Viaggio tra i Nazionalisti: Russia.

I riflettori politici sono, negli ultimi tempi, fissati ad est del nostro paese. Grande attenzione, come già da noi discusso, desta l’Ucraina. Ma non è la sola. A nord-est di quest’ultima si estende la Russia e le due nazioni, nell’ultimo anno, hanno animato la nostra geopolitica.
Ma cosa sta accadendo effettivamente? Un nostro militante ha intervistato Danil, di Zentropa Orient Express.
– A che movimento appartieni? Come vi muovete per propagandare le vostre idee?   Zentropa
Iniziamo con il dire che in Russia l’esistenza di organizzazioni politiche indipendenti e autonome è veramente molto difficile. L’opposizione politica russa, e più in generale gli attivisti politici, molto spesso vengono perseguitati dai servizi interni russi, dalla polizia e dalle “forze dell’ ordine” in generale. E ad essere ostacolati non sono solo i nazionalisti ma anche gli attivisti di sinistra e liberali.
Ad esempio, il leader di una comunità su Vkontakte (prototipo di FB) di impostazione liberal-nazionale molto popolare in Russia, Andrey Kuznetsov è stato costretto a trasferirsi in Ucraina per timore di persecuzioni.
Un altro esempio è di ricercare nell’episodio di San Pietroburgo, a febbraio, quando la polizia ha preso d’assalto l’appartamento di un attivista della comunità nazionalista “settore russo” per la propaganda pro-Ucraina.
Detto ciò possiamo continuare evidenziando come lo spazio per l’attivismo sia veramente molto “stretto”: si tratta di sport, per esempio White Rex, o della creazione di portali di informazione, blog, pagine su social network. Io sono stato ispirato dall’ esempio di Sebastien e di zentropa.info ed ho creato il blog Zentropa Orient Express sul quale facciamo non solo le traduzioni degli articoli di zentropa.info ma cerchiamo anche di raccogliere materiale e renderlo affine allo spirito di questo blog. Insomma, cerchiamo di accumulare l’eredità della cultura e dei pensieri di destra.
Io stesso cerco di pubblicare i temi culturali e storici su una serie di importanti riviste e quotidiani russi. Il problema sta nel fatto che anche i nazionalisti più attivi molto spesso non hanno familiarità con l’eredità del pensiero della destra europea e molti dei nomi più importanti sono a loro sconosciuti come, per esempio, Charles Maurras, Maurice Barrès, Giovanni Gentile, Gabriele D’Annunzio, etc. Ampio spazio d’azione lo abbiamo pertanto nel campo della cultura ed è proprio quello che i miei colleghi ed io stiamo cercando di fare.
– Ci descrivi la situazione politica e sociale del Paese?
La domanda è piuttosto ampia, penso che su questo argomento si possa scrivere uno studio dettagliato. A proposito di politica, ho dato una breve risposta nella domanda precedente. L’unico politico in Russia è Putin, esponente del partito pro-governo “Russia Unita” e di un certo numero di organizzazioni pro-Cremlino. In Russia mancano anche dei partiti parlamentari autonomi, non c’è lotta alle elezioni e la “Russia Unita” in ogni regione riceve almeno il 50% dei voti. La cultura politica in Russia è estremamente debole.    Putin
Gruppi di opposizione sono spesso perseguitati e la gente ha paura di unirsi a loro. In Europa, i nazionalisti spesso vedono Putin come un leader forte e indipendente che difende gli interessi nazionali russi. Questo non è vero. In primo luogo, in Russia c’è una repubblica federale asimmetrica, di tipo semi-presidenziale. Com’è che funziona quindi? In sostanza, tutti i popoli hanno, all’interno del paese, la propria Repubblica con il proprio rappresentate, ad eccezione dei russi etnici. Il risultato finale è che questi ultimi sono oppressi dalla tirannia di funzionari, polizia e regime oligarchico.
Per Putin la Russia è nient’altro che un business legato all’ estrazione di risorse naturali. Inoltre si deve ricordare che la Russia è il secondo paese dopo l’ America per quanto riguarda l’enorme numero di immigrati clandestini che vi giungono. La maggior parte di questi sono dei immigrati poco educati e non qualificati provenienti dall’Asia centrale con un numero che, secondo le ultime stime, in Russia varia tra i 10 ed i 20 milioni. L’economia russa è ancora un tassello di instabilità. Risulta essere estremamente vulnerabile e legata alle variazioni dei prezzi dell’energia: gas e petrolio. Per questo le sanzioni imposte alla Russia vengono già percepite in maniera molto forte, con conseguente forte impennata nella crescita dei prezzi. Come conseguenza inevitabile, gran parte della popolazione è costretta a vivere sull’orlo della povertà.
 – Focalizziamo un attimo l’attenzione su Putin. Cosa puoi dirci sul suo conto?
Come già anticipato,  una parte di nazionalisti europei vede in lui un leader forte ed indipendente. Questo è sbagliato. La posizione di Putin riguardo la politica interna discorda dalla politica estera. Potremmo definire Putin come un oggetto che ha la sua forma ma manca dei contenuti. L’economia russa si mantiene sulle risorse energetiche, produzione e vendita delle quali sono concentrate nelle mani degli oligarchi, il cui potere è ormai  fuso e coincidente con l’apparato statale. I conti di questi ultimi sono da tempo concentrati in occidente. Per questo si può dire che il nazionalismo di Putin non è nient’ altro che retorica per mobilitare la popolazione a sostenere il regime russo
– A chi ti ispiri? Quale linea di pensiero segui?
Sono guidato inevitabilmente dal pensiero europeo che può essere chiamato di destra. Sono tendenzialmente anti modernista. Mi ispiro a quei personaggi che hanno fatto la storia, quelli i cui nomi che sono oggi scritti sui muri della sezione di CasaPound a Roma. Proprio il loro lavoro costituisce una parte del mio bagaglio culturale.
Per quanto mi riguarda metto in evidenza Ernst Jünger e Pierre Drieu La Rochelle.  CasaPound Per quanto riguarda gli autori russi invece apprezzo il lavoro di Boris Savinkov – leader dei socialisti-rivoluzionari, che ha attivamente combattuto contro il regime zarista prima e contro i bolscevichi poi, ed era in sintonia con il fascismo italiano. E’ anche molto importante per noi Gumilev, un poeta russo di spicco, eroe della prima guerra mondiale, ucciso poi dai bolscevichi, le cui poesie sono imbevute di spirito cavalleresco, pathos eroico e, non in ultimo, la negazione del presente.
– Riguardo l’ UE invece, cosa ne pensi?
In Russia non si discute molto dei problemi del unione europea mentre invece la questione russa è un argomento quasi centrale per i nazionalisti europei. Comunque sia, dal mio punto di vista, un’ Europa unita degli stati-nazionali dovrebbe essere diversa dall’ UE come oggi la intendiamo e la viviamo. Qui siamo di fronte ad una realtà che è nient’altro che l’Europa del capitale e della burocrazia internazionale.
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 – Tenendo conto della questione Ucraina, quali credi siano le prospettive possibili per la Russia?

La situazione nell’ Ucraina dell’est si è bloccata da entrambi i lati. Si pensa che durerà molto tempo, visto che nessuna delle due parti ha interesse a far finire questa guerra che dura ormai da un anno. Il governo russo ha usato uno schema simile già altre volte per le vicine Georgia (Abkhazia e Ossezia del Sud) e Moldova (Transnistria). Questa tattica viene messa in campo per non permettere al paese confinante di condurre una politica indipendente. D’altro canto poi, il nuovo governo ucraino borghese non vuole il ritorno dei nazionalisti volontari a Kiev, per cui, meglio se questi ultimi sono occupati di una guerra infinita con i separatisti. A proposito, è il caso di sottolineare che la guerra non è tra gli ucraini ed i russi, dato che ci sono combattenti russi da entrambe le parti della “barricata”. Piuttosto la guerra è tra i sostenitori dell’ Ucraina indipendente ed i revanscisti neo-sovietici della milizia.

Ho sentito che sei stato a Kiev l’anno scorso. Cosa ti ha spinto a sostenere la rivoluzione Ucraina?
Ho sempre avuto dei buoni rapporti con i nazionalisti ucraini ed ho sempre avuto rispetto per la loro lotta per la libertà e l’indipendenza. Sono stato al loro fianco per sostenerli non solo nelle idee ma per dare aiuto concreto. Ho preso questa decisione per poter guardare con i miei occhi la grandezza di quello che stava succedendo.
Taras

Ritrova te stesso : Blitz del Blocco Studentesco al carnevale di Saviano

Saviano, 17 Febbraio – In occasione del Carnevale cittadino, i militanti del Blocco Studentesco si sono resi protagonisti di  un vero e proprio blitz . Mascherati da politici e muniti di torce, per illuminare l’annichilimento delle coscienze, hanno sfilato per le affollate  strade del carnevale lanciando migliaia di volantini  tra la folla incuriosità .

 ”Mascherarci da politici è pura strategia” – spiega il Blocco Studentesco -, che vede nella burla carnevalesca una risposta , colorata e divertente all”apatia che affligge i  nostri coetanei . La sottile ironia che si cela nella nostra azione – continuano i militanti -, deve far breccia nel cuore della gente, affinchè non si smarrisca l’abitudine di rivendicare la nostra identità, mascherando la realtà dietro una facile maschera d’occasione.

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Viaggio tra i Nazionalisti: Ucraina.

In virtù delle profonde diatribe sorte tra euroscettici ed europeisti, il Blocco Studentesco Napoli vuole, attraverso una serie di interviste, chiarire gli aspetti salienti dei principali movimenti nazionalisti dei paesi europei ..
Punto di partenza è l’Ucraina, ormai oggetto di discussione dei nostri scenari politici da oltre un anno. Per chiarirci la questione un nostro militante ha intervistato Yurij.

 

– A che movimento appartieni? Com’è strutturato il movimento?

Appartengo al battaglione Azov, un battaglione volontario divenuto ora anche un reparto speciale della guardia nazionale ucrainalogo_distretto_del_divano. Il fondatore, nonchè comandante del reparto, è Andriy Biletskiy, in passato leader dell’ organizzazione di ideale social-nazionalista “Patriot Ukrainy”. Il suo operato politico lo ha reso nemico del governo criminale di Yanukovich.

Proprio per questo motivo è stato arrestato e, con un falso processo, è poi stato trasferito in prigione. Non si sa quanto tempo ancora Andriy avrebbe dovuto passare dietro alle sbarre  se non ci fosse stata la rivoluzione, lo scorso anno. Una delle richieste principali dei manifestanti più attivi è stata la scarcerazione incondizionata ed immediata di tutti i prigionieri politici repressi dal regime di Yanukovich ed in primis di Andriy. Le richieste sono state rispettate e quindi, dopo aver lasciato la prigione, Andriy decide di formare un’ organizzazione per contrastare l’inizio della nascita dei separatisti.

fascisti-ucraini-sitoNei primi tempi proprio gli scontri per strada sono stati terreno fertile per far si che alcuni ragazzi che si conoscevano già dai tempi della militanza in “Patriot Ukrainy” potessero radunarsi. Tutto ciò ha temprato lo spirito ed ha allontanato tutti coloro che non erano pronti a sacrificarsi per la vittoria. La formazione dei primi gruppi armati separatisti ha aperto nuove strade. E’ stata la scintilla che ci ha fatto capire che il periodo degli scontri per strada era finito, e c’era il bisogno di decisioni immediate. Si è iniziato a formare il battaglione ma non lo si poteva immaginare così come è diventato. Niente armi, difficoltà burocratiche ed organizzative e soprattutto mancanza di persone fisiche. Infatti, come spesso accade, non appena i giochi divengono seri i più deboli, coloro che non sono pronti, vengono a mancare. Alla nascita i numeri sono minimi. Si parla di 50 persone, poche asce, un paio di fucili, qualche arma aumatica e qualche arma civile… Da qui parte quello che in futuro diventerà il Battaglione “Azov”.
Questa introduzione deve chiarire quali sono le basi del battaglione. Nessun finanziamento esterno, a dispetto di chi, come i media russi, insinua eventuali finanziamenti provenienti dall’oligarca Kolomoyskij. Alcuni dei miei amici già a quel tempo faceva parte di Azov. Invece io ed i miei camerati per diversi motivi non riuscivamo ancora a raggiungere il battaglione e portavamo avanti la nostra piccola guerra nella nostra città Lugansk. Tutto ciò fino alla fine di maggio scorso, periodo in cui, ad essere sincero, il nome del battaglione non era sulla bocca di molti.
fascisti-ucraini-sitoNel frattempo, il giovane “Azov”, attraverso decine di cavilli burocrati, ottiene il riconoscimento ufficiale ed ottiene le prime armi, ma è ancora poco famoso. Nei circoli ristretti di ultras e di giovani con gli ideali giusti se ne inizia a parlare. Se ne parla come di un battaglione composto di ragazzi di spirito vicino al mio, composto da ragazzi comuni e camerati pronti per la nostra guerra. Fu allora che vidi il primo video di un’ azione seria del Battaglione Azov. Riconobbi molti miei amici pronti a cacciare via da Mariupol, una città di quasi mezzo milione di abitanti, quei figli di puttana.
In breve, il battaglione era formato da nazionalisti volontari con lo scopo di garantire la sicurezza nel settore M della regione di Donetsk.

In questo momento il reggimento conta 1000 combattenti, prevalentemente ucraini, ma con una componente di volontari provenienti dalla Russia, Bielorussia, Grecia, Francia, Italia e altri paesi europei che hanno a cuore la situazione dell’ Ucraina dell’Est. Al momento il reggimento dispone anche di un proprio reparto di artiglieria.

 

– Per cosa combatte “Azov”?

Se devo rispondere riferendomi ai motivi generali, Azov combatte per l’unità dell’ Ucraina e per la sua indipendenza. Se devo rispondere a questa domanda in modo più approfondito allora si può aggiungere che a parte i motivi generali che ci uniscono tutti, ognuno di di noi ha delle motivazioni personali. Siamo ragazzi normali, ci sono centinaia di altri ragazzi che, come noi, non sono nemmeno stati nel esercito, e di militari professionisti fino a poco tempo fa non ne avevamo. Per cosa combatte un ragazzo che fino a ieri stava nel parco con la fidanzata, o uno studente che ha abbandonato gli studi per venire a combattere con noi? O una persona come me che è dovuta scappare dalla propria città perchè il governo comunale si è venduto ai separatisti e adesso è ricercato solo perchè ha sempre amato e onorato la propria terra? Per mi si tratta della lotta per la mia terra. La lotta per garantire un futuro migliore ai miei figli. La lotta per il diritto di essere il padrone della propria terra. Una lotta che è iniziata molto tempo nella mia Lugansk, ancora nei periodi di pace. Una lotta che è iniziata nelle piazze, con i pugni, per difendere dai separatisti ucraini una ragazzina di 8 anni che, insieme con i suoi genitori, leggeva, ad una manifestazione pro-ucraina, le poesie in ucraino.

Crisis in Ukraine

– Cosa ne pensate della situazione politica attuale in Ucraina?
Posso esprimere la mia opinione personale? Non mi piace il vertice attuale del governo, presidente compreso. Non riesco ad appoggiare e a comprendere una persona che mente pubblicamente giorno e notte, spargendo promesse vuote. In generale non è meglio di quello precedente. Questo perché, alla base, bisogna cambiare il sistema politico, non le facce. Ma dal punto di vista della situazione attuale, credo che si debba accettare che per il momento non abbiamo un altro presidente. Altra considerazione fondamentale da fare è che smuovere la barca che sta per affondare non vale la pena. Non sarebbe null’altro che un altro punto a favore del Cremlino. Un altra rivoluzione, un’ altra guerra in tutto il paese. Il caos. Non è questo il momento per farlo. Non è il momento di regalare all’Ucraina una storia terrificante da raccontare e di rendere ribelli tutti i suoi cittadini. Non è il momento di rendere Putin un eroe e di dipingere gli ucraini come coloro che hanno portato al disastro un paese. Per il momento bisogna combattere i nemici esterni, poi si dovrà pensare a quelli interni.

 

 Qual è il vostro pensiero sull’ Ue?

10955719_776597815758948_4589644687188400665_nBeh questa e’ una questione alquanto delicata. L’Ucraina deve essere libera ed indipendente per cui, qualsiasi decisione e’ solamente un passo per raggiungere questo obiettivo. Una mossa strategica, mai un punto di arrivo. Per cui, tante parole sarebbero sprecate.

 

 

 

Azov

 

By Taras

Foibe: la Storia taciuta.

Ciò di cui parleremo oggi riguarda una storia taciuta; tanti sono i motivi per cui ciò che segue è stato messo in atto. Siamo a metà settembre del 1943. La zona di Istria, Fiume e Dalmazia, viene occupata dai partigiani comunisti di Tito. Essi, insieme ai partigiani comunisti italiani, muniti  di armi e mezzi che gli Alleati fornivano loro, nutrivano il progetto di avanzare sino ad Udine, approfittando della distrazione dei principali protagonisti della seconda guerra mondiale, impegnati in diversi fronti. All’ inizio si pensava perlopiù all’ intenzione di conquistare queste terre. Passo successivo, mosso dall’odio etnico, fu la “deitalianizzazione”, attraverso la metodica del genocidio, dei territori occupati. Italiani, senza particolari distinzioni di sesso, età o orientamento religioso o politico, venivano prelevati dalle loro case e torturati. Un’unica colpa li accomunava: non partecipare attivamente a piani espansionistici di Tito. Ricordiamo che il terrorismo etnico dei partigiani di Tito costrinse 350000 persone a fuggire dalle proprie terre e altre 20000, o forse più,  furono uccise con le modalità più atroci. Le vittime erano poste sull’orlo di una foiba, una particolare cavità carsica, molto profonda, e legate di spalle a coppie con filo di ferro; poi si sparava al primo cosicché, cadendo, avrebbe trascinato con se il secondo, spesso sottoposto ad un’agonia terribile se i ripetuti colpi contro le pareti rocciose dalla foiba non fossero stati sufficienti a procurargli presto la morte. Nella sola foiba artificiale di Basovizza, profonda 256 metri, è stato calcolata, considerando la profondità del pozzo prima e dopo la strage, una differenza di circa trenta metri; il risultato è agghiacciante: 300 metri cubi riempiti con circa 2000 cadaveri. L’infoibamento non fu l’unica metodica usata per sradicare l’italianità dalle zone giuliane: furono infatti istituiti campi di concentramento situati a Borovnica, Maribor, Aidussina e in molte altre zone dell’ex-Jugoslavia. Anche il governo italiano, d’altra parte, non fu poi tanto solidale. Si stima che parte dei 350000 profughi fu costretta a viaggiare via treno senza alcuna sosta o ristoro, e rinchiusa poi per anni in campi di accoglienza in condizioni di vita estremamente disagiate. Si trattava però di profughi e vittime scomode: meno se ne sapeva e meglio sarebbe stato. A far riscoprire questo stralcio di storia dimenticata hanno contribuito in modo più efficace che mai, oltre alle opere scritte dagli esuli sopravvissuti, gli appuntamenti televisivi di questi giorni in vista della “Giornata del Ricordo” (10 febbraio): dai vari programmi televisivi, passando per il nuovo spettacolo ”Magazzino 18 di Simone Cristicchi sino al film “Il cuore nel pozzo” con Giuseppe Fiorello. Tuttavia sorge spontanea una considerazione: Possibile che solo ora, dopo 60anni, possiamo assistere all’uscita del primo film sulle stragi di cui gli Italiani stessi furono vittime? Certo la cinematografia non ha atteso altrettanto per film sull’ Olocausto, ma per quale motivo? Probabilmente perché le Foibe non sono ancora entrate nella cosiddetta “memoria condivisa”. Se ne ha la conferma dalle dichiarazioni del ministro degli esteri sloveno Vajgl, che dichiarò la sua preoccupazione perché non approvava che “in un’istituzione parastatale, come la RAI, venisse prodotto un film che è una provocazione e un’offesa per il popolo sloveno” nonché un “falso storico, che trasforma in colpevole un popolo che per tutta la sua storia è stato invece sottoposto all’ aggressività dei popoli vicini”. D’altronde di che possiamo lamentarci se neppure noi Italiani abbiamo mai preteso seriamente il riconoscimento di questi crimini? Come possiamo criticare un ministro degli esteri sloveno se un nostro presidente della repubblica, Sandro Pertini,  ha reso omaggio a queste barbarie baciando la tomba al funerale del maresciallo Tito? Sembra impossibile che dopo tanti anni ancora non siano stati aperti completamente gli archivi di Lubiana ed ancora più assurdo che intere pagine di storia manchino all’ appello nei testi scolastici. Tutto il materiale in circolazione fino agli anni 2000 offre una conoscenza parziale sull’ argomento. Ancora si hanno dubbi sul numero effettivo delle vittime trucidate da Tito e dai suoi scagnozzi. Addirittura, cosa ben peggiore, oggi come in passato, tante frange della sinistra italiana cercano di seppellire definitivamente la questione “Foibe”: Vittime colpevoli solo d’essere Italiane e a cui non è stata fatta giustizia; criminali di guerra mai perseguiti spacciati dalla storia come fantomatici combattenti per la libertà. Non è forse giunta l’ora, dopo 71 anni, di chiarire se si vuole fare la storia o la politica? Se si vuole scrivere la storia, è ora di riscoprire fatti su cui si è volutamente e vergognosamente taciuto; perché la storia fatta di omissioni e strumentalizzazioni politiche non è maestra di vita, e la storia si sa, è scritta dai vincitori…Purtroppo.

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