RSI: Idea assoluta.

Era l’estate 1944 quando, durante i bombardamenti, aerei angloamericani, lanciarono dei «volantini» che annunciavano l’avvenuta esecuzione di giovani «sabotatori» appartenenti ai «Reparti Speciali» della RSI. Insieme alla logica del «bombardamento a tappeto», il lancio di questi «volantini», rientrava nella tecnica della «guerra del terrore». Su un lato del foglio erano stampate le foto dei giovani giustiziati, sul retro erano indicati i loro nomi, il luogo e la data di nascita. Il testo così continuava: <> . La legge internazionale ammette la pena di morte quale punizione dei reati quali spionaggio e sabotaggio. Quei giovani appartenenti ai «Reparti Speciali» della RSI, se catturati dagli Alleati non in uniforme regolamentare, erano passibili della pena di morte.  Dopo il disastro dell’8 settembre ’43, la “resistenza” contro le forze occupanti straniere, nel Sud d’Italia, fu condotta da fascisti. Queste erano piccole formazioni clandestine che operavano isolatamente. Nel Nord, nella nascente RSI, si formarono «Servizi Speciali», nei quali operavano giovani volontari che, audacemente, attraversavano le linee del fronte per operare con azioni di sabotaggio e raccolta d’informazioni. Il loro numero era di circa 4000 volontari e di questi, tra i settanta e i 100, furono catturati e passati per le armi. Quei ragazzi provenivano da ogni regione d’Italia. “Nel gigantesco scontro del sangue contro l’oro, qui tra gennaio e maggio del 1944, nella visione di una più grande Italia e in un’Europa unita, caddero, fucilati dall’ invasore anglo americano, i giovani soldati della R.S.I.”; questo è inciso sulla lapide di Sant’Angelo in Formis (CE)  dove ragazzi che credevano in un ideale furono  fucilati, trattati come spie degne di disprezzo e presto dimenticati. In realtà, però, furono dei puri eroi. I primi: Bertoli Mauro e Luigi Cancellieri, rifiutando l’armistizio dell’8 settembre, decisero di arruolarsi nei «Servizi Speciali» dell’Esercito della RSI. Iniziarono immediatamente le missioni loro assegnate ma furono catturati dagli inglesi nel dicembre 1943 e furono sottoposti a torture e interrogatori; non rivelarono nulla che potesse compromettere le missioni degli altri camerati. La mattina del 21 gennaio 1944 furono caricati su un camion e trasportati sul luogo dell’esecuzione, in una cava di S. Angelo in Formis. Marino Canteli ed Enrico Menicocci, dopo la cattura, gli interrogatori ed il giudizio, furono condotti anche loro, il 16 aprile 1944, nelle cave di S. Angelo in Formis per essere giustiziati. Il 30 aprile 1944 fu la volta di Italo Palesse, Franco Aschieri, Mario Tapolin e Vincenzo Tedesco. PalesseDi questo gruppo, Italo Palesse è noto perché su di lui si scagliò una menzogna comunista, poi smascherata. Franco Aschieri quando fu catturato fu prima  portato in un campo di prigionia algerino (a causa della sua minore età) ed in seguito, appena compiuti i diciotto anni, fu riportato in Italia per essere fucilato. Le parole di Aschieri prima della fucilazione furono: «Io cado ucciso in questa immensa battaglia per la salvezza dello spirito e della civiltà, ma so che altri continueranno la lotta per la vittoria che la Giustizia non può che assegnare a noi. Viva il fascismo. Viva l’Europa». Il 6 maggio 1944, a S. Maria Capua Vetere furono giustiziati: Alfredo Calligaro, Domenico Donnini, Virgilio Scarpellini e Giulio Sebastianelli, appartenenti tutti alla DECIMA MAS. Dei primi due non si hanno molte notizie; Di Virgilio Scarpellini si sa che riuscì a portare a termine la missione della polveriera di Aversa, ma, mentre tentava di raggiungere il sommergibile che lo avrebbe riportato nelle proprie linee, fu catturato. Gli Alleati lo interrogarono per diciotto giorni, ma il giovane, con fermezza, non tradì mai la sua Idea. Portato avanti al plotone d’esecuzione, intonò l’Ave Maria di Schubert e poi fu fulminato dalla scarica di dodici moschetti. Paolo Poletti, nato a Firenze il 26 ottobre 1919, subì sevizie tanto atroci che impazzì. Il giovane fu ammanettato e rinchiuso in cella, ma urlava in continuazione, si strappava i vestiti di dosso, si graffiava. Gli Yankee fecero in modo di avere il pretesto per giustificare l’eliminazione di Poletti, testimone pericoloso e scomodo. Due giorni dopo la sua uccisione fu portato anche lui a Sant’Angelo in Formis. In un tempo dove era molto semplice salvarsi la pelle e decidersi di schierarsi con l’invasore per essere poi definito un “eroe”, questi ragazzi, la maggior parte  appena adulti, hanno rischiato la propria vita per l’onore della patria, per il fascismo, per la libertà, ma soprattutto per l’Italia. Che siano monito, nonostante la damnatio memoriae che la storiografia gli ha attribuito,  lasciandogli un ruolo marginale o di secondo piano.

lapidi RSI 3 

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