70 anni dopo: Piazzale Loreto.

“Con la barba di Bombacci ci farem gli spazzoli per pulire le scarpe a Mussolini”. Così cantavano nel ’22 gli squadristi e così apre una breve digressione storica su Piazzale Loreto lo scrittore Pietrangelo Buttafuoco. Piazzale Loreto, 28 aprile 1945. La voce si sparge velocemente, le folle accorrono, inveiscono, qualcuno si accanisce contro i corpi riversi sulla strada, una vecchia megera urina sul viso di uno di essi. Una pagina nera della Nostra storia si sta scrivendo. Il Duce e’ morto e, in quella piazza, nella totale assenza di decoro e rispetto, viene esposto il suo corpo, rivolto a testa in giù. Non e’ il solo; insieme con lui c’è, inaspettatamente per qualcuno, Nicolino Bombacci, fondatore del Pci; poi ancora Claretta Petacci, la quale assolutamente non ebbe alcun ruolo politico ed una quindicina di gerarchi rimasti fedeli al Duce, tra cui Goffredo Coppola, rettore dell’università di Bologna; Alessandro Pavolini, segretario del Pnf; Augusto Liverani, Ruggero Romano, Ferdinando Mezzasoma, Paolo Zerbino, ministri della Rsi. Sputi, calci, scherni, qualche colpo di pistola e qualche partigiano che issa i corpi; un sacerdote vicino ai partigiani, don Pollarolo, che, per far cessare le risa, con uno spillone da balia chiude la gonna della Petacci, non prima di averle sputato addosso. Questa e’ la scena che si rivela agli occhi degli spettatori e che racchiude tutto l’odio e la vergogna dei partigiani. Piazzale Loreto. Altro sangue, altri tempi. E’ il 10 agosto del 1944 quando, “con metodi contrari ai sentimenti degli Italiani e che ne offendevano la naturale mitezza”, le truppe tedesche ordinarono al gruppo Oberdan della legione Ettore Muti della Rsi di fucilare 15 partigiani ed esporne poi i corpi in pubblica piazza per vendicarsi di un attentato subito l’8 agosto condotto contro un commando nazista ed operato dai Gap  (Gruppi di Azione Patriottica). Mussolini duramente giudicherà quell’atto, ben consapevole del peso che quella vicenda avrebbe assunto. “Pagheremo caro Piazzale Loreto”; un presagio, la consapevolezza che altro sangue sarebbe stato versato. Purtroppo, il Suo. Ancora molti dubbi sulla sua morte, sulle dinamiche. Nel perfetto stile partigiano, anche questi ultimi, nel ricostruire le ultime ore del Duce, si sono più volte smentiti e contraddetti. Il “boia”, Walter Audisio, alias Valerio, avrebbe raccontato di aver sparato una raffica di colpi su Mussolini prima e sulla Petacci poi, dopo averli fatti allineare con le spalle al muro. Uccisi brutalmente, senza alcun processo, evitando così che “l’accusato potesse divenire pubblico accusatore”. Tale versione non coinciderebbe con gli esami del medico legale che rivelerebbero non solo colpi d’arma da fuoco che colpiscono di striscio i corpi e non direttamente, ma non giustificherebbe le ferite ano-vaginali e la presenza di sperma riportate dalla Petacci e tantomeno le ferite inferte sul corpo di Mussolini, ad indicare la violenza subita dai corpi stessi. Non in ultimo, la natura delle ferite, rivelerebbe che queste ultime siano state inferte su corpi nudi, avvalorando l’ipotesi della violenza. Scena che sarebbe avventa quest’ultima a Giulino di Mezzegra, sul lago di Como, nella villa dei coniugi De Maria, in cui il Duce si sarebbe recato il pomeriggio del 25 aprile. I proprietari della villa rivelarono in seguito che, prima di cenare, Mussolini chiese che la sua pietanza venisse assaggiata, temendo di poter essere avvelenato. Eppure, altre ricostruzioni, riporterebbero proprio la possibilità che avesse ingerito una capsula di cianuro e sia stato così rinvenuto dalle milizie dei Gap in preda alle convulsioni e poi ucciso. Ciò che con precisione si sa e’ che, lasciata la villa dove si erano rifugiati, i corpi di Mussolini, della Petacci, di Bombacci e dei generali al loro seguito furono condotti a Piazzale Loreto. Ed e’ qui che si richiude il cerchio. Ed e’ da qui che ripartono alcune truppe fasciste che, dopo attente ricerche, riescono a trafugare la salma dal luogo dove era stata posta per dargli poi, in seguito, degna sepoltura (D. Leccisi). Benito_Mussolini_1E le immagini di quel Piazzale Loreto restano nella mente, in cerca di quella chiarezza che neanche gli esecutori hanno mai fornito. Ed e’ li’, così come altrove, che riecheggiano le ultime parole di Bombacci: Viva l’Italia, Viva il Fascismo. Perché evidentemente, in punto di morte, si comprende qualcosa in più. Perché, probabilmente, gli Italiani, la Storia, dovrebbero imparare a raccontarsela.

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