italiana per troppo tempo  nascoste “- Afferma Marco Mastroianni – ” ed è giusto che noi studenti, che siamo il futuro di questo paese, possiamo essere a conoscenza della nostra storia , per rendere giustizia alle sofferenze di chi ha subito questi torti e per evitare che in futuro possano riaccadere atrocità simili”- e infine aggiunge – “vorrei ringraziare il consiglio di istituto, il corpo docente e in particolar modo il nostro preside il dott. Paquale Lauri per averci permesso di organizzare questa giornata di memoria e di  omaggio alle vittime di questa tragedia dimenticata.”-

In seguito alleghiamo il Link del documentario e alcune foto dell’iniziativa

Festa di Carnevale 2012

Postati in carnevale, casapound, festa, hmo, maschera su 13 febbraio 2012 da blocconapoli

Napoli Ricorda!

Postati in Uncategorized su 11 febbraio 2012 da blocconapoli

Napoli 11-02-2012 Il Blocco studentesco non dimentica i martiri delle Foibe

Postati in Uncategorized su 11 febbraio 2012 da blocconapoli

Anche quest’anno, come di consuetudine , il Blocco Studentesco Napoli ha ricordato i 300 mila i esuli e le 20 mila vittime della pulizia etnica Titina avvenuta negli ultimi anni del secondo conflitto mondiale e nell’immediato dopoguerra.-”Anche quest’ anno il Blocco Studentesco  ha ricordato  il dramma dei nostri fratelli Dalmati e Giuliani uccisi o costretti ad abbandonare le proprie case soltanto perchè italiani” -Afferma Andrea Coppola responsabile del Blocco Studentesco scuole e aggiunge -” sono state varie le iniziative promosse dai nostri militanti all’interno dei licei e degli istituti superiori di Napoli e provincia ,e nella quasi totalità dei casi siamo stati l’unico movimento studentesco a rendere omaggio alle sofferenze delle vittime di questa immane tragedia nonostante l’oscurantismo di alcuni presidi e collettivi di sinistra.” -Le varie e numerose iniziative hanno coinvolto sia le scuole del capoluogo  come il Liceo Vittorini, Il Villari, il Copernico , Il Mercalli, Il  Volta, Il Cuoco , Il Della Porta   , sia scuole della provincia come Il Diaz di Ottaviano, L’Imbriani di Pomigliano , IL Nautico di Torre del Greco , e il Brunelleschi di Afragola,  dove sono state affisse numerose locandine riguardanti la giornata del ricordo e richiesti minuti di silenzio in ricordo delle vittime. Menzione particolrare va fatta al liceo Nobel di Torre del greco dove i militanti del Blocco Studentesco hanno organizzato  per Venerdì 10 Febbraio 2012 la  ”Giorno del Ricordo” delle Foibe  nell’Auditorium “Giovanni De Martino”  con la proiezione di un video storico a cura di History Channel   per le classi 5 di tutte le sezioni, accompagnati dai docenti in orario. In fine Il Blocco Studentesco Napoli ha partecipato, assieme ad altre realtà cittadine , all’annuale fiaccolata del ricordo tenuta dal comitato 10 febbraio. – ” Altre iniziative che non si sono potute tenere per motivi logistici il 10 febbraio saranno svolte la prossima settimana “-Aggiunge  Coppola- ” perchè il ricordo di questa tragedia non può essere relegato ad una sola giornata, ma và tenuto acceso ogni giorno nelle menti delle giovani generazioni per dare giustizia alla memoria di tanti Italiani per troppo tempo dimenticati.

10 febbraio – Napoli non dimentica

Postati in Uncategorized su 11 febbraio 2012 da blocconapoli

 La pioggia ed il freddo non hanno fermato la volontà di mantenere viva la memoria storica dei napoletani; si è svolto senza problemi e con molte adesioni l’ annuale corteo del comitato 10 Febbraio di Napoli. Circa trecento manifestanti hanno attraversato il centro cittadino da Piazza Trieste e Trento sino a piazza Matteotti, dove la fiaccolata si è conclusa con un breve intervento di un delegato del Comitato. Dato importante è la buona risposta che la manifestazione ho riscontrato nelle istituzioni oltre che tra la gente comune, hanno presenziato, infatti il consigliere comunale Marco Nonno, il consigliere provinciale Giovanni Bellerè, il consigliere regionale Luciano Schifone, presidente del consiglio Provinciale di Napoli Luigi Rispoli e l’ ex senatore Michele Florino. Il dato confortante è la partecipazione ed il trasporto dei Napoletani.Il comitato rinnova l’ invito ai napoletani tutti l’anno prossimo.
Antonio Arzillo
Enrico Tarantino
Gianluca Esposito
Raffaele Barbato
Riccardo Cafaro

ONORE AI MARTIRI DELLE FOIBE

Postati in Uncategorized con i tag , , su 10 febbraio 2012 da blocconapoli

 

Napoli Ricorda

Postati in Uncategorized su 7 febbraio 2012 da blocconapoli

Napoli Ricorda

Brasillach: il est partout

Postati in Uncategorized su 6 febbraio 2012 da blocconapoli

 

Il coraggio è un poeta con la faccia da bambino, gli occhialini rotondi e una sciarpa rossa al collo.

Un poeta, null’altro. A volte le cose sono semplici, molto semplici. E nelle trasvolate dello spirito, nei sentieri ininterrotti del sapere, ci sono compagni di viaggio che ti avevano indicato il cammino all’inizio del percorso compiuto e che inevitabilmente finisci per ritrovarteli lì, davanti. Sempre davanti. Robert Brasillach è così. All’origine, alla nostra origine, c’è lui. Se siamo qui è anche grazie a lui. Eppure, costantemente, finiamo per ritrovarlo avanti a noi. Lui è sempre lì, a dirci cosa siamo, a dare il senso di un’identità, di una scelta, di uno stile di vita. Lui è lì. Lui è dappertutto.

 

In un’epoca che non sa più volere, pensare e costruire nulla di nuovo e che per questo è sempre alla ricerca di anniversari da cannibalizzare per nutrirsi delle carcasse del passato, il centenario della nascita del poeta di Perpignan non ha destato notizia. Non è interessato a nessuno ricordare un poeta fucilato a trentasei anni per aver scritto degli articoli di giornale. Nella vicenda di Robert Brasillach c’è la loro eterna colpa. E’ per questo che tacciono. Altrimenti dovrebbero ricordare cosa significa elevare la faida e il fratricidio al rango di istituzioni etiche. Altrimenti dovrebbero ricordare, come ha scritto Luca Leonello Rimbotti, che «il giudice Mornet, pubblico ministero al processo Laval, era stato, nella magistratura vichysta, attivo presidente della commissione di denaturalizzazione degli ebrei francesi. Per dirne un’altra ancora, Marcel Reboul, procuratore di Stato e commissario del governo provvisorio che chiese e ottenne la condanna a morte di Brasillach, fino a poco tempo prima era stato solerte esecutore della repressione giudiziaria del governo Pétain nei confronti del Maquis, la “resistenza” anti-tedesca. O infine, tra i mille casi di comportamento eticamente degradante dell’antifascismo, si può ricordare quello del generale de Lattre de Tassigny, di stanza nelle colonie francesi: risoluto repressore di quelli che chiamò “traditori gaullisti”, quando questi tentarono in Siria nel 1941 un’insurrezione contro Vichy, lo ritroviamo nel 1944 braccio destro di De Gaulle sotto bandiera americana». Gli aguzzini, si sa, devono compensare la viltà con la ferocia ed è per questo che sono soliti bagnare le loro disinvolte conversioni con piogge di sangue rituale. Fa male ricordare tutto questo. Fa male ricordare un intellettuale giustiziato ignorando le richieste di grazia giunte da personalità come Cocteau, Colette e Claudel, da resistenti come François Mauriac, Jean Paulhan e Albert Camus.

 

Ma in fondo ciò che conta non è nemmeno questo. Un mondo senza vergogna può forse sopportare persino il ricordo dei propri miti di fondazione basati sull’orgia di sangue e lo stupro. C’è tuttavia un altro aspetto della figura di Brasillach che risulta insopportabile all’attuale mafia politico-culturale: il suo sorriso. Brasillach inquieta per la gioia, il vitalismo, l’esuberanza che emana in ogni sua foto, in ogni suo scritto. La freschezza, la delicatezza con qui questo poeta ha immortalato la sua epoca rimangono impresse a fuoco nella storia, e questo è intollerabile per chi considera la giovinezza dello spirito un peccato da redimere. Brasillach dilania il grigio della cultura dominante per il solo fatto di essere esistito, questa è la sua colpa. Egli ha peccato mortalmente, perché ha colto forse meglio di chiunque altro il senso dell’esperienza fascista e ne ha dato un ritratto vivo e perennemente coinvolgente. Un ritratto che è lì, che vive, che non cessa di ispirare chi ancora oggi sogna e vuole un mondo in cui la banalità sia il peggiore dei crimini e l’entusiasmo un’esperienza quotidiana.

 

Le pagine che il poeta di Perpignan ha dedicato al fascismo come “poesia del XX secolo” rimangono in effetti tra le cose più penetranti mai state scritte sull’argomento. « I fanciulli che saranno poi giovani di vent’anni – scriveva Brasillach – apprenderanno con oscura meraviglia questa esaltazione di milioni di uomini, i campi della gioventù, la gloria del passato, le sfilate, le cattedrali di luce, gli eroi pronti alla lotta, l’amicizia tra le gioventù delle nazioni ridestate, José Antonio, il fascismo immenso e rosso […]. Malgrado in questi ultimi mesi abbia così fortemente diffidato dei molti errori del fascismo italiano, del nazionalismo tedesco, del falangismo spagnolo, sono certo che non potrò mai dimenticare il meraviglioso splendore del fascismo universale della mia giovinezza, il fascismo, nostro male del secolo». E altrove, ponendosi un quesito oggi forse ancor più attuale: «E’ un fatto, ma abbiamo sempre trovato grottesco che gli avversari del Fascismo ignorassero completamente la gioia d’esser fascisti; non cercassero neanche di capire da cosa nasceva questa felicità. Gioia che si potrà criticare, dichiarare abominevole o infernale, se preferite, ma sempre gioia». In visita a Venezia incontra una comitiva di Balilla. L’istantanea è illuminante: i bambini «cantano filastrocche infantili che non significano nulla, come in tutti i paesi del mondo. Cantano anche in coro, con voce salmodiante, inni fascisti. Avanguardisti di quindici anni, fascisti di venticinque guidano i greggi ridenti e insegnano loro l’inno di un paese che ha scelto per parola d’ordine: giovinezza!».

 

C’è un’insistenza rivelatrice, in queste citazioni, che si appunta su tutto ciò che è esplosione di vita, poesia, gioventù, gioia. Prima e meglio di tanti storici e politologi, sarà il poeta Brasillach a spiegare al mondo il significato più pieno, autentico e solare di ciò che George Lee Mosse definirà in seguito “nazionalizzazione delle masse”. Ovvero la capacità, da parte del fascismo, di riunire il popolo in una comunità di destino attraverso liturgie politiche mobilitanti. Comunità di destino che, tuttavia, molti interpreti del dopoguerra interpreteranno in senso negativo, brumoso, oscuro, settario, quasi che alla sua base il collante fosse una tetra pulsione di morte. Poveracci.

 

Ma c’è un altro aspetto della vita e dell’opera di Brasillach che oggi appare esemplare e paradigmatico di una certa mentalità vitalista: il fatto, cioè, di vivere la propria epoca a pieno, con curiosità, in una pluralità sorprendente di interessi, in un’inesausta sete di mondo. Brasillach scrive di Corneille e di Giovanna d’Arco, pubblica saggi sull’Alcazar e su Degrelle, parla di teatro e persino di cinema. Nei suoi libri non c’è mai, nemmeno per un minuto, il lamento, la lagna, la nostalgia per i tempi andati, lo scoramento, il pessimismo. C’è, invece, il senso di un’esistenza vissuta in pienezza, a 360 gradi, nello spirito del futurista “uomo moltiplicato”. Se il reazionario guarda il mondo e vorrebbe sempre essere altrove, Brasillach osserva la propria epoca e dice: je suis partout, io sono dappertutto. Al di là di ogni nostalgismo e di ogni commemorazione agiografica, c’è quindi in Brasillach una voce che ci parla ancora oggi, un messaggio che torna, agli esordi del XXI secolo, a dare un senso alla nostra presenza nel mondo. Tale messaggio abbaglia nella sua chiarezza: non concepit l’esistenza se non come esplosione esuberante di gioia, vivete anche i compiti più gravosi con allegria solare e, infine, siate sempre uomini del vostro tempo curiosi di ogni novità.

 

Proprio Je suis partout era il nome del giornale che raccoglieva le migliori intelligenze della Francia non conformista e di cui l’autore de I sette colori diventerà direttore. In pieno fervore antifascista, con l’avvento al potere del Fronte popolare di Blum, la proprietà del giornale ne decise pavidamente la soppressione, ma la redazione finì per continuare le pubblicazioni autotassandosi.«Procedevamo – racconterà Brasillach – in uno stimolante clima di calunnie e di immondezze […]: diventavamo, per i nostri avversari, qualcosa di simile dell’organo del fascismo internazionale. Ma noi sapevamo di essere soprattutto il giornale della nostra amicizia e del nostro amore per la vita».

 

Il fanatismo del suo attaccamento alla causa della giovinezza, tuttavia, non sfocerà mai in una cecità ideologica monolitica e priva di sfumature. Egli combatte la sua battaglia culturale senza mai smettere di farsi domande, senza mai chiudere la porta ai dubbi, tenendo fede alle due sole virtù cui non smetterà mai di credere: fierezza e speranza. Allo scoppio della guerra contro la Germania, Brasillach compie il suo dovere di patriota, andando a combattere un conflitto che considera fratricida. Eppure, a differenza di molti irresponsabili propugnatori della guerra che poi finiranno per darsi alla macchia dopo la prima salva di fucile, lui, il “poeta del fascismo”, a combattere con la divisa delle democrazie occidentali ci va davvero. Riluttante, ma ci va. Dopo la sconfitta, l’internamento e la salita al potere di Pétain, Brasillach riprende la penna per imbarcarsi nell’impresa disperata di salvare il salvabile, mantenere l’unità dei popoli europei e ridare una posizione onorevole alla Francia nel nuovo ordine continentale. Ma gli eventi precipitano. Dopo il ritiro dei tedeschi, i “liberatori” si concedono il consueto baccanale di sangue. Alla notizia dell’arresto dell’anziana madre, il poeta di Perpignan si consegna. Nel carcere di Fresnes si confessa a Jacques Benoist-Méchin, con un tono tra l’ironico e l’amaramente profetico: «Bisogna saper morire giovane. Robert Brasillach a 75 anni che legge con voce tremula le bucoliche greche, mentre riscalda i suoi reumatismi accanto al fuoco. Pensateci sopra. Quale orrore». Il processo, lo abbiamo detto, rientra nella millenaria storia della faida. L’accusa non riesce a dimostrare il coinvolgimento del poeta in un solo fatto violento. Tutto si basa solo ed esclusivamente su articoli di giornale. Alla lettura della sentenza di morte, dal pubblico si leva un grido: «E’ una vergogna». Pallido ma fiero, Brasillach corregge lo spettatore scandalizzato aggiungendo: «No, è un onore». Alle 9.38 del 6 febbraio 1945 viene fucilato dal plotone di esecuzione. Ha solo 36 anni ed è solo un poeta. Ed oggi, lo sentiamo con tutta la nostra joie de vivre, egli è qui. Egli è dappertutto.

 tratto da:http://www.ideodromocasapound.org

Io Ricordo, e tu?!

Postati in Uncategorized su 5 febbraio 2012 da blocconapoli

NON SCORDO!

Postati in Uncategorized su 4 febbraio 2012 da blocconapoli

NON SCORDO!

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.