Saluti da Londra

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Carlo Falvella Presente

La notte del 7 luglio 1972, sul lungomare di Salerno, Carlo Falvella, vice presidente del FUAN appena diciannovenne, viene accoltellato a morte insieme a un altro giovane missino, Giovanni Alfinito, che rimane ferito gravemente. I colpevoli sono tre anarchici: Gennaro Scariati, Francesco Mastogiovanni e Giovanni Marini. È proprio quest’ultimo a dare il fendente che uccide Carlo. La madre della vittima rimane apatica e spenta, passa giorni interi in una stanza a rimirare le foto del giovane figlio. Il padre si chiude in un silenzio ermetico per tutta la vita.
L’omicidio di Falvella è quello che apre la stagione degli “anni di piombo”, di agguati e di spedizioni punitive, gli anni in cui “uccidere un fascista non è reato”, secondo l’estrema sinistra. La morte di Carlo non è diversa da quella di tanti altri; stessa matrice, stesso movente e stesso metodo di insabbiamento delle indagini. Marini viene condannato a dodici anni di pena, che viene prima commutata a nove anni e poi a sette, mentre gli altri due vengono assolti. Poco dopo l’omicidio e la confessione di Giovanni Marini, Soccorso Rosso Militante organizza una campagna che ne dimostri l’innocenza. Anche intellettuali come Dario Fò e Franca Rame appoggiarono la sua innocenza.
Marini esce dal carcere nel 1979, nel pieno degli anni di piombo. Gli procurano un lavoro da assistente sociale ma durerà poco. Nel 1982 viene arrestato di nuovo, per l’accusa di appartenenza alle Brigate Rosse, ma poi viene rilasciato. Negli anni a seguire Marini cade in depressione, diventa un alcolista e scrive libri di poco conto. Muore d’infarto nel 2001, all’età di 59 anni. Completamente solo perché, nel frattempo, l’hanno abbandonato tutti i “compagni” che l’avevano idealizzato. Non serviva più; “l’entusiasmo” rosso per l’omicidio di Falvella ormai era passato.

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