Blocco Studentesco: Ritrova te stesso “blitz” con bandiere e torce nel centro della movida

Blocco Studentesco: Ritrova te stesso “blitz” con bandiere e torce nel centro della movida

Napoli , 27 sett – Ritrova te stesso, questo è il testo dello striscione e dei numerosi volantini lasciati dal Blocco Studentesco dopo il blitz che li ha visti protagonisti tra via scarlatti e via Luca Giordano al vomero, centro della movida giovanile partenopea .

Abbiamo colorato con fumogeni tricolori e abbiamo animato con i nostri cori il centro degli aperitivi e della movida degli studenti napoletani – spiega Andrea Coppola , responsabile provinciale del Blocco Studentesco -. Con la nostra presenza stasera abbiamo cercato di ‘svegliare’ una gioventù ormai assuefatta, attirata esclusivamente da mode dettate da grandi multinazionali,capace di affollare sempre di più i bar e i locali del vomero e sempre meno la vita politica cittadina “.

“Nel centesimo anniversario della Grande Guerra – prosegue Coppola –vogliamo far sì che il sacrificio di chi cadde in nome dell’Italia, di chi fu pronto a combattere e morire per la propria patria non sia dimenticato e funga da esempio per le nuove generazioni. Le parole d’ordine di quest’anno sono “ritrova te stesso”: un incitamento rivolto a tutti gli italiani, per riscoprire le nostre radici e la nostra storia, per affermare ancora oggi la nostra volontà di combattere contro la crisi economica e spirituale che attanaglia l’Italia e l’Europa”

 

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Per un nuovo anno all’assalto. Il nuovo programma del Blocco Studentesco

Un nuovo anno scolastico è ufficialmente iniziato, e con esso l’attività del Blocco Studentesco che, in ogni città d’Italia, si propone di ricoprire. ancora una volta. un ruolo di primo piano nelle proteste portate avanti nelle scuole e nelle università. E’ proprio per conseguire tale obiettivo che il movimento ha deciso di rinnovare il proprio programma. Per proporre cioè, agli studenti, una serie di alternative e soluzioni a quelle che sono le problematiche che da più o meno tempo attanagliano i nostri istituti. Per quest’anno il motto del movimento studentesco di CasaPound Italia sarà “Ritrova te stesso”, motto tratto dall’omonima proposta. Essa prevede, in occasione del centenario dell’entrata in guerra del nostro paese nel Primo conflitto mondiale, di avviare percorsi nelle scuole ed effettuare visite ai memoriali il cui fine sia quello di ricordare il sacrificio dei migliaia di giovani che sacrificarono la propria vita per la nostra Patria. Si spera dunque che gli eroi della Grande Guerra possano avere finalmente il riconoscimento meritato, e non essere offesi e ridotti a folli e sprovveduti che, come certamente si dirà, erano costretti a prender parte ad una guerra voluta da altri e che ad altri apparteneva. Nel programma ritroviamo anche proposte che hanno contraddistinto il Blocco Studentesco sin dall’inizio. Tra queste possiamo citare “Giovinezza al Potere”, che richiede una maggiore rappresentanza studentesca nei consigli d’istituto e la trasformazione della Consulta Provinciale degli Studenti in organo decisionale e non più solo consultivo, “Ritorno alla Natura”, l’organizzazione cioè di campi-scuola con cadenza stagionale, al fine di consolidare il legame tra gli studenti, e “Mens Sana In Corpore Sano”, la quale prevede un aumento del 150% delle ore di educazione fisica ed un ammodernamento delle strutture adibite alle attività motorie. A proposito della situazione in cui versano le nostre strutture possiamo citare il punto che riguarda le “Commissioni Edilizie”. E’ difatti intollerabile la situazione in cui versano gli istituti e si chiede pertanto la creazione di commissioni, per l’appunto, costituite da studenti, docenti e genitori, il cui obiettivo sia quello di segnalare i disagi degli edifici scolastici alla regione, con la quale si dovrebbero tenere dei tavoli di discussione annuali. Caso particolare è, invece, quello che riguarda il “Libro di testo unico”. Il Blocco Studentesco ha deciso di mantenere la struttura della vecchia proposta, quella cioè secondo cui dovrebbero essere composte commissioni di studenti e professori che decidano un testo unico per ogni materia per ciascun indirizzo della Provincia, ma cambiando la piattaforma di studio. Non si parlerà più, infatti, di libro cartaceo ma di supporto elettronico. Questo andrà ad abbattere ulteriormente i costi dei testi limitando sempre più, ed eventualmente mettendo fine, al business delle case editrici. Gli studenti non possono infatti sostenere spese sempre più ingenti che rischiano di ledere il diritto allo studio. E’ sempre per questo motivo che il Blocco Studentesco urla forte e chiaro il suo “No!” al Contributo Volontario. E’ infatti intollerabile l’applicazione di un ulteriore tassa che, in molte scuole, non è solo volontaria ma obbligatoria e che costituisce la conditio sine qua non per l’iscrizione. Si prospetta dunque un altro anno intenso, ricco di battaglie e di passioni. Che dire?! STAY TUNED, REVOLUTION IS COMING!

 

 

Cioppi

 

programma

Scozia, perché ha vinto il “No”

 Il 18 settembre ’14 in Scozia si è votato il referendum per l’indipendenza voluto dal Partito Nazionale Scozzese. Il referendum, come è ben noto, ha sancito che la Scozia dovesse restare nel Regno Unito: poco più di due milioni di aventi diritto al voto hanno votato per il “No” all’indipendenza, mentre circa un milione e seicentomila hanno votato per il “Si”. Negli ultimi giorni abbiamo anche assistito a scontri e proteste per le strade dei centri urbani del paese tra fazioni unioniste e indipendentiste che hanno creato non pochi problemi di ordine sociale. In questo articolo si vuole analizzare a mente lucida e fredda la motivazione per cui gli indipendentisti hanno perso le elezioni, nonostante lo scarto di percentuali molto risicato: 55% contro 45%. L’analisi che si vuole condurre deve altresì essere scevra da qualsiasi dietrologia storico-identitaria, in quanto bisogna mettersi nei panni degli scozzesi, i quali, nonostante siano pervasi da un senso patriottico molto forte, probabilmente sono andati a votare con un spirito pragmatico e volto alle possibilità future per il loro paese. Allora la domanda fondamentale è: perché ha vinto il “No”? Probabilmente la risposta risiede nell’incertezza di alcune proposte sulle tematiche portate avanti da Alex Salmond, premier scozzese e leader della campagna per l’indipendenza. I primi dubbi sono di politica monetaria: quale moneta avrebbe avuto la Scozia qualora avesse vinto il “Si” è sempre stato un mistero. Mentre Salmond ha liquidato la questione sostenendo che la Scozia avrebbe continuato ad usare la sterlina, Cameron ed i vertici della Bank of England hanno più volte ribadito che questa soluzione non sarebbe stata concessa da Londra. Un’altra opzione maggiormente realistica sarebbe stata usare l’Euro. Questo processo sarebbe stato più praticabile, ma non senza ostacoli: la Scozia, come neonata nazione avrebbe dovuto raggiungere parametri consoni ed affrontare negoziati con Bruxelles, al pari di chiunque voglia entrare nell’euro. La crisi che l’eurozona sta affrontando ha destato parecchio scetticismo nella popolazione scozzese. Un’ultima via sarebbe stata quella di coniare una nuova moneta, percorso molto tortuoso che avrebbe creato molti problemi da un punto di vista commerciale; ma si è pensato che questa nuova moneta potesse essere agganciata ad un tasso fisso alla sterlina inglese, in modo di attutire ed attenuare alcune difficoltà future nel breve periodo. Un’altra motivazione che ha spinto gli scozzesi a votare “No” è stato il risoluto appoggio alla campagna “Better Together” di banche e grandi gruppi industriali; il giudizio più pesante è stato quello della British Petroleum, compagnia che si occupa dell’estrazione e raffinazione del petrolio. L’importanza di BP è fondamentale, in quanto gran parte delle motivazioni alla base dell’indipendenza sono i grossi giacimenti di petrolio che gli indipendentisti credono che avrebbe portato il paese ad essere più ricco delle condizioni attuali. In aggiunta a tutte queste tematiche, anche la politica ha fatto la sua parte; la campagna per il “Si”, nonostante si partita a rilento, ha avuto uno scossone negli ultimi mesi facendo ribaltare le percentuali nei sondaggi. I leader dei partiti inglesi inizialmente avevano espresso un morbido appoggio ad Alistar Darling, leader della campagna per il “No”, membro del partito laburista ed ex Cancelliere dello Scacchiere. Al contempo si sono mantenuti abbastanza distanti, preferendo che gli scozzesi scegliessero per propria coscienza. Ma appena i sondaggi hanno evidenziato una rapida risalita in favore dell’indipendenza, tutti i leader sono “scesi in campo” per difendere l’unione tra i paesi dello UK: una possibile vittoria del “Si” avrebbe fatto cadere molte teste a Westminister. David Cameron se non fosse stato “costretto” a dimettersi, di sicuro non avrebbe avuto una riconferma come leader dei Tories nelle elezioni del 2015; Nick Clegg, guida dei Lib-Dem è alleato di governo di Cameron ed il suo partito non ha più i consensi di una volta. Ed anche Ed Miliband, leader del partito laburista avrebbe avuto grossi difficoltà: il bacino di voti labour in Scozia è altissimo e molti dei parlamentari scozzesi a Westminister siedono tra le fila laburiste: in caso di vittoria dell’indipendenza questi parlamentari sarebbero decaduti. Quindi la pressione politica esercitata freneticamente nell’ultimo mese, con la promessa di una maggiore autonomia fiscale per la Scozia, è stata un’altra componente che può aver spostato le preferenze dell’elettorato. Si può imputare agli scozzesi la mancanza di coraggio? Forse sì. Questo referendum è stata un’occasione unica e provare a riparlare di indipendenza nell’immediato futuro sarà impossibile. La Scozia sicuramente avrebbe potuto contare su risorse petrolifere e un boom turistico che l’indipendenza avrebbe attratto. Ma il coraggio deve essere equiparato con una dose di buon senso: Edimburgo possiede già una forte autonomia. Il mantenimento dello status quo, utilizzando l’appoggio di Londra come porto sicuro è stato più convincente rispetto ad una scelta più radicale con profonde insidie ed incertezze. Sebbene il passaggio all’indipendenza sarebbe avvenuto col tempo, con l’ufficializzazione nel marzo del 2016, non è detto che molte delle riserve si sarebbero potute sciogliere al meglio.
David
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L’impresa di Fiume

Con il disfacimento dell’impero Austro-Ungarico alla fine della prima guerra mondiale, Trieste ritorna a far parte dell’ Regno d’Italia, così come stabilito 3 anni prima con il patto di Londra. Non accade lo stesso per Fiume e Dalmazia poiché, durante la conferenza di pace di Parigi svoltasi nel 1919, fu stabilito che, in base al principio della autodeterminazione dei popoli, (concepito dal presidente degli Stati Uniti d’America e della Società delle Nazioni, Woodrow Wilson), si dovessero creare stati etnicamente omogenei come la Cecoslovacchia e la Jugoslavia. Già nel 1918 però a Fiume fu costituito un Consiglio nazionale, di cui fu nominato presidente Antonio Grossich, che promulgava l’annessione all’Italia, mentre in Italia i reduci, con a capo il poeta soldato Gabriele D’annunzio, parlano di vittoria mutilata e coniano il motto «O Italia o morte». Passa quasi un anno e i Fiumani chiedono a gran voce l’annessione all’Italia, ma vengono lasciati soli dal Re. Cosi il 12 settembre 1919, 2.600 militari tra Arditi, Bersaglieri e Granatieri (che da quel momento verranno chiamati legionari) compiono una marcia di 70km partendo da Ronchi, al seguito di D’annunzio,ed entrano a Fiume acclamati dalla popolazione e senza il bisogno di sparare alcun colpo. Finalmente Fiume viene annessa all’Italia e, mentre D’annunzio costituisce un governo provvisorio con a capo Giovanni Giurati, il governo italiano, guidato da Francesco Saverio Nitti, disconosce l’azione intrapresa dai legionari e, intenzionato ad ottenere la resa e l’abbandono della città, nomina Commissario straordinario per la Venezia-Giulia Pietro Badoglio, imponendo la città sotto assedio. Saranno poi gli stessi assedianti ad abbandonare le armi ed entrare nelle file dei legionari. Nel 1920, in una situazione di incertezza sia per Italia che per il resto d’Europa, cade il governo Nitti e l’8 settembre dello stesso anno D’annunzio proclama la Reggenza del Carnaro. Molti patrioti, come ad esempio Gugliemo Marconi, giungeranno a Fiume per dimostrare la loro solidarietà ai legionari e il 20 novembre 1920 il governo italiano, prendendo accordi in segreto con quello croato, ordina a D’annunzio di sgomberare le isole occupate. A seguito del suo rifiuto, Fiume fu completamente circondata e il mattino della vigilia di Natale fu sferrato l’attacco che provocò una cinquantina di vittime e l’allontanamento dei legionari dalla città. 4 anni dopo il sogno dei fiumani si avvera con l’annessione all’Italia.

 

By Leucio

 

IL VIGILE