L’Italia, l’India ed i Maro’ tra giochi di potere ed interessi economici

15 febbraio 2012, largo delle coste del Kerala: dalla nave Enrica Lexie vengono sparati colpi di avvisaglia in difesa da un attacco di pirateria. A seguito di questa azione perdono la vita i due indiani a bordo del peschereccio. Pochi giorni dopo, il 18 febbraio, la nave Enrica Lexie viene attirata all’interno delle acque indiane ed i nostri marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, vengono accusati di omicidio. Inizia l’odissea dei nostri soldati che, a più riprese, vedono la loro vita appesa al filo della giustizia indiana. La vicenda in questione avrebbe potuto avere breve esito, ma risultato ultimo è stato il sorgere di una querelle che, dopo quasi 24 mesi, risulta ancora irrisolta. Andando in ordine, il caso è stato sottoposto al tribunale del Kerala, dichiarato illegittimo in tema di materia internazionale, per poi passare al tribunale speciale di New Dehli. A poco è servito il lavoro tanto paventato da parte del ministro Terzi, finito con il flop del rientro dei Marò in India allo scadere delle quattro settimane concesse in concomitanza del voto in Italia, con il fermo dell’ambasciatore Mancini e, non in ultimo, le dimissioni del ministro stesso. Intanto l’ipotesi della pena di morte continua a gravare sul caso, mentre il nuovo Ministro degli Esteri, Emma Bonino, poco sembra essere interessata alla questione, impegnata nella risoluzione della vicenda della moglie del dissidente kazako Ablyzov, Alma Shalabayeva, prontamente aiutata. Diverse le manifestazioni di solidarietà che si sono svolte a sostegno dei Marò, diverse le richieste di intervento da parte dei familiari ed ancora diverse le perizie presentate a sostegno della scarcerazione. Di contro altrettanto forte è invece la voce di chi vorrebbe la vicenda chiusa con la condanna di due assassini ed il riconoscimento delle ragioni indiane, in sostegno di quanto affermato dalla Nia. Ciò che risulta tangibile al momento, oltre alla inettitudine del governo italiano di fronte agli interessi economici, sono le basi inconsistenti sostenute dalla stessa Nia e la lentezza del sistema giuridico indiano, dal momento che, ad ormai 2 anni dal caso, non ha ancora depositato chiare prove e documentazioni. Nel corso degli ultimi mesi, in seguito al rientro degli stessi in India, si è però cercato di far cadere il tutto nell’oblio, anche attraverso la rimozione degli striscioni di solidarietà da parte della amministrazione Capitolina. Che gli interessi economici abbiano ormai da tempo assunto un ruolo di prim’ordine rispetto alla Sovranità Nazionale è palese, basti far riferimento alla fornitura di 12 elicotteri VVIP/VIP da parte dell’ AgustaWestland International (Awil), ma a rendere ancor più acre la vicenda è la superficialità con cui è stato trattato il caso. E mentre il caso è ancora soggetto a rinvii e la Nia tenta di costruire le prove per dimostrarne la colpevolezza, i Marò restano prigionieri, colpevoli sicuramente di non avere, per il nostro governo, un valore almeno equiparabile agli interessi economici che potrebbero essere salvaguardati con la condanna degli stessi. Fu l’Italia.

Di Antonietta C.

 

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