7gennaio 1978 – 7gennaio 2015: La strage di Acca Larentia.

Sono le 18.20 del 7 gennaio 1978. A Roma, la sede dell’MSI in via Acca Larentia inizia a svuotarsi. Restano alcuni ragazzi che di li’ a poco avrebbero iniziato un volantinaggio per pubblicizzare un concerto: Francesco Ciavatta, figlio del portiere dello stabile in cui ha sede la sezione, Maurizio Lupini, dirigente di estrazione popolare, Franco Bigonzetti, studente di Medicina, Giuseppe D’Audino, anch’egli studente, e Vincenzo Segneri, meccanico. Pochi minuti ancora e la sede diviene teatro di un efferato agguato ai danni dei ragazzi. Infatti, mentre alcuni sono ancora dentro ad occuparsi degli ultimi preparativi, Franco e Francesco sono già sull’uscio, senza accorgersi di sei uomini con passamontagna e armi automatiche schierati alle loro spalle. Pochi secondi, esplodono i primi colpi ed ecco le prime vittime “nere”. Il primo a cadere è Franco Bigonzetti mentre Vincenzo Segneri riesce a spingere tutti all’interno e abbassare la saracinesca. Si sentono urla, passi, esplosioni e poi il silenzio. Solo quando si riaccendono le luci, i ragazzi notano l’assenza di Franco e di Francesco. Fuori dalla sezione un macabro spettacolo si presenta ai loro occhi: il corpo di Franco, senza vita e sulle scale Francesco, che morente, prima di esalare l’ultimo respiro, non smette di preoccuparsi in primis dei suoi fratelli. L’arma usata nell’agguato, una mitraglietta Skorpion, e’ stata poi ritrovata anni dopo a Milano in un covo delle Brigate Rosse. Velocemente la notizia circola, schizza un po’ ovunque ed in pochissimo tempo centinaia di camerati, da ogni parte di Roma, confluiscono in quella via di periferia per vedere coi propri occhi l’accaduto. Ma la tensione e’ alle stelle e basta pochissimo per scatenare la collera dei camerati. Durante le interviste e le riprese, con profondo disprezzo, un giornalista getta il proprio mozzicone di sigaretta sul sangue dei giovani camerati. Da questo gesto scattano i disordini. E’ a questo punto che un ufficiale dei carabinieri, Edoardo Sivori, spara ad altezza uomo, ma la sua arma s’inceppa e, presa l’arma di un suo sottoposto spara nuovamente, colpendo alla testa, con un colpo di rinculo, un altro giovane militante dll’MSI, Stefano Recchioni, 19 anni, che muore poi in ospedale dopo due giorni di agonia. Inutili le difese del carabiniere e le perizie balistiche. Un’altra vittima caduta. Ancora sangue ad Acca Larentia. Sangue che, dopo oltre 30 anni non ha avuto ancora giustizia. L’agguato, rivendicato dalle truppe dei Nuclei Armati del Contropotere Territoriale, non porta i nomi di chi ha premuto quel grilletto e lo stesso capitano dei Carabinieri non ha mai pagato le conseguenze del suo gesto. La ferita di Acca Larentia resta aperta, oggi come allora e porta anche il nome di Alberto Giaquinto, ucciso da un carabiniere in borghese l’anno successivo, durante la commemorazione dei camerati caduti.

Anche quest’anno, in un silenzio pungente ed una commozione sempre viva e tangibile, un’unica voce griderà Presente.

By Leucio.Acca Larentia

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