Dmytro Yakovets, Storia di un sacrificio per l’ Europa dei popoli

Il 24 Gennaio dello scorso anno, alle ore sei del mattino, fanno irruzione in casa di diversi militanti di CasaPound Italia Napoli i ROS (Raggruppamento Operativo Speciale, gruppo investigativo dell’Arma dei Carabinieri sulla criminalità organizzata e il terrorismo) per scovare, nelle abitazioni dei ragazzi, armi ed esplosivi. Tre di questi, Andrea, Emmanuela e Giuseppe, vengono messi in stato di fermo e condotti in questura. Nei confronti del primo dei tre viene imposto l’obbligo di dimora, per la ragazza gli arresti domiciliari e per Giuseppe la custodia cautelare nel carcere di Secondigliano. Le perquisizioni e gli arresti vengono effettuati poco dopo la presentazione della lista di CasaPound Italia per le elezioni alla Camera dei Deputati nel collegio Campania 1. Ancor prima che la notizia dell’operazione venga divulgata dagli inquirenti e che i fermi vengano convalidati, appaiono su diverse testate giornalistiche, su La Repubblica in primo luogo, articoli deliranti sui “Mostri” di CasaPound, nei quali vengono riportate intercettazioni sconclusionate e non inerenti a quelli che sono i capi d’accusa imputati ai ragazzi. Il fatto che i giornali pubblichino gli articoli praticamente in tempo reale, se non in anticipo, non è altro che la prova del fatto che gli arresti intrapresi contro i ragazzi di CasaPound costituiscano degli “Arresti ad orologeria”, come verranno definiti dalla stessa Associazione in diverse note e interviste. Questa ingiustizia non viene accettata dai camerati che si mobilitano immediatamente per chiedere la libertà assoluta dei tre militanti. La solidarietà, con striscioni e raccolte fondi, arriva da ogni parte. Non solo dall’Italia ma anche dall’estero; ci si mobilita dalla Spagna alla Grecia, dalla Germania alla Francia, ma anche dalla Russia e sopratutto dall’Ucraina. È proprio qui infatti che si assiste a un avvenimento ancor più triste degli arresti stessi: la morte di un ragazzo di 23 anni. Il suo nome era Dmytro Yakovets. Gli amici lo chiamavano “Blondin”, “Il biondo”, ed era nato a L’Viv il 3 Ottobre del 1990. Era la notte tra il 4 e il 5 Febbraio dell’anno scorso e, assieme ad altri ragazzi, stava affiggendo uno striscione su un ponte antistante le rotaie della ferrovia. Improvvisamente passò un treno. Dmytro fu agganciato alla locomotiva tramite lo zainetto che portava. Il treno lo trascinò per diversi metri provocandone la morte. La notizia giunse in Italia e sconvolse tutta CasaPound ma sopratutto la comunità napoletana che, a un mese di distanza dalla sua morte, organizzò un presidio fuori il consolato ucraino deponendo una corona di fiori in memoria del povero Dmytro. Oggi, a un anno esatto di distanza da quel tragico avvenimento, CasaPound ricorda il giovane nazionalista ucraino, prematuramente scomparso, con striscioni affissi in ogni parte della penisola. Il gesto di Dmytro non è altro che la più pura dimostrazione del fatto che esiste un’Europa dei Popoli accomunata da un ideale comune e non da trattati economici e da una moneta unica. Anche se qualsiasi cosa si faccia non sarà mai adeguata a rendere omaggio alla memoria e al sacrificio di Dmytro, il Blocco Studentesco Napoli ha deciso di mantenerne vivo il ricordo con questo breve articolo sperando che la figura di questo ucraino, morto per ragazzi della sua età che nemmeno conosceva e che probabilmente non avrebbe mai incontrato, possa essere un faro per quelli che verranno. ESSERE UN SOLDATO SIGNIFICA VIVERE PER SEMPRE! DMYTRO CON NOI! Бути воїном значить Жити вічно!

 

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