2 agosto 1980: nessuno di noi era a Bologna.

Era un sabato di agosto, il 2 Agosto 1980, 10:25 di mattina; un boato sconvolge numerose vite. Il bilancio è di 85 morti e 200 feriti tra ustionati e mutilati. Era esplosa una bomba all’interno della sala d’attesa della seconda classe della stazione centrale di Bologna. stragebologna05 L’orologio, tutt’ora fermo su quell’ora, sancisce la devastante conseguenza che quella giornata ebbe, non solo sulle famiglie di chi aveva perso la vita, ma anche di chi aveva perso la propria anima. Nessuno per sapeva ancora la causa del boato, uomini scappavano ovunque.
L’intera città si mobilitò per soccorrere le vittime di quel devastante incidente; i pompieri misero a disposizione alcuni autobus dati loro in dotazione per trasportare i corpi senza vita di chi, quella mattina, aspettava tranquillo il treno non sapendo a cosa stavano andando in contro. Alle 17:30 (con molta calma), l’allora presidente del consiglio, Alessandro Pertini, arrivò con l’elicottero di stato all’aeroporto più vicino. Arrivato sul posto, ai giornalisti, preso da un finto sgomento, con la finzione che contraddistingueva i politici dell’epoca più di quelli odierni, escalmò : << Signori non ho parole, siamo di fronte all’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia>>. Avevano inzio così le indagini, per l’attentato più grave e devastante del dopoguerra italiano, la cosìddetta “Strage di Bologna”. Inizialmente si pensò ad una fuga di gas; successivamente, trovato il cratere causato dell’esplosione si iniziò a capire che non si trattava di un avvenimento accidentale bensì di un esplosione voluta, causata da una bomba. Ci furono allora due piste distinte e separate, la pista palestinese e la pista dei Nuclei Armati Rivoluzionari. LA PISTA PALESTINESE: Secondo queste indagini l’esplosivo a tempo fu piazzato dall’ FPLP(Fronte popolare per la Liberazione della Palestina). Come movente fu usato il fatto che, violato il cosiddetto lodo moro, ossia quell’insieme di accordi tra l’Italia ed i palestinesi, secondo i quali avrebbero consentito il loro traffico di armi qui in Italia, arrestando l’anno precedente un membro di spicco dell’organizzazione terroristica, chiamato dopo Abu Anzeh Saleh. LA PISTA DEI NAR: Secondo questa tesi, la responsabilità dell’attentato è da attribuire ai membri dei Nuclei Armati Rivoluzionari. Il movente secondo i giudici, a parte le strategie di tensione, fu il fatto che si voleva dare una forte, spinta verso destra al paese.

A destra Giuseppe Valerio Fioravanti (Giusva), a sinistra Francesca Mambro in una foto del processo.
A destra Giuseppe Valerio Fioravanti (Giusva), a sinistra Francesca Mambro in una foto del processo.

La pista che venne scelta, fu quella più semplice da scegliere; quella dei NAR, così, dopo innumerevoli processi, senza prove ed incoerenti con i fatti accaduti, Giusva e la Mambro furono condannati all’ergastolo. Tutt’oggi negano la loro complicità nell’attentato dichiarando che quel giorno erano, sì, insieme ma non a Bologna bensì a Padova, tale dichiarazione fu provata tramite una lettera scritta da llich Ramirez Sanchez, meglio conosciuto come Comandante Carlos o solo Carlos, nel 2012 nella quale scagionava i militanti estremisti nella strage e scandiva esplicitamente di voler collaborare con la magistratura italiana, per far risalire alla luce la verità, cancellando così tutte le bugie dette e per le quali innocenti hanno scontato pene non di loro responsabilità. Ad oggi il governo italiano non ha ancora accettato la proposta dello “sciacallo”, sarebbe troppo scomoda per la storia rossa, del dopoguerra italiano.

nel-ricordo-della-strage-di-bologna-basta-bugie-e-ipocrisia

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