Approfondimento sulla questione siriana di Giuseppe del Blocco Studentesco Napoli

Il Conflitto Siriano.

In Siria, da due anni a questa parte, è in corso una cruenta guerra civile. Le ultime stime ONU parlano di oltre 100.000 morti, 4 milioni di sfollati all’interno del paese e quasi 2 milioni di profughi fuggiti all’estero, per lo più nei paesi limitrofi come Giordania, Turchia, Iraq e soprattutto Libano.
I due blocchi principali che si affrontano sul territorio sono le Forze Armate Siriane, al comando del Presidente della Siria Bashar Al-Assad, e l’Esercito Siriano Libero (ESL), i cosiddetti “Ribelli”, al comando del Consiglio Nazionale Siriano (CNS, residente in Istanbul).
Il conflitto ha inizio il 15 Marzo 2011, a Daraa, con delle manifestazioni di piazza contro il presidente in carica e il partito Baathista di cui è espressione, in piena “Primavera Araba”. I pacifici e democratici manifestanti, così descritti dalla stampa occidentale, danno fuoco al tribunale e alle stazioni di polizia. Saccheggiano la residenza del governatore e incendiano altri edifici pubblici.
Tra Homs, altro focolaio della resistenza antigovernativa, e Daara vengono uccisi circa 110 agenti di polizia. Queste bande armate terrorizzano la popolazione, attaccano quartieri e basi militari per gettare nel caos le città della “rivolta”.
Ad Hama, i media nostrani parleranno di una manifestazione oceanica con 500 mila partecipanti. Ma Hama è una piccola città: compresa la provincia e le aree circostanti fa fatica a toccare quella cifra. Testimoni parleranno invece di 10 o 20 mila manifestanti, riuniti in piazza come ogni venerdì all’uscita della moschea. Un video che gira su youtube mostra un poliziotto impiccato e mutilato dopo la morte.
A Baniyas un camionista alawita (setta Sciita dell’Islam) viene aggredito dalla folla armata, scorticato vivo e portato in giro per la città.
Queste sono le prime avvisaglie della guerra. Ma chi sono, in realtà, queste persone?

Per capirlo bisogna analizzare la società siriana e il complesso substrato culturale che la compone.
La Siria è stata teatro di numerose conquiste e invasioni, nella sua lunga storia. Egiziani, Babilonesi, Seleucidi, Romani, Arabi, Mongoli, Turchi Ottomani. Damasco è la città più antica del mondo, abitata in modo continuativo, insieme a Gerico. La punta di diamante di una fiorente e variegata civiltà.
Nel 1946, la Siria riuscì a ottenere l’indipendenza dal dominio francese. Nel 1963, il partito panarabo Ba’th s’impadronì del potere con un colpo di stato.
Un partito laico, social nazionale, che tutt’oggi governa il paese.
Ciò nonostante, la società Siriana è fortemente divisa dal punto di vista religioso e tribale. Sotto l’egida del Ba’th, con Hafiz al-Assad prima e Bashar al-Assad poi, hanno convissuto Drusi e Alawiti (Sciiti, il 13% della popolazione) con Sunniti (il 74%) e Cristiani di tutte le confessioni (il 10%).
Se la costituzione prevede un Presidente di fede Islamica (la famiglia Al Assad è alawita), la Siria è uno stato laico ed è garantita la libertà dei culti religiosi.

Tornando alla guerra civile, L’Esercito Siriano Libero è composto dagli oppositori armati, tra cui disertori delle forze armate e volontari. Ma non è il solo attore della lotta.
Esso condivide mezzi e soldati con il Fronte Islamico Siriano di Liberazione, coalizione di brigate islamiste di fede sunnita che conta circa la metà degli aderenti alla rivolta. Una delle brigate più importanti, appartenente anche all’ESL, è la brigata Farouq. Considerati dagli americani “Islamisti moderati”, sono stati coinvolti in torture e processi farsa. Il comandante della brigata, Abu Sakkar, è famoso per il filmato che lo ritrae mentre strappa il cuore di un soldato deceduto e lo addenta, dichiara morte ai “porci sciiti” e chiede a chi guarda di nutrirsi dei loro cuori, di terrorizzarli e massacrarli.
Lo stesso Consiglio Nazionale Siriano è composto da membri della Fratellanza Musulmana, che operano anche sul territorio a capo di alcune brigate dell’ELS, ovvero fondamentalisti islamici di matrice Salafita. Il movimento fu già protagonista di una guerra terroristica nei confronti di Hafiz al-Assad negli anni 80, che culminò con il “massacro di Hama” del 1982. Un bombardamento particolarmente sanguinoso, compiuto ad opera dei Fratelli Musulmani, fu quello di Azbakiyeh a Damasco, in cui perirono 175 civili e che causò centinaia di feriti.
Molti dei volontari dell’ESL e del FISL, inoltre, sono stranieri provenienti da Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Giordania, Egitto, Tunisia, Libia e perfino Cecenia, giunti per combattere una guerra di religione contro le minoranze Sciite del paese. I villaggi cristiani non vengono risparmiati: a Maalula, per esempio, i ribelli bruciano una chiesa e impongono la conversione all’Islam. Dopodichè applicano la Shari’a, la legge coranica, e dichiarano che il villaggio entra a far parte del nuovo Emirato Islamico della Siria.
C’è un terzo fronte, molto forte, schierato con la resistenza. Il Fronte di Al-Nusra.
Si tratta di una cellula di Al-Qaeda, la nota organizzazione terroristica, che combatte le Forze Armate Siriane nella guerra civile. Ha reclamato 57, su 70, attacchi suicidi avvenuti fino al Giugno 2013. Sono Jihadisti finanziati dall’Arabia Saudita, appartenenti alla setta Wahabita. I primi, e forse gli unici, ad usare il gas Sarin durante il conflitto.
Queste sono le forze in campo, armate e sostenute apertamente dagli Stati Uniti e dagli altri paesi arabi. Per la propaganda dei Media, patrioti pacifici che chiedono democrazia e combattono contro la tirannia di Assad. Un dittatore spietato, un nuovo Hitler a detta del ministro degli esteri americano Kerry.
In realtà, il Presidente della Siria è molto diverso da come viene dipinto.

Prima di Bashar, il partito Ba’ath era costituzionalmente l’unico partito che potesse governare il paese. Il padre, Hafiz, incluse la possibilità di operare all’interno di altri partiti, purché questi sposassero le radici socialiste e nazionaliste del Ba’ath. Lo chiamò il Fronte Nazionale Progressista, ed entrarono a farne parte il Partito Comunista Siriano, vari partiti socialisti e democratici, e infine il partito Socialista Nazionale Siriano (SSNP), che si potrebbe definire di “estrema destra” e sposava il sogno della “Grande Siria”.
Si parla tanto del CNS come fosse l’unione di tutte le opposizioni al governo, le uniche possibili. Come se Bashar Al-Assad avesse messo fuori legge qualsiasi opposizione interna. Ma è esattamente il contrario.
Proprio durante la Primavera Araba, il Presidente promulgò una serie di leggi e cambiò la costituzione. Da allora, il Ba’ath non è più l’unico partito guida del paese e altri partiti sono liberi di nascere e operare al di fuori del Fronte Nazionale Progressista.
Quando nel 2012 si svolsero le elezioni, infatti, si ebbe il primo vero scontro elettorale tra partiti e fronti avversi. Da una parte il FNP, vincitore con il Ba’ath in testa, dall’altro il Fronte Popolare per il Cambiamento e la Liberazione, al cui interno c’erano il Partito della Volontà del Popolo e l’SSNP. Infine i restanti partiti, di cui ben 9 nuovi e nati in seguito alle riforme.
Lo stesso creatore del Fronte Popolare, Qadri Jamil, ha condannato qualsiasi ingerenza esterna nella crisi siriana.
Dal punto di vista economico Bashar Al Assad, in 10 anni di governo, ha quadruplicato il PIL della Siria grazie a delle sostanziali riforme di apertura agli investitori stranieri. Da 15 miliardi di dollari, il PIL è salito a circa 60 miliardi nel 2010. Inoltre la disoccupazione della Siria, sotto il governo di Assad, si è più che dimezzata scendendo dal 20% nel 2000 all’8,3% nel 2010 (in Italia è al 12%).
La Banca Centrale della Siria è di proprietà dello Stato e non dipende da nessuno. La Siria non ha debiti col Fondo Monetario Internazionale, ha grandi riserve di gas naturali e una modesta quantità di petrolio. Si oppone inequivocabilmente a Israele e al Sionismo, è l’ultimo stato secolare dell’Islam in Medio Oriente, ha delle connotazioni culturali e identitarie molto forti che cerca in tutti i modi di proteggere.

Perché i cittadini Siriani dovrebbero ribellarsi a un riformatore che ha migliorato le condizioni di vita del suo popolo, e che ha aperto molto più che in passato?

Adesso, siamo a una possibile svolta. Dopo un braccio di ferro tra U.S.A e Russia, che ha interessi importanti nella regione dal punto di vista geopolitico, economico e militare, si aspetta una decisione da parte di Obama. Damasco ha acconsentito alla richiesta di affidamento delle sue Armi Chimiche nelle mani della Russia, perché siano messe sotto osservazione internazionale. In cambio, però, pretende l’annullamento dell’attacco militare americano.
Ricordiamo che gli U.S.A avevano avanzato la stessa proposta, un ultimatum prima di procedere al piano stabilito. Nel frattempo, il Mediterraneo si riempie di navi e sottomarini. Finanche l’incrociatore russo, la Moskova.
Quale che sia la conclusione, non c’è dubbio sulle parti.
Il Blocco Studentesco sta con Assad, con lo stato sovrano della Siria. Contro il terrorismo e il fondamentalismo, contro Al-Qaeda e l’imperialismo ipocrita di Francia e Stati Uniti.

di Giuseppe del Blocco Studentesco Napoli

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