Giù le mani dalla Scuola Pubblica

Il Blocco Studentesco in piazza contro la riforma che apporterebbe i tagli alla scuola pubblica!
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Una risposta a "Giù le mani dalla Scuola Pubblica"

  1. Giuseppe Luca 5 marzo 2011 / 16:49

    GIU’ LE MANI DALLA SCUOLA.
    Giuseppe Luca

    Non vi è dubbio che qualche episodio negativo, riferito dai giornali, possa ridurre l’indice di affidabilità della scuola pubblica del nostro Paese.
    Non è certamente educativo, ad esempio, il comportamento della professoressa che fa scrivere “deficiente” a un alunno, né la storia del sapone in bocca a due studenti, né quella della dirigente scolastica con lo spray urticante.
    Premetto che non ho nulla contro la scuola paritaria in quanto ho sempre difeso la scuola in quanto tale, sia essa pubblica sia paritaria, così come sempre ho stigmatizzato i comportamenti discutibili messi in atto da operatori scolastici statali o no.
    Non mi aspettavamo, però, che il nostro premier, per rivendicare il diritto di ogni famiglia ad avere per i propri figli, un’istruzione libera e paritaria, sferrasse un attacco, anche se indiretto, alla scuola di Stato, affermando, in definitiva, che la scuola pubblica non educa.
    Pensavo veramente che, considerato l’alone negativo sull’esemplarità del suo comportamento, (anche se, ancora, abbondantemente mediatico e, tutto da dimostrare nelle sedi opportune) avrebbe taciuto sulla scuola o avrebbe solamente sfiorato l’argomento, invece, ne ha parlato senza badare che, nella sua qualità di Capo del Governo, le sue affermazioni sarebbero state oggetto di interpretazione e di personalizzazione,di cattivo esempio anche per gli studenti e che avrebbero avuto una ricaduta negativa sull’immagine delle istituzioni e su tutto il personale scolastico.
    La scuola pubblica appartiene allo Stato e il Presidente del Consiglio non può individuare lo Stato come un nemico.
    Ho più volte evidenziato la mia preoccupazione costatando come spesso non s’interviene nei confronti degli studenti che attaccano i loro professori o che occupano arbitrariamente le aule interrompendo un pubblico servizio o dei docenti che deliberano, in sede collegiale, cioè in sede tecnica, contro le leggi dello Stato e dei dirigenti che avallano tali comportamenti.
    Le parole del Premier, lo dico con sconforto, renderanno questo lavoro ancora più difficile perché ognuno si potrebbe sentire autorizzato a rifiutare qualunque disposizione dello Stato – nemico.
    Le parole del Premier, ancora, offendono i numerosi operatori scolastici che ogni giorno, lavorando in condizioni spesso difficilissime per i continui tagli alle risorse umane, economiche e strutturali, contribuiscono a elevare l’immagine dell’Italia a volte offuscata da discutibili comportamenti di chi governa.
    La scuola pubblica é la spina dorsale del nostro sistema educativo, rappresenta un valore irrinunciabile che, perciò, deve essere salvaguardato da tutti e specialmente da chi governa.
    Il Presidente del Consiglio, perciò, non può e non deve scagliarsi contro un pilastro del suo Paese, quello pedagogico, che, per quanto in un momento difficile, non merita certamente una così sprezzante valutazione.
    Se la “pallottola” parte e ferisce il cuore, poco conforta la chiarificazione che il Presidente stesso ha sentito di fare senza, però, abbandonare la sua vena polemica
    Ne prendo atto senza, però, entrare nel merito della mancanza di coinvolgimento e condivisione della riforma che rischierebbe di cambiare nell’ipotesi di un nuovo governo, ma vogliamo dire al Presidente che la mia riflessione sul suo discorso pronunziato durante il Congresso “Cristiano-Riformista”, non è scaturita certamente da una ricerca di polemiche infondate, strumentali e pretestuose ma solamente dalla preoccupazione che, spesso, la parola ferisce più della spada.

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