Foibe: la Storia taciuta.

Ciò di cui parleremo oggi riguarda una storia taciuta; tanti sono i motivi per cui ciò che segue è stato messo in atto. Siamo a metà settembre del 1943. La zona di Istria, Fiume e Dalmazia, viene occupata dai partigiani comunisti di Tito. Essi, insieme ai partigiani comunisti italiani, muniti  di armi e mezzi che gli Alleati fornivano loro, nutrivano il progetto di avanzare sino ad Udine, approfittando della distrazione dei principali protagonisti della seconda guerra mondiale, impegnati in diversi fronti. All’ inizio si pensava perlopiù all’ intenzione di conquistare queste terre. Passo successivo, mosso dall’odio etnico, fu la “deitalianizzazione”, attraverso la metodica del genocidio, dei territori occupati. Italiani, senza particolari distinzioni di sesso, età o orientamento religioso o politico, venivano prelevati dalle loro case e torturati. Un’unica colpa li accomunava: non partecipare attivamente a piani espansionistici di Tito. Ricordiamo che il terrorismo etnico dei partigiani di Tito costrinse 350000 persone a fuggire dalle proprie terre e altre 20000, o forse più,  furono uccise con le modalità più atroci. Le vittime erano poste sull’orlo di una foiba, una particolare cavità carsica, molto profonda, e legate di spalle a coppie con filo di ferro; poi si sparava al primo cosicché, cadendo, avrebbe trascinato con se il secondo, spesso sottoposto ad un’agonia terribile se i ripetuti colpi contro le pareti rocciose dalla foiba non fossero stati sufficienti a procurargli presto la morte. Nella sola foiba artificiale di Basovizza, profonda 256 metri, è stato calcolata, considerando la profondità del pozzo prima e dopo la strage, una differenza di circa trenta metri; il risultato è agghiacciante: 300 metri cubi riempiti con circa 2000 cadaveri. L’infoibamento non fu l’unica metodica usata per sradicare l’italianità dalle zone giuliane: furono infatti istituiti campi di concentramento situati a Borovnica, Maribor, Aidussina e in molte altre zone dell’ex-Jugoslavia. Anche il governo italiano, d’altra parte, non fu poi tanto solidale. Si stima che parte dei 350000 profughi fu costretta a viaggiare via treno senza alcuna sosta o ristoro, e rinchiusa poi per anni in campi di accoglienza in condizioni di vita estremamente disagiate. Si trattava però di profughi e vittime scomode: meno se ne sapeva e meglio sarebbe stato. A far riscoprire questo stralcio di storia dimenticata hanno contribuito in modo più efficace che mai, oltre alle opere scritte dagli esuli sopravvissuti, gli appuntamenti televisivi di questi giorni in vista della “Giornata del Ricordo” (10 febbraio): dai vari programmi televisivi, passando per il nuovo spettacolo ”Magazzino 18 di Simone Cristicchi sino al film “Il cuore nel pozzo” con Giuseppe Fiorello. Tuttavia sorge spontanea una considerazione: Possibile che solo ora, dopo 60anni, possiamo assistere all’uscita del primo film sulle stragi di cui gli Italiani stessi furono vittime? Certo la cinematografia non ha atteso altrettanto per film sull’ Olocausto, ma per quale motivo? Probabilmente perché le Foibe non sono ancora entrate nella cosiddetta “memoria condivisa”. Se ne ha la conferma dalle dichiarazioni del ministro degli esteri sloveno Vajgl, che dichiarò la sua preoccupazione perché non approvava che “in un’istituzione parastatale, come la RAI, venisse prodotto un film che è una provocazione e un’offesa per il popolo sloveno” nonché un “falso storico, che trasforma in colpevole un popolo che per tutta la sua storia è stato invece sottoposto all’ aggressività dei popoli vicini”. D’altronde di che possiamo lamentarci se neppure noi Italiani abbiamo mai preteso seriamente il riconoscimento di questi crimini? Come possiamo criticare un ministro degli esteri sloveno se un nostro presidente della repubblica, Sandro Pertini,  ha reso omaggio a queste barbarie baciando la tomba al funerale del maresciallo Tito? Sembra impossibile che dopo tanti anni ancora non siano stati aperti completamente gli archivi di Lubiana ed ancora più assurdo che intere pagine di storia manchino all’ appello nei testi scolastici. Tutto il materiale in circolazione fino agli anni 2000 offre una conoscenza parziale sull’ argomento. Ancora si hanno dubbi sul numero effettivo delle vittime trucidate da Tito e dai suoi scagnozzi. Addirittura, cosa ben peggiore, oggi come in passato, tante frange della sinistra italiana cercano di seppellire definitivamente la questione “Foibe”: Vittime colpevoli solo d’essere Italiane e a cui non è stata fatta giustizia; criminali di guerra mai perseguiti spacciati dalla storia come fantomatici combattenti per la libertà. Non è forse giunta l’ora, dopo 71 anni, di chiarire se si vuole fare la storia o la politica? Se si vuole scrivere la storia, è ora di riscoprire fatti su cui si è volutamente e vergognosamente taciuto; perché la storia fatta di omissioni e strumentalizzazioni politiche non è maestra di vita, e la storia si sa, è scritta dai vincitori…Purtroppo.

foibe

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