Un Giorno della mia Vita – Parte 1

“‘Lezioni di gaelico’ lo dissi ancora. Suonava alquanto strano. Ma infine lo era, strano, considerando che significava star fermi in piedi di fronte alla cella ascoltando il tuo compagno, l’insegnante, che urlava il più forte possibile la lezione del giorno dall’altra parte dell’ala, non appena gli sbirri se n’erano andati per la cena o per il tè.”

5 Maggio 1981 – muore dopo 66 giorni di sciopero della fame Roibeard Gearóid Ó Seachnasaigh, Robert Gerard Sands meglio conosciuto come Bobby Sands. Età: 27 anni. Bobby fu rinchiuso in prigione per la prima volta nel 1972, all’età di diciotto anni, appena dopo aver aderito all’IRA, l’armata repubblicana irlandese. Fu imprigionato con l’accusa di possesso di armi, rinvenute nell’abitazione della sua famiglia, fino al 1976 senza ricevere un processo.

Bobby Sands non ha mai frequentato l’università, appena lasciata la scuola diventa apprendista capo cantiere ma è costretto ad abbandonare il suo lavoro a causa delle costanti minacce dei lealisti. Non è la prima volta: cresciuto in un quartiere di lealisti protestanti Bobby e la sua famiglia di origini cattoliche hanno da sempre subito costanti minacce.

Sono passati 820 anni da quando il primo inglese, Enrico II d’Inghilterra, varcò il territorio irlandese e ne divenne sovrano grazie al potere conferitogli da Papa Adriano IV. L’insediamento dello straniero causò la distruzione della maggior parte delle antiche infrastrutture irlandesi in particolare durante il XVII secolo. I primi secoli d’occupazione non furono violenti, inglesi e scozzesi si integrarono al punto tale da causare l’intervento della Corona che, per riprendere il controllo della situazione, introdusse lo Statuto di Kilkenny. La discriminazione del popolo irlandese venne così introdotta legittimamente poiché non era presente naturalmente. Senza odio non c’é scontro e senza scontro non c’è controllo.

Come l’avvento del cristianesimo non ha causato la totale distruzione dei simboli pagani (per esempio le croci celtiche nei cimiteri e nelle chiese oppure l’immagine della divinità pagana Sheela, raffigurata nuda con le gambe divaricate intenta a fertilizzare con il proprio liquido il suolo), così il popolo irlandese ha integrato quello inglese mantenendo le proprie tradizioni e i fondamenti della propria cultura nonostante si trattasse dell’invasore, dimostrando così la propria naturale superiorità.
La faida, lo scontro tra famiglie appartenenti a due razze diverse, quella d’origine e quella dell’invasore, conviventi pacificamente per due, tre secoli, venne quindi cominciata dall’Inghilterra, o meglio, dalla Corona, per garantire il proprio controllo. Con i trattati di Kilkenny la Corona ordina al proprio popolo di discriminare gli irlandesi, di allontanarsi dalle loro donne, di eliminare ogni contatto o scambio con le loro tradizioni e la loro cultura perché inferiori, perché appartenenti al popolo sconfitto, anche laddove una vera e propria sconfitta in campo, una sconfitta armata, non era ancora avvenuta.

Ci sono degli episodi nella storia che ci mostrano la strada, come se alcuni uomini anche se distanti secoli e millenni gli uni dagli altri abbiano incontrato ad un certo punto nelle loro vie uno sbocco verso la via della Vittoria, una Vittoria non segnata dal sangue, dove forza e superiorità non ebbero bisogno di essere provate con le armi ma vennero riconosciute tacitamente e accettate come stato di cose imprescindibile.

Bobby Sands, 300 anni dopo, è un ennesimo ingranaggio del meccanismo innestato allora, un meccanismo che ha piantato radici profonde nel cuore delle madri, delle sorelle, dei figli e dei padri che di generazione in generazione hanno perso i propri cari a causa di un conflitto causato da un invasore affinché il proprio controllo potesse essere garantito.

Bobby non ha il diritto di essere ciò che è, un irlandese che vive nella propria terra e partecipa alla sua storia politica e sociale; non solo non ha il diritto di rendere la propria lingua quella ufficiale ma non ne ha nemmeno più quello di impararla. Bobby, come molti giovani irlandesi che hanno partecipato alla lotta per la liberazione dal popolo invasore, non ha avuto scelta, come rinunciare allo scontro contro coloro che perseguitano e che rubano la libertà di essere ciò che si è al popolo che per primo fece dell’Irlanda la propria terra e ne costituì con essa lo spirito?

Leda Bubola

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