Prima guerra mondiale

Nell’anno in cui ricorre il Centenario della Grande Guerra, vediamo delineata, nel nostro Paese, una situazione di profonda crisi che attanaglia tanto l’aspetto socio-economico quanto la sfera strettamente privata. Obiettivo del Blocco Studentesco è, come delineato anche nel nuovo programma, l’acquisizione di una coscienza storica che consenta, o quantomeno getti le basi per consentire, alla nostra giovinezza, di acquisire consapevolezza di ciò che fù.
Negli anni tra il 1905 ed il 1913 varie crisi e guerre locali portarono, in Europa, un clima di tensione generale. La crisi decisiva per lo scoppio della Guerra si aprì nei Balcani nel 1908 in seguito all’annessione della Bosnia – Erzegovina da parte dell’impero austroungarico; in questo caso la guerra fu evitata solo perché la Serbia, che coltivava mire espansionistiche sulla regione, non poteva agire senza il sostegno della Russia, all’epoca non ancora disposta al conflitto. Approfittando del fatto che l’attenzione delle grandi potenze era concentrata verso alcune vicende avvenute in Marocco, l’Italia dichiarò guerra alla Turchia nel 1911 per annettersi la regione di Tripoli (guerra italo – turca), mentre le guerre balcaniche del 1912-1913 ebbero il risultato di rafforzare le tendenze aggressive del Regno di Serbia nella regione, peggiorando ulteriormente i suoi rapporti con Vienna. L’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando agì perciò da detonatore in un’Europa già profondamente lacerata da rivalità nazionalistiche, con effetti catastrofici. Il governo di Vienna, ritenendo l’assassinio opera del movimento nazionalista serbo, assicuratosi l’appoggio della Germania inviò un ultimatum alla Serbia, ritenuta responsabile di un piano antiaustriaco. A quel punto la catena delle alleanze trascinò tutte le potenze, europee e non, nel conflitto. Ha inizio la Grande Guerra, la più cruenta della storia. Francia, Inghilterra e Russia si unirono col trattato di Londra, nel 1914, nella Triplice Intesa. L’Italia, dichiaratasi in un primo momento neutrale, si schieró poi, nell’anno seguente, al fianco dell’Intesa, con lo scopo di combattere l’impero Austroungarico per recuperare Trieste e Trento nei suoi confini. Portavoce della linea interventista furono innanzitutto i gruppi e partiti della sinistra democratica; più graduale e prudente, invece, fu l’adesione alla causa dell’intervento da parte di quei gruppi liberal-conservatori che avevano i loro punti di riferimento politici nel presidente del consiglio Antonio Salandra. L’ala più consistente dello schieramento liberale,quella che faceva capo a Giovanni Giolitti, era però schierata su una linea neutralista. Il partito socialista e la Confederazione generale del lavoro mantennero una posizione di netta condanna alla guerra, mentre il direttore dell’ <<Avanti!>> Benito Mussolini si schierò con una improvvisa e clamorosa conversione a favore dell’intervento. Espulso dal partito, Mussolini fondò, nel novembre del 1914 “il Popolo d’Italia” che divenne la principale tribuna dell’interventismo di sinistra. Il Trentino, il Sud Tirolo fino al confine naturale con il Brennero, la Venezia Giulia, l’intera penisola Istriana – con l’esclusione della città di Fiume – e una parte della Dalmazia con numero isole adriatiche erano terre che spettavano all’Italia in caso di vittoria dell’Intesa. La sera del 23 Maggio l’Italia dichiarava guerra all’Austria. La realtà, a guerra iniziata, fu ben diversa. Sul confine orientale le forze austro-ungariche, nettamente inferiori di numero, ripiegarono solo per pochi chilometri: quanto bastava per attestarsi su posizioni difensive favorevoli, lungo il corso dell’Isonzo e sulle alture del Carso. Contro queste linee le truppe comandate dal generale Luigi Cadorna sferrarono quattro sanguinose offensive riuscendo ad ottenere solo discreti successi. Nel giugno del 1916 l’esercito austriaco passò all’attacco sul fronte italiano tentando di penetrare dal Trentino nella pianura veneta e di spezzare in due lo schieramento nemico. Gli Italiani furono colti di sorpresa dall’offensiva nemica, ma riuscirono,faticosamente e con eroici sacrifici di tanti giovani soldati, ad arrestarla sugli altipiani di Asiago e successivamente a contrattaccare. Il governo Salandra, per il contraccolpo psicologico sentito nel Paese, fu costretto alle dimissioni e sostituito da un ministero di coalizione nazionale presieduto da Paolo Boselli. Tra il 1915 e il 1916 i soli successi militari di qualche importanza furono conseguiti dagli Imperi Centrali ed i pochi spostamenti di fronte si verificarono in Europa orientale. All’inizio di Aprile entrarono nello scenario di guerra perfino gli Stati Uniti, schierati con l’Intesa, per colmare la mancanza della Russia, ritiratasi in seguito ad una dura crisi interna. Fra maggio e settembre Cadorna ordinò una nuova serie di offensive sull’Isonzo, con risultati modesti, ma con costi umanitari alti e difficili da sostenere. In questo clima difficile i comandanti austro – tedeschi decisero di infliggere il colpo finale all’Italia con la disfatta di Caporetto, permettendo in questo modo agli attaccanti di avanzare in profondità, nel Friuli, ed infiltrarsi il più rapidamente possibile in territorio nemico senza preoccuparsi di consolidare le posizioni raggiunte. Solo dopo due settimane, grazie al sacrificio dei soldati e di tanti giovani arrivati dalle campagne e dalle regioni limitrofe, un esercito praticamente dimezzato riuscì ad attestarsi sulla nuova linea difensiva del Piave e sul monte Grappa. Avendo riportato dure sconfittte, il generale Cadorna fu rimosso dal comando supremo e sostituito dal generale Armando Diaz, mentre contemporaneamente fu formato il nuovo governo Orlando. Intanto, anche in Russia avvenirono importanti cambiamenti: nel 1917 si risolse la disputa tra menscevichi e bolscevichi, con la presa di potere degli ultimi, e il neo governo rivoluzionario, presieduto da Lenin decise immediatamente di porre fine alla guerra, dichiarando la resa. L’inizio del 1918 vedeva ancora i due schieramenti in una situazione di sostanziale equilibrio sul piano militare: gli austriaci furono respinti dopo una settimana di furiosi combattimenti. Alla fine di luglio le forze dell’Intesa passarono al contrattacco. Ad ottobre si consumò la crisi finale dell’Austria – Ungheria. Cecoslovacchi e slavi del Sud proclamarono l’indipendenza. Quando il 24 ottobre gli italiani lanciarono l’offensiva finale sul fronte del Piave,l’Impero era ormai in crisi. Sconfitti sul campo nella famosa battaglia di Vittorio Veneto, gli austriaci il 3 novembre firmarono a Villa Giusti, presso Padova,l’armistizio con l’Italia che sarebbe entrato in vigore il giorno successivo. Un compito di eccezionale difficoltà era quello che attendeva gli statisti impegnati nella conferenza di pace, i cui lavori si aprirono il 18 gennaio 1919 nella reggia di Versailles e si protrassero per oltre un anno e mezzo. Si doveva ridisegnare la carta politica del vecchio continente sconvolta dal crollo temporaneo di ben quattro imperi e ricostruire un equilibro europeo che si rivelerà sul piano geo-politico un vero disastro.
… Equilibrio che, dopo un secolo di cambiamenti più o meno radicali avvenuti sullo scacchiere Europeo, sembra non esser stato ancora acquisito.

 

by Black Flag

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ATANATOI

Le bandiere Greche occupano gran parte della via. C’è un palazzo che si impone. Ci viene detto che quel palazzo di quattro piani era una vecchia sede del partito. Un bel palazzo veramente, con i balconcini fuori, le mattonelle esterne chiare. Alla nostra sinistra c’è una caffetteria, ma non bisogna andarci perché sono stati tra coloro che hanno spinto a non rinnovare l’affitto del palazzo al partito.

Sono quasi le cinque e noi siamo arrivati presto. Fa freddo, un freddo umido che ti entra nelle ossa. Si avvicinano dei camerati belli piazzati che si presentano. Fanno parte del servizio d’ordine di Alba Dorata.
La via non è ancora piena, ma c’è già tanta gente che non sembra affatto militante. Gente “normale”, si anche qualcuno un po’ pacchiano per carità, ma molto meno di quanto possa aspettarmi.

Non si trova un posto per bere il caffè. Cazzo. continua a fare freddo. Intanto arrivano dei pullman. Gente che viene da tuttta la Grecia, con tante bandiere nazionali. Il buio arriva, crea solennità. La via si riempe di gente; adesso si sta stretti.

Sotto al palazzo di prima c’è uno spiazzale. C’è un muricciolo piccolo. C’è una targa con una foto di due ragazzi. Sono Georgos e Manolis. A 24 e 20 anni sono stati uccisi da qualcuno che è rimasto sconosciuto, un qualcuno che doveva essere molto esperto nell’arte militare. Lo scorso anno avevo visto il video dell’assassinio. Mi colpì la freddezza con cui quell’uomo colpì.

Georgos e Manolis erano due ragazzi belli fichi, grossi e anche palestrati. Due del servizio d’ordine di Alba Dorata. Un servizio d’ordine massiccio, d’impatto, di quelli che non si fanno troppi problemi difendere la causa, insomma bello a vedersi. Georgos e Manolis erano più piccoli di tanti di noi e potevano essere chiunque altro del servizio d’ordine. Non sono stati scelti. Si sono trovati ad esercitare la loro funzione in un giorno in cui qualcuno doveva scatenare una mini-guerra civile in Grecia. O almeno questo è ciò che sembrerebbe.
Due omicidi per distruggere un progetto politico, per far partire la caccia all’uomo e l’inchiesta di associazione per banda armata e associazione a delinquere, arrestare tutti i parlamentari e provare a scioglierne il partito. Ah giusto, nonostante il sangue freddo del partito, tutto ciò è avvenuto lo stesso.

I tamburi cominciano a rimbombare scandendo in modo epico il rito di ricordo. Viene acceso un fuoco. Cominciano a parlare delle persone. Sono gli unici deputati non in galera, la figlia del segretario e il padre di Georgos. Non capisco un cazzo del greco, ma non è difficile intuire che stiano versando parole al veleno. Gli occhi delle persone intorno a noi sono molto concentrati e di certo significa che ciò che viene detto è condiviso e suscita più di qualcosa in cuor loro. Il primo deputato nella sua arringa di fuoco conclude urlando:

PARON!!

e tutta la via risponde con una sola voce:

PARON!!

Il grido che equivale al nostro Presente
Poi si ferma e grida ancora:

ATANATOI

e tutta la via risponde ancora.

ATANATOI

IMMORTALI. quella parola significa IMMORTALI.
Bellissimo.

Alla fine degli interventi c’è un applauso molto lungo e ripetuto per il padre di Georgos. Deve essere molto stimato. Deve essere uno molto coraggioso per aver scelto di onorare suo figlio continuando a lottare per la sua stessa causa.

Ora si va in corteo. Secondo me ci sono tre mila persone circa. Non sono tutti militanti. Ci sono tante persone che si sorpendono del fatto che siamo italiani; siamo “accettati” meglio del previsto. Siamo in mezzo al popolo. Gente come i nostri genitori, gente che si alza la mattina per andare a lavoro e che chiacchera del più e del meno al bar quando si beve il caffè. L a gente normale insomma o quella che noi a volte apostrofiamo così. Tante bandiere della Grecia. Un buon numero di bandiere del partito e qualche celticona che non manca mai. Si sale, si va verso il cimitero. C’è una salita abbastanza ripida. A un tratto tutti si fermano e sentiamo urlare:

ATANATOI

E tutti rispondono

ATANATOI

Adesso il grido viene ripetuto 3 volte dal gruppo che sta al cimitero, ma tante volte e in modo un po’ disordinato da tutti gli altri. Questo spontaneismo però non è fastidioso. Solca l’aria. Non può lasciare indifferenti.

Non capiamo bene cosa stia succedendo, vediamo le persone che ci precedevano nel corteo aprire a metà la marea che lo componeva.
All’interno a due a due scendono rapidamente i membri del servizio d’ordine formando una sorta di doppia fila indiana che non indugia ad avere il passo svelto. Non è una passerella. Gli occhi di alcuni sono duri. Gli occhi di altri sono vitrei. Forse qualcuno ha difficoltà a trattenere qualche lacrima. Tra di loro scendono anche delle ragazze. Non sono affatto poche, sono molto più di quanto mi aspettassi. Ci sono due ragazzi che portano una bandiera Greca su cui ci sono delle macchie di sangue. So già cos’è quella bandiera. So cosa rappresenta. è sacra.

Finisce questa doppia fila indiana e la gente comune si riversa dietro di loro. Un’avanguardia prima, il popolo poi. L’immagine è veramente bella.

Adesso il corteo è un po’ più sciolto rispetto a prima e i ragazzi del servizio d’ordine stanno ai lati. Tutti grossi, casco integrale al braccio e lo sguardo di chi è pronto al fight. Torniamo al luogo dell’omicidio. Alla loro ACCA LARENTIA. Un ultimo omaggio, un ultimo pensiero. Poi si va. Stupito di ciò che ho visto nel pomeriggio, incuriosito per aver intuito delle cose che non mi aspettavo e dandomi dello sciocco per essermi fatto dei pensieri in passato non corrispondenti alla realtà. Magari l’opinione pubblica ci influenza anche quando non vorremmo, anche perché noi stessi sappiamo quali sono gli strumenti che utilizza. Per loro continuano ad essere dei mostri, per me sono dei combattenti.

 

 

Nervo

 

Giorgos e Manolis presenti

Oggi, 1° Novembre, ricorre il primo anniversario dell’efferato omicidio dei due militanti di Alba Dorata: Manolis Kapelonis e Giorgos Fountoulis, di 20 e 23 anni, assassinati con 12 colpi esplosi a distanza ravvicinata.
Era una serata come tante altre per i militanti della sezione di Chrysi Avgì del quartiere Neo Eraklio. Alcuni dei ragazzi si trovavano all’esterno della sede mentre chiacchieravano e tenevano d’occhio la zona dal momento che nei giorni precedenti erano arrivate diverse minacce da parte di anarchici e attivisti della sinistra antagonista. Improvvisamente si ferma una moto di grossa cilindrata con due uomini a bordo. Il passeggero scende e si avvicina tranquillamente al gruppo per poi estrarre una skorpion ed aprire il fuoco sui ragazzi. Manolis e Giorgos cadono immediatamente al suolo rimanendo uccisi, mentre un terzo militante, Alexandros Gerontas, di 29 anni, viene gravemente ferito. Fortunatamente quest’ultimo si salverà in seguito ad una delicata operazione alla milza.
Secondo quanto riportato da alcuni testimoni, sconvolgente sarebbe stata la freddezza con cui i due sicari avrebbero agito. Gli stessi testimoni avrebbero anche affermato di aver visto, proprio in quegli attimi, un’autovettura scura che si sarebbe dileguata assieme alla moto. Proprio quest’ultima sarebbe stata ritrovata abbandonata, poche ore dopo, in prossimità dell’aeroporto.
Tempestivo è stato l’intervento dei militanti e dei dirigenti del partito, tra cui Urania Michaloliakos, figlia di Nikos, fondatore e leader di Alba Dorata, all’epoca dei fatti agli arresti assieme ad altri deputati, con l’accusa di costituzione di associazione criminale.
L’accostamento dell’omicidio ai fatti di Acca Larentia è stato immediato, così come immediato è stato l’appello dei responsabili di Alba Dorata, rivolto ai militanti, a mantenere la calma e a non sfociare in comportamenti violenti che avrebbero favorito i fautori e i mandanti dell’omicidio.
Pochi giorni dopo è comparso sui quotidiani un’intervista di una giornalista greca a Lampros Fountoulis, padre di uno dei due ragazzi rimasti uccisi, in cui sosteneva di essere fiero del figlio e delle scelte da lui intraprese. Nel corso dell’intervista ringraziava altresì i ragazzi di Alba Dorata per il rispetto portato al funerale al quale si presentarono non come militanti politici ma come amici di Giorgos.
Nonostante il ritrovamento del veicolo, le perizie balistiche e diversi video ad oggi incerte sono le responsabilità del fatto.
Manolis e Giorgos, come sostenuto da coloro i quali li conoscevano, erano due ragazzi dal cuore d’oro disposti a lottare per la propria nazione e per il proprio popolo e come tali noi del Blocco Studentesco Napoli vogliamo ricordarli.

IL TRAMONTO E’ ROSSO, L’ALBA DORATA: MANOLIS E GIORGOS PRESENTI!

 

jorgos e manolis