State tutti bene in guardia

State tutti bene in guardia

Annunci

Istria, Fiume e Dalmazia: nel mio sangue ho la memoria.

Un tonfo. Si è così conclusa la vita di circa 10 000 italiani infoibati dai partigiani di Josip Broz, meglio noto come il marescialli Tito. Ci troviamo nell’Italia del secondo dopoguerra, in una terra spartita ad hoc sul tavolo di Yalta, emblema, l’Istria, di quello che sarebbe avvenuto anche all’Italia con l’instaurazione della “democrazia popolare”. Una storia questa, anch’essa infoibata e vilmente giustificata per coprire la falsità dei trattati. La slavizzazione del territorio giuliano-dalmata, tanto conclamata dai volantini prontamente distribuiti dai comunisti di Tito, ha avvio il 7 gennaio del ’45, giorno della strage della malga di Porzus. L’annessione della Venezia-Giulia al territorio Jugoslavo, a partire da questo episodio, fu sempre più coperta dalle istituzioni, anche attraverso la negazione delle missive scambiate tra l’allora presidente del Cosiglio dei Ministri, Ivanoe Bonomi, e Palmiro Togliatti, leader storico del Partito Comunista Italiano. In una di queste, conservate presso l’archivio centrale di Stato, a Roma, si legge a chiare lettere come lo stesso capo del Pci, ben prima dell’arrivo delle truppe titine a Trieste, avesse “minacciato di scatenare una guerra civile se il C.L.N.A.I. (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) avesse ordinato ai partigiani italiani di prendere sotto controllo la Venezia-Giulia al fine di evitare l’occupazione slava e la conseguente annessione.” Tali righe rappresentano una prova inconfutabile anche delle responsabilità del Pci istituzionale. La slavizzazione dei territori continua incessante anche l’anno successivo attraverso inviti alla popolazione a “favorire l’avanzata dei titini nel loro tentativo di liberare il Friuli, da sempre indissolubilmente legato alla Slovenia, da cui discende pertanto il diritto dei fratelli sloveni a raggiungere il sacro confine del Tagliamento, secondo un diritto pienamente giustificato da ragioni storiche, etniche e geografiche”. Un disegno che vedeva come unica sola vittima il popolo italiano, che si trattasse di cattolici, liberali, azionisti, socialisti o fascisti. Dopo diverse campagne tese a mostrale la slavizzazione come un processo naturale, seguì l’invasione militare che ebbe come esito l’uccisione di circa 20000italiani che finirono infoibati e circa 350000esuli. Diverse sono le testimonianze degli eccidi e delle brutalità compiute verso il Nostro popolo. Tristemente nota è la vicenda di Norma Cossetto, giovane ventiquattrenne, prima arrestata e poi infoibata a Pola, non prima di venir vilmente violentata per una intera notte dai suoi aguzzini ed infine mutilata dei seni. Ancora abbiamo Giovanni Redenticchio di Sisano, il quale, martoriato e gettato nella foiba, riuscì a sopravvivere dopo aver straziato le carni dei suoi polsi per poter sopravvivere ed aver nuotato fino ad uscir dalla sua probabile tomba. Ed ancora Nidia Cernecca, esule istriana, fuggita da Pola dopo aver perso tutti gli uomini della sua famiglia. Con la legge del 30 marzo del 2004 è stata istituita la commemorazione della Giornata del Ricordo, in onore dei martiri delle foibe e degli esuli istriano-dalmati, vittime di un odio che assunse le connotazioni di una pulizia etnica. Ma non basta che una legge ne stabilisca il ricordo affinché effettivamente venga reso il rispetto dovuto, oltre che la giustizia. A 10 anni dalla sua istituzione, questo giorno viene ancora spesso “dimenticato” dalle istituzioni, la memoria viene tristemente infangata nelle mura delle sule scolastiche in cui si accenna solamente alle cavità carsiche in cui furono uccisi “solamente 400-500 fascisti”, i boia vengono giustificati in nome di una barbara vendetta. Noi non dimentichiamo quella terra martoriata, quegli esuli Istriani, Giuliani e Dalmati che altro non sono che cittadini Italiani.     Di Antonietta C.     546972_10202279068512048_131397295_n

Edilizia scolastica: Blitz del Blocco Studentesco davanti la provincia

Napoli 7 Febbraio  2014 .Una quindicina di Militanti del Blocco Studentesco Napoli in un blitz ha svuotato,questa mattina ,diversi sacchi contenenti cocci e frammenti di laterizi per protestare simbolicamente contro la vergognosa situazione dell’edilizia scolastica nel napoletano ad un anno dallo scandalo dei 43 milioni e mezzo di euro spariti in misteriosi lavori fantasma.

“E’ vergognoso – afferma il responsabile regionale Roberto Acuto – che ad un anno dallo scandalo , quello della partecipata Asub, accusata dalla procura di aver sperperato e mal gestito 43 milioni e mezzo di euro destinati all’edilizia scolastica e alla sicurezza degli studenti, non si sia ancora mosso nulla nelle circa 150 strutture scolastiche bisognose di un intervento.

“Noi del Blocco Studentesco – aggiunge infine Andrea Coppola responsabile provinciale – vigiliamo da un anno su questa nebulosa vicenda, e pretendiamo risposte da questa nostra classe politica, perchè non possiamo più tollerare una gestione così scellerata dei fondi pubblici destinati alla sicurezza degli studenti.”

 

602342_709719515716404_346464599_n

1619251_709719702383052_1201684053_n

1782039_709719809049708_391006815_n

 

vol

Dmytro Yakovets, Storia di un sacrificio per l’ Europa dei popoli

Il 24 Gennaio dello scorso anno, alle ore sei del mattino, fanno irruzione in casa di diversi militanti di CasaPound Italia Napoli i ROS (Raggruppamento Operativo Speciale, gruppo investigativo dell’Arma dei Carabinieri sulla criminalità organizzata e il terrorismo) per scovare, nelle abitazioni dei ragazzi, armi ed esplosivi. Tre di questi, Andrea, Emmanuela e Giuseppe, vengono messi in stato di fermo e condotti in questura. Nei confronti del primo dei tre viene imposto l’obbligo di dimora, per la ragazza gli arresti domiciliari e per Giuseppe la custodia cautelare nel carcere di Secondigliano. Le perquisizioni e gli arresti vengono effettuati poco dopo la presentazione della lista di CasaPound Italia per le elezioni alla Camera dei Deputati nel collegio Campania 1. Ancor prima che la notizia dell’operazione venga divulgata dagli inquirenti e che i fermi vengano convalidati, appaiono su diverse testate giornalistiche, su La Repubblica in primo luogo, articoli deliranti sui “Mostri” di CasaPound, nei quali vengono riportate intercettazioni sconclusionate e non inerenti a quelli che sono i capi d’accusa imputati ai ragazzi. Il fatto che i giornali pubblichino gli articoli praticamente in tempo reale, se non in anticipo, non è altro che la prova del fatto che gli arresti intrapresi contro i ragazzi di CasaPound costituiscano degli “Arresti ad orologeria”, come verranno definiti dalla stessa Associazione in diverse note e interviste. Questa ingiustizia non viene accettata dai camerati che si mobilitano immediatamente per chiedere la libertà assoluta dei tre militanti. La solidarietà, con striscioni e raccolte fondi, arriva da ogni parte. Non solo dall’Italia ma anche dall’estero; ci si mobilita dalla Spagna alla Grecia, dalla Germania alla Francia, ma anche dalla Russia e sopratutto dall’Ucraina. È proprio qui infatti che si assiste a un avvenimento ancor più triste degli arresti stessi: la morte di un ragazzo di 23 anni. Il suo nome era Dmytro Yakovets. Gli amici lo chiamavano “Blondin”, “Il biondo”, ed era nato a L’Viv il 3 Ottobre del 1990. Era la notte tra il 4 e il 5 Febbraio dell’anno scorso e, assieme ad altri ragazzi, stava affiggendo uno striscione su un ponte antistante le rotaie della ferrovia. Improvvisamente passò un treno. Dmytro fu agganciato alla locomotiva tramite lo zainetto che portava. Il treno lo trascinò per diversi metri provocandone la morte. La notizia giunse in Italia e sconvolse tutta CasaPound ma sopratutto la comunità napoletana che, a un mese di distanza dalla sua morte, organizzò un presidio fuori il consolato ucraino deponendo una corona di fiori in memoria del povero Dmytro. Oggi, a un anno esatto di distanza da quel tragico avvenimento, CasaPound ricorda il giovane nazionalista ucraino, prematuramente scomparso, con striscioni affissi in ogni parte della penisola. Il gesto di Dmytro non è altro che la più pura dimostrazione del fatto che esiste un’Europa dei Popoli accomunata da un ideale comune e non da trattati economici e da una moneta unica. Anche se qualsiasi cosa si faccia non sarà mai adeguata a rendere omaggio alla memoria e al sacrificio di Dmytro, il Blocco Studentesco Napoli ha deciso di mantenerne vivo il ricordo con questo breve articolo sperando che la figura di questo ucraino, morto per ragazzi della sua età che nemmeno conosceva e che probabilmente non avrebbe mai incontrato, possa essere un faro per quelli che verranno. ESSERE UN SOLDATO SIGNIFICA VIVERE PER SEMPRE! DMYTRO CON NOI! Бути воїном значить Жити вічно!

 

1507950_10152172694671075_365411074_n