Vesti la rivolta

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Rivolte in Ucraina: L’intervista del BS Napoli a un nazionalista ucraino

Nei mesi appena trascorsi si è assistito di frequente ad una serie di manifestazioni, più o meno organizzate, mosse dal senso di insoddisfazione generale contro le sempre maggiori pressioni esercitate dai poteri forti ai danni della popolazione il cui impatto mediatico è stato estremamente significativo. E’ accaduto all’interno dei nostri confini nazionali, mentre anche in altre nazioni altri cittadini stanchi ed oppressi tentavano di far valere le proprie ragioni. E’ il caso dell’Ucraina in cui ormai, già dagli ultimi giorni dello scorso novembre, il clima è molto teso. Non è semplice ricevere notizie che possano dipingere chiaramente quanto sta accadendo, ed per questo motivo che abbiamo ritenuto opportuno porre alcune domande ad un nostro militante originario del Paese.

– Poche o quasi nulle sono le notizie trasmesse dai tg nazionali circa la situazione all’interno del paese. Andando in ordine, quali sono le reali motivazioni della rivolta?

In primis c’è da dire che la rivolta è iniziata già lo scorso 21 novembre come manifestazione pacifica svoltasi al centro di Kiev. Causa scatenante è stata l’interruzione del processo di preparazione per la firma dell’accordo di associazione con l’UE. Facile immaginare quanto questa sia solamente stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Vero motore della rivolta è il malcontento della popolazione ucraina, da tempo oppressa e martoriata da un governo illegittimo e corrotto il cui unico interesse è il denaro, ovviamente sottratto al paese.

– Ciascun formazione politica presente nel paese avrà assunto proprie posizioni. Potresti illustrarci il quadro generale?

Le diverse anime presenti attualmente in piazza a Kiev sono legate da un filo conduttore che risiede nell’intento principale della rivolta: la caduta dell’attuale governo. L’unica effettiva divisione che si può notare è quella tra i patrioti filoeuropeisti (di matrice moderata) con a capo i 3 partiti di opposizione (Svoboda, Udar, Batkivshchyna) ed i nazionalisti (più radicali). E’ questa formazione, chiamata Pravij Sector, (che tradotto significa il settore di destra) che vede in questa manifestazione la possibilità di una vera e propria rivoluzione per l’Ucraina e che, non in ultimo, guarda con occhio molto critico l’UE e le sue politiche economiche. Questi ultimi sono i più attivi dal momento in cui, ormai già dal 19 gennaio, si sono inasprite le tensioni.

– Hai fatto riferimento a due diverse date. La prima è quella del 21 novembre, in cui c’è stata la manifestazione pacifica al centro di Kiev, mentre la seconda, quella del 19 gennaio, vede le tensioni inasprirsi. Cosa ha fatto in modo che la manifestazione cambiasse rotta?

E’ stato un continuo susseguirsi di repressioni contro i manifestanti pacifici, ma ad inasprire gli animi sicuramente ha concorso l’attuazione delle leggi repressive del 16 gennaio che violano molti diritti dei cittadini. Sicuramente la notizia dell’ entrata in vigore di queste leggi è stata la scintilla che ha spinto i manifestanti fino a questo punto.

– Quali sono state le reazioni della classe politica dirigente del paese?

Già a partire dal 20 febbraio il presidente dell’ Ucraina (Viktor Yanukovich) si è dichiarato pronto a discutere con i manifestanti ed ha dichiarato di voler formare una commissione formata dai rappresentanti della amministrazione del presidente e alcuni rappresentanti dell’ opposizione per creare un tavolo di trattative con i manifestanti. Il compito della formazione di questo gruppo è stato assegnato a Andriy Klyuyev, (il quale è considerato l’organizzatore dello sgombero della manifestazione pacifica del 30 novembre). Le trattative che ci sono state nei giorni successivi al 19 gennaio tra il presidente e l’opposizione non hanno portato alcun cambiamento.

Dell’ultima ora è l’annuncio di Yanukovich circa la convocazione per martedì di una seduta straordinaria del Parlamento che potrebbe anche rivedere la recente legislazione che limita fortemente il diritto di manifestare e che è all’origine degli scontri più recenti. Un passo che potrebbe portare a un compromesso.

– Ciascuna delle principali nazioni estere ha preso posizione al riguardo. Cosa sapresti dirci?

Immediata ovviamente è stata la reazione di Putin, il quale attualmente paragona “EuroMaidan” a un “pogrom”. Il riferimento non appare casuale, perché è proprio nell’Ucraina occidentale che tra fine 800 e inizio 900 vi furono le più sanguinose persecuzioni degli ebrei nell’allora impero russo, ed è sempre nell’Ucraina occidentale che il sentimento “europeista” è più sentito. La responsabile europea della politica estera Ashton e gli Usa invece minacciano sanzioni contro l’Ucraina, mentre la cancelliera Merkel esclude le sanzioni ma ha chiesto al presidente ucraino di ritirare la legge sulle manifestazioni di piazza. Ancora Gorbaciov ha invitato il presidente russo e quello americano ad intervenire per assicurare una soluzione pacifica della crisi.

– Ben poco è ciò che viene trasmesso dai nostri tg al riguardo e probabilmente anche lontano dalla realtà. Quali sono in effetti le reali differenze tra ciò che realmente accade e ciò che viene detto?

Le tv italiane parlano effettivamente poco di quanto sta accadendo a Kiev, ma ciò che è ancor più grave è quanto, in quel poco, ne parlino male. La frase dominante è: “I manifestanti si scontrano con le forze dell’ ordine perché vogliono entrare nell’ UE”. Non è assolutamente il motivo della rivolta, ne abbiamo già parlato. Non si parla di come viene gestito il paese ormai da diversi anni, non si spiegano i motivi veri della rivolta e tantomeno si parla di come vengono trattati i manifestanti che vengono arrestati. Non un tg in cui si sia fatto più cenno agli oltre 10 ragazzi morti per strada (uccisi dai cecchini della polizia). Non si parla delle violenze disumane rilevate sui corpi dei giovani ragazzi trovati morti. I giornali italiani, strumenti del politicamente corretto, non potranno mai raccontare di come, giovani ragazzi con tutta una vita davanti, siano pronti a donarla per la propria nazione e il proprio popolo.

Di Antonietta C.

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