NAPOLI , Fiaccolata per ricordare i Martiri delle foibe

Napoli: Nel pomeriggio del 10/02/2011 Blocco Studentesco e l’ass. “H.M.O.” hanno sfilato alla testa di 200 persone per le vie del centro di Napoli per ricordare i martiri delle foibe. La fiaccolata, partita da pazza Trieste e Trento ha attraversato il cuore della città per raggiungere la piazza della posta centrale, dove schierati innanzi alla provincia illuninata dal tricolore, sono stati ricordati i 20.000 italiani uccisi dai partigiani comunisti di Tito e gli oltre 350.000 esuli costretti ad abbandonare le loro case semplicemente perchè italiani.

Nella mattinata di ieri nei licei “Carlo Miranda” di Frattamaggiore e ai “Salesiani Vomero” Blocco Studentesco ha organizzato una serie di conferenze per dar luce ad uno dei momenti più bui della storia nazionale, sottolineando come la strategia titina fu quella di slavizzare le terre irredente eliminando non solo personalità legate al PNF, ma ufficiali e funzionari pubblici , parte dell’alta dirigenza italiana contraria al comunismo ma anche e soprattutto semplici cittadini di lingua e cultura italiana. In ricordo di questo massacro lo Stato ha reso onore a quei caduti istituendo , nel 2004, il giorno del Ricordo.

Un Giorno della mia vita – Parte 3

“Lo sbirro che mi aveva appena parlato era ‘A- ’. Era senza cuore, astuto e intelligente quando la questione era picchiare uomini nudi. Non c’erano attacchi fisici da parte sua. Tutto puramente psicologico e trucchi astuti.. era dentro un costante ego-trip, ma alla fine non erano tutti così una volta indossata l’uniforme nera con i bottoni scintillanti e aver impugnato il manganello e la pistola?” Aprile 1916 – James Connolly fu il tredicesimo dei partecipanti irlandesi dell‘Easter Rasing ad essere fucilato nella cortile di Kilmainham jail a Dublino, era ferito gravemente e fu fatto sedere, bendato e fucilato come gli altri dodici camerati che poco prima avevano subito lo stesso destino. Quando la notizia di una tale barbarie si diffuse all’esterno dei muri della prigione, allora, la gente irlandese cominciò a cambiare o pinione e a considerare forse la violenza come unica possibilità di reazione ad una situazione che stavano subendo da troppo tempo. In quel momento il re d’Inghilterra prese posizione contro queste atrocità decidendo lo stop delle esecuzioni. Egli stesso poi non permise che De Valera, cittadino americano, uno dei più ferventi partecipanti dell’Easter Rising, subisse lo stesso destino, avrebbe potuto mettere in discussione l’alleanza con gli Stati Uniti sulla quale l’Inghilterra contava in un periodo così delicato come l’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Tutto calcolato, tutto motivato da interessi ben altro che umanitari. Non c’era tempo né spazio per i discorsi o per le risoluzioni pacifiche, non ci si poteva sottrarre perché ciò significava arrendersi e subire, Bobby e i suoi camerati non possono più neanche ribellarsi fisicamente perché sono rinchiusi, torturati, appena sfamati, sono sottoposti a torture costanti. Il popolo irlande se non ha mai avuto scelta, o soccombere o combattere e combattere significò per Bobby perdere la propria vita per difendere il proprio diritto di esistere libero nella propria nazione. E noi oggi, noi abbiamo veramente una scelta? Oppure non si tratta di nient’altro che di una finta scelta, non si tratta forse di un’astuzia moderna? Di un’ennesima arma letale, quella di farci credere in una libertà che non esiste, di farci avere dei diritti fittizi, dei segni di umanità laddove, dietro il palcoscenico, questi diritti e questa libertà sono invece infranti e a noi sottratti ogni giorno. Forse qualcuno gioca con la nostra stessa intelligenza, con la nostra capacità di articolare riflessioni e analizzare la realtà, qualcuno omette informazioni o ci dirige verso uno stato di quiete o di ribellione entrambi necessari a mantenere la situazione stabile in un’apparenza di cambiamento in atto. Guarda te stesso oggi e ricorda che solo trent’anni fa in Irlanda Bobby stava morendo di fame per rivendicare il proprio diritto di essere libero. Ma non t’accorgi che la tua libertà fatta di dolcetti a portata di mano in realtà è una droga per assopire il tuo desiderio di vera libertà? Dovremmo forse organizzare uno sciopero della fame collettivo per ricordare a noi stessi e agli altri la verità del nostro corpo, dei suoi bisogni fisici e spirituali? Sono sempre più convinta che sì, ci manca il sudore sulla fronte, il dolore nei muscoli, la fame e la sete, nessuno sa più cosa vuol dire vivere, nessuno sa più cosa vuol dire provare dolore, l’importanza di provare dolore, il senso che dà alle cose e alla vita, l’altra faccia della medaglia della gioia. Per ricordare Bobby Sand ma anche tutti gli uomini e le donne che nella storia sono morti in nome della Verità. “Come sarà fra sei mesi? Sarò vivo fra un anno? Solevo preoccuparmi di ciò, rigirando questo pensiero per ore nella mia mente. Ma non più! Perché è l’unica cosa che possono farmi ancora: uccidermi! Lo so già da un po’ e Dio sa che non è per mancanza di tentativi che non ci sono ancora riusciti con qualcuno di noi! Ma sono determinato a non arrendermi mai. Possono fare ciò che vogliono con me ma non mi inginocchierò mai né gli permetterò di criminalizzarmi. Lo trovo sorprendente ascoltarmi dichiarare di essere pronto a morire piuttosto che soccombere alla tortura opprimente e so che non sono da solo, che molti dei miei camerati hanno nel cuore lo stesso sentimento. E pensai ai miei camerati deceduti. I miei amici che stettero al mio fianco un giorno e morirono quello dopo. Ragazzi e ragazze come me, nati e cresciuti nel ghetto nazionalista di Belfast per essere assassinati da soldati stranieri e fortunati teppisti settari. Quanti di loro sono stati ammazzati attraverso il territorio delle sei province occupate. Troppi! Un ragazzo e una ragazza erano già troppi! Quanti irlandesi moriranno ancora? Quante vite saranno perse ancora prima che gli inglesi decidano di averne assassinati abbastanza e saranno forzati ad abbandonare l’Irlanda per sempre? Dentro e fuori la prigione è sempre stato lo stesso – l’oppressione incalza da tutte le parti. In ogni angolo di strada figura un soldato britannico, ogni strada avendo subito la sua porzione di sofferenza e dolore. Ero orgoglioso di star resistendo, di star combattendo. Non potevano sconfiggerci fuori; ci stanno torturando senza pietà dentro i loro buchi d’inferno e hanno fallito di sconfiggerci ancora. Ero spaventato ma sapevo che non mi sarei mai arreso.”

Un Giorno della mia Vita – Parte 2

“Chi, tra coloro che si definiscono filantropi e che poi hanno mantenuto il loro silenzio riguardo agli H-Blocks, chi, tra di loro, ha poi messo un nome su questo tipo di umiliazione, quando uomini sono forzati dall’estrema tortura al punto da intraprendere uno sciopero dello sporco per denunciare l’inumanità con la quale sono trattati!”

La dirty protest e la blanket protest furono organizzate dai membri dell’IRA per riottenere lo statuto di prigionieri politici che era stato abolito dagli inglesi dopo il 1’ marzo del 1976.
Come succede ancora oggi in tutto il mondo ciò che viene riportato dai notiziari è ciò di cui le persone prendono atto e denunciano o meno in base a come la notizia è riportata e all’interesse del principale partito politico e degli uomini di potere di quella particolare nazione.
Sembra che da secoli ci sia una tendenza che accomuna uomini di potere, politici o intellettuali di popoli e culture diverse, e questa tendenza si chiama ipocrisia. Ci sono dei valori, delle aspirazioni a cui ogni uomo, per il fatto di essere uomo e non animale, è portato a desiderare, ma c’è anche una grande incapacità ad ammettere la forza opposta a queste aspirazioni e desideri, quella forza animalesca che ci dirige verso la sopraffazione e il raggiungimento di obbiettivi egoisti.
Da questo conflitto irrisolto nasce l’ipocrisia che accomuna uomini di diverse razze, culture e religioni sulla base della loro incapacità ad ammettere agli altri ma soprattutto a se stessi l’infondatezza delle loro idee e l’artificiosità di discorsi che dietro a finte profondità politiche, filosofiche o esistenziali nascondono tendenze narcisiste e desideri di seduzione.
Questi uomini da sempre esistiti, poiché tendenze di questo tipo sono naturali tanto quelle che corrono nella direzione opposta, erano presenti sulla scena politica o storica 1000 come 40 anni fa come oggi stesso, questi uomini sono gli stessi che parlavano di umanitarismo negli anni settanta in Irlanda, gli uomini a cui Bobby fa riferimento nel passo appena riportato e che pur consapevoli di quello che stava succedendo negli H-Block della prigione di Long Kesh a Belfast rimangono a tacere per convenienza e per paura di mettere a rischio gli equilibri anglo-irlandesi stabiliti a tavolino da politici e uomini di potere.
La situazione non è così semplice, c’è chi tra gli irlandesi è stanco delle centinaia di anni di sangue sparso per le strade, il sangue dei propri figli, delle future generazioni. Sangue irlandese e non, come quello di famiglie britanniche ormai emigrate 300 o più anni fa e che considerano questa terra loro tanto quanto le famiglie irlandesi. La situazioni non è così semplice. Non si possono tracciare confini, definire le parti, prendere una posizione netta quando all’interno della propria famiglia ci sono membri sia protestanti che cattolici.Non per questo però, perché la situazione è difficile, non si può trovare un obbiettivo comune e questo dev’essere quello della chiarezza e della verità, una verità che non può certo essere riassunta in una frase e nemmeno in un libro ma dev’essere soddisfatta da una continua ricerca e analisi che colga gli infiniti punti di vista di cui la realtà è costituita.
C’è qualcosa che colpisce profondamente riguardo a Bobby Sand, un ragazzo irlandese di soli 27 anni che ha speso la maggior parte della sua vita, nove anni, in prigione, con l’accusa di ribellarsi ad una situazione che non ha altra soluzione se non quella della risposta violenta perché è proprio questa soluzione che è stata disegnata dai trattati di Kilkenny e che gli inglese auspicano per garantire il loro controllo su un territorio che non gli appartiene.
Gli inglesi vogliono i ribelli, vogliono imprigionarli e picchiarli, torturarli, condannarli a morte, vogliono sottometterli ben consapevoli che questa è l’unica arma per rubare la libertà alle persone, libertà che è motore della vita. Se potessero li metterebbero tutti a morte se questo fosse ancora accettato negli anni sessanta ma non lo è più, o almeno non lo è più apertamente a causa dell’ondata di politicamente corretto dietro alla quale oggi si nascondo i più grandi orrori perpetrati contro il genere umano in favore di obbiettivi che permettono la ricchezza di un gruppo ristretto di persone.

Leda Bubola
Rivoltoso a Belfast