Democrazia e privilegio

Il Fascismo non è stato solamente un fenomeno italiano con effetti limitati alla nostra penisola, ma una spinta politica e spirituale che ha ispirato l’intero continente. Queste parole infatti, sono proprio di un fascista spagnolo, Ramiro Ledesma Ramos, uno dei fondatori delle Juntas de Ofensiva Nacional-Sindicalista ed in seguito esponente della Falange in Spagna:

“Tagliate tutti i ponti con le illusioni internazionaliste, con quelle liberal-borghesi e con il parlamentarismo. Dovreste sapere che, in fondo, queste non sono che le bandiere dei privilegiati, dei grandi proprietari terrieri e dei banchieri, perché tutta questa gente è internazionale quanto il loro denaro ed i loro commerci. Liberali, perché la libertà permette loro di edificare come un feudo il loro grande potere contro lo Stato Nazionale del Popolo. Parlamentaristi perché la macchina elettorale è nelle loro stesse mani: la stampa, la radio, gli incontri e la propaganda”.

Queste parole sono valide ancora oggi, aldilà di confini e differenze fra le varie situazioni locali: in Spagna come in Italia, in Europa come in qualsiasi altro angolo del mondo la democrazia risulta essere una marionetta i cui fili sono tirati dagli stessi che gestiscono il capitale. Vediamo un po’ con quali presupposti giuridici la democrazia riesce a funzionare da specchietto per le allodole qui in da noi, frustrando le individualità eccellenti per virtù e favorendo invece i privilegiati per censo.

Premettendo che in qualunque codificazione della volontà politica ogni norma si incastra con le altre come se fosse un mattone in un muro e non si può decontestualizzare in maniera scriteriata, va fatto notare che nell’attuale costituzione italiana è previsto un articolo (il terzo) il cui scopo è quello di equiparare a livello sociale tutti i cittadini. Precisamente, al suo secondo comma recita “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”.
Questo comma è di fatto una dichiarazione di intenti di quelli che erano i fini politici di una delle componenti della costituente, quella dei socialisti e dei comunisti.
Sempre nel testo costituzionale, nell’articolo 41 dove si afferma che l’iniziativa economica è libera, e gli unici limiti sono quelli della sicurezza, non contrarietà all’utilità sociale e dignità umana. Questa era la dichiarazione di intenti dei fini politici dell’altra grossa componente dell’antifascismo, i liberali.
Non è affatto previsto nei fini politici della Decisione Fondamentale presa anche da comunisti e socialisti la “lotta di classe” per impedire la continua accumulazione di capitale e di mezzi di produzione da parte dei capitalisti. Questa sorta di rivoluzione monca è in altri termini bilanciamento reciproco di interessi di dottrine antitetiche, con il risultato di avere un sistema in cui tutti saremmo politicamente uguali, ma con la possibilità per alcuni di sfruttare il loro oro, e non le virtù, per poter emergere sui loro pari in maniera scorretta.
Questa possibilità trova il suo fondamento nelle leggi 195/74, 659/81 e 2/97; queste leggi permettono al cittadino abbiente (ed abbiente significa solo danaroso, non migliore degli altri!) il finanziamento alla politica, previa dichiarazione congiunta di erogante e ricevente. Finanziare o acquistare –ma questo nei limiti consentiti dalla legge- mezzi di informazione che perorino la propria causa politica, finanziare una campagna a beneficio della propria reputazione ed influenza come attività sportive o anche, paradossalmente, fini sociali sono prerogative del privilegiato. Il cittadino non abbiente non ha altra possibilità di finanziare un partito politico se non tramite l’intermediario pubblico, vale a dire il dispositivo di finanziamento ai partiti che funziona per conteggio dei voti e che quindi vede favoriti quei partiti che a dispetto dei programmi redatti riescono maggiormente a pubblicizzare se stessi, ovviamente proprio col finanziamento di cittadini abbienti che all’interno del partito hanno un peso specifico infinitamente maggiore del povero disgraziato che è solo un elettore o militante; inoltre il cittadino che non è economicamente privilegiato non ha la possibilità di interagire come il ricco con i mezzi di informazione , semmai ne è spettatore, e non ha possibilità di propagandare il proprio pensiero se non in forma privata, in maniera poco efficace rispetto a chi può comprare spazi e pubblicità (anche su internet, quindi le innovazioni tecnologiche non mutano granché questo scenario preparato nel dopoguerra).

Senza il potere culturale e senza il potere economico l’uguaglianza è sì promessa dallo stato antifascista, tramite normative-palliativi, ma per puro formalismo perché vediamo che ad un livello sostanziale l’uguaglianza è approssimata solo al giorno del voto.

Le parole di Ledesma Ramos ci invitano all’alternativa a quest’aborto, ci invitano a non puntare sul cavallo dell’internazionalismo o sulla rappresentanza democratica; il nostro vero grande riferimento deve essere lo Stato Nazionale, lo Stato del Popolo, poiché in esso ogni uomo può far valere se stesso tramite le proprie doti caratteriali, capacità di guida, predisposizione alla gestione delle risorse limitate della collettività. Il partito è l’avanguardia del Popolo, non l’ufficio legiferativo di quella parte di popolazione che può permetterselo; il partito la summa di tutte le risorse della Nazione, e non la mera faccia di una di esse. Fascismo non è la Destra e basta, e non è nemmeno solo Sinistra. Fascismo è Popolo nella sua totalità.

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