Karen: un’etnia in lotta da 60 anni

I Karen sono un gruppo etnico di circa 6 milioni di persone, situati 5 milioni circa in Birmania, 500.000 in Thailandia e una piccola minoranza in India. Il gruppo più numeroso, quello della Birmania, combatte dal 1949 il governo interno, che operando direttamente sotto il controllo di quello cinese, ha trasformato la propria terra in un territorio dove il traffico di droga, di organi e la prostituzione sono diventate risorse nazionali.
I Karen hanno da sempre rifiutato questa logica e i facili guadagni che ne derivano. Da allora, il governo centrale ha condotto una sistematica repressione nei loro confronti, che però, si è sempre scontrata con una fierissima resistenza, nonostante la schiacciante sproporzione delle forze in campo.
Originari della Mongolia e del Tibet, i Karen arrivano nei territori che oggi costituiscono la Birmania dopo una lunga migrazione durata duemila anni. I primi abitanti si insediarono addirittura nel 730 a.C. Buona parte della popolazione segue la religione Buddista, una minoranza invece, è cristiana. La lingua parlata è il Karen, molto simile al Birmano.
La Karen National Union è il principale movimento per la liberazione dei Karen. Il Karen National Liberation Army (KNLA) è il braccio armato della Karen National Union e conta circa 8.000 combattenti. Negli ultimi 12 anni, sono stati distrutti più di 3.000 villaggi, milioni di persone hanno perso la loro casa e i morti tra i civili sono stati migliaia. Quando non uccide, il regime fa di peggio: normalmente tortura e mutila i birmani di etnia Karen o li usa come schiavi.
“Molti tra i sopravvissuti Karen non si recano nei centri di soccorso perché temono gli abusi dei soldati” – ha dichiarato ad Asia Time OnLine un testimone –
Alcune comunità Karen del delta hanno chiesto alle autorità birmane di poter distribuire essi stessi i sussidi ai loro anziani, ma il regime ha rifiutato. Secondo Amnesty International, l’esercito birmano sta sequestrando o distruggendo gli stock di alimenti e spara alle squadre di soccorso che portano aiuti ai contadini. L’intento delle forze governative birmane è chiaro: nascondere agli occhi del mondo il dramma indescrivibile della popolazione, per continuare a perpetrare in maniera indisturbata i propri traffici. Un altro fronte in lotta contro la giunta è quello che ha il suo massimo esponente nella figlia del Generale Aung San. Premiata con il Nobel per la Pace nel 1991, Suu Kyi, di etnia Birmana, è attualmente agli arresti domiciliari, dopo che, in seguito alla sua vittoria nelle elezioni politiche, i militari l’hanno dichiarata “pericolosa per l’unità del Paese”.
Il regime birmano, una narcodittatura sostenuta militarmente dalla Cina, intrattiene remunerativi rapporti commerciali con multinazionali europee e statunitensi, interessate allo sfruttamento delle risorse energetiche del Paese.
Alle realizzazioni delle imprese multinazionali “partecipano” anche i Karen, in qualità di moderni schiavi alle dipendenze della giunta di governo: organizzazioni internazionali come la I.L.O. (International Labour Organization) denunciano con le loro risoluzioni il frequente e criminale utilizzo di individui appartenenti alle minoranze etniche come manodopera forzata. Mentre il governo di Rangoon si arricchisce grazie agli ottimi rapporti con le lobby economiche planetarie, grazie al narcotraffico e grazie al supporto militare di India, Cina ed Israele, il Popolo Karen prosegue la sua difficile vita senza cedere di un passo, combattendo per ottenere ciò che gli era stato promesso alla fine del secondo conflitto mondiale: l’autonomia e il rispetto delle proprie tradizioni e identità.
Attualmente, circa duecentomila Karen sono ospitati in campi profughi che il governo thailandese ha allestito lungo il confine con la Birmania, mentre circa mezzo milione di persone vive in precari insediamenti in territorio birmano, sotto la minaccia di incursioni da parte dei militari di Rangoon.
A questi profughi interni va il sostegno di POPOLI.
“Popoli “ è un ‘associazione formatasi nel 2001 con lo scopo di aiutare popoli od etnie, che, in lotta per il mantenimento della propria identità, vivono in condizioni di particolare disagio. Spesso appunto i ragazzi di quest’associazione hanno portato aiuto,soccorso e solidarietà in queste terre spesso distrutte per guerra, malattie o calamità naturali. Questi ragazzi Veronesi aiutano spesso questa popolazione tramite costruzioni di ospedali,medicine,scuole e tutto ciò che possono rendere migliori dei luoghi ormai persi. Non solo in Birmania, ma anche in Palestina questi giovani hanno prestato aiuto alla popolazione locale.
Popoli non è l’unica associazione a dar man forte a questa popolazione: sono numerose infatti le organizzazioni che fanno beneficenza al popolo Karen, tra cui l’associazione culturale Casapound Italia che nel Settembre 2010 ha svolto una missione umanitaria . Sul sito ufficiale o sulla pagina di FaceBook di Gianluca Iannone –presidente di CPI- c’è una sorta di diario che racconta il viaggio tra questa popolazione. Anche in passato Casapound ha svolto dibattiti,conferenze e attaccato manifesti in tutta Italia per sensibilizzare la popolazione su questo delicato argomento. Inoltre CPI con la sua associazione studentesca – Blocco Studentesco- Ha raccolto chili di linguette di alluminio della lattina in tutta Italia, infatti ogni Kilo permette di produrre una protesi per una gamba di un bambino Karen vittima della guerra.
Ovviamente i media e le grandi potenze mondiali non danno grande attenzione alle vicende di questa realtà così lontana dai nostro occhi; ”giustamente” non c’è nulla da guadagnare come in altri casi. Le guerre svolte per una o per un’altra causa, giuste o errate che siano , portano sempre vittime innocenti. Stop all’indecenza, libertà per tutte le popolazioni che combattono per una giusta indipendenza.
KAREN FREEDOM FIGHTERS !

A cura della Redazione del Blocco Studentesco Napoli

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Una risposta a "Karen: un’etnia in lotta da 60 anni"

  1. Raf 24 novembre 2010 / 18:04

    Karen Freedom Fighters!

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