23 ottobre 1956 il sole non sorge più ad Est

23 ottobre 2014 sarà l’anniversario della rivoluzione di Budapest: esattamente 58 anni fa il popolo ungherese insorgeva contro la dittatura comunista di stampo sovietico per rivendicare la sua libertà. Il movimento di rivolta era composto da varie anime: studenti e intellettuali erano accomunati soprattutto dal sentimento anti-sovietico e nazionalista, ma non erano i soli. Al loro fianco, infatti, c’erano anche operai che chiedevano una forma di democrazia diretta attraverso il quadro del sistema socialista.
La continua repressione del governo ungherese, supportato dal regime sovietico dell’URSS, spinse il popolo a ribellarsi. Tutto nacque da una manifestazione pacifica fatta da poche migliaia di studenti che marciavano in solidarietà alla Rivolta di Pòznan. In breve tempo agli studenti si aggiunsero migliaia di ungheresi, facendo arrivare la protesta a circa 200.000 persone così che la manifestazione divenne un successo.
La marcia divenne un vero segno di ribellione contro la dittatura di Mátyás Rákosi, vecchia guardia Stalinista, che all’epoca ricopriva il ruolo di Presidente della Repubblica Popolare d’Ungheria. Difatti, nonostante l’Ungheria fosse già all’epoca uno Stato autonomo e indipendente, a seguito della fine della Seconda Guerra Mondiale, si era trasformata in uno dei molteplici Stati cuscinetto dell’URSS e agiva come serva di un maggiore potere comunista.
Studenti, operai, letterati e persone comuni decisero di marciare nelle strade della capitale e di manifestare la propria opposizione allo Stato sovietico che li governava da anni, e che aveva causato la diffusa povertà nella quale erano costretti a vivere. La protesta ebbe un forte successo. Molte richieste dei manifestanti vennero accolte: venne “cessato il fuoco”, le truppe sovietiche furono ritirate dal territorio ungherese e fu abolita la polizia segreta AVH. L’enorme statua di Stalin che giganteggiava al centro della città di Budapest venne abbattuta, mentre il governo fu affidato a Imre Nagy, che subito dopo la sua nomina decise ritirare l’Ungheria dal Patto di Varsavia, l’alleanza militare che all’epoca legava i paesi dell’est-europa all’Unione Sovietica.
La città era in festa, gli ungheresi credevano di aver finalmente vinto e sconfitto la dittatura comunista russa e di aver riacquistato la propria indipendenza, ma l’URSS non aveva intenzione di perdere un territorio così strategicamente ricco. Era il 4 novembre quando gli Ungheresi videro arrivare le truppe sovietiche e i loro carri armati che avanzarono verso la capitale. Lo scontro fu drammatico ed il bilancio finale contò all’incirca 3300 morti, di cui 720 soldati sovietici e 2650 civili tra rivoluzionari e sostenitori della dittatura sovietica. Il popolo nulla potè contro l’Armata Rossa, l’aereonautica e l’artigliera Russa: più di 250.000 Ungheresi, circa il 3% dell’allora popolazione, furono esiliati e molti altri furono gravemente feriti.
Una famosa canzone nota nella destra sociale è dedicata proprio a quei giorni d’ottobre ungheresi. Un passo di “Avanti ragazzi di Budapest” recita così: “il mondo è rimasto a guardare, sull’orlo della fossa seduto”. Proprio così, l’Europa e con essa il mondo in generale lasciarono che si consumasse questa barbarie, lavandosene le mani e la coscienza. Gli unici ad alzare la voce furono coloro che erano a favore del regime Comunista: dittatori come Josip Broz, meglio conosciuto come Tito, Palmiro Togliatti, all’epoca segretario del Partito Comunista Italiano, e lo stesso Giorgio Napolitano, attuale Presidente della Repubblica, minimizzarono l’accaduto e diedero pieno appoggio al regime Sovietico.
A seguito delle giornate rivoluzionarie di Budapest ci furono molti allontanamenti volontari e dimissioni da parte di membri del PCI in protesta con le linee del partito. Molti intellettuali, in contrasto con le idee del PCI, firmarono il “manifesto dei 101” in cui spiegavano perché non appoggiavano le linee del partito Comunista Italiano e il motivo per cui erano a favore degli insorti e non del regime sovietico.
Furono centinaia, invece, le manifestazioni di solidarietà da parte dei movimenti giovanili di destra o anti-comunisti, in Italia, e non solo.
Ogni anno il 23 ottobre semplici studenti, civili e persone di orientamenti politici diversi, ricordano infatti, ancora oggi, i giovani ungheresi morti per la rivoluzione.
Avanti ragazzi di Buda, avanti ragazzi di Pest, studenti , braccianti e operai, il sole non sorge più ad Est!

 

 

Di Michelone HMO

 

 

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