Il pensatore pericoloso: Ezra Pound.

Grande poeta e saggista, importante esponente del modernismo, visse quasi tutta la sua vita in Italia. Dopo gli studi di filologia presso l’Università della Pennsylvania a Filadelfia, Pound decise di dedicarsi completamente alla poesia e di intraprendere un lungo viaggio oltreoceano, soggiornando prima a Londra e poi a Parigi. La capitale britannica lo influenzò sia per la letteratura cortese che medievale ed inoltre per personaggi illustri come W. B. Yeats,T. S. Eliot e Joyce. Dopo la prima guerra mondiale e l’inizio della stesura dei Canti, il poeta lasciò Londra per approdare a Parigi, città all’avanguardia nella cultura europea. Terminata poi la parentesi parigina, Pound si trasferirà definitivamente a Rapallo, in Italia , dove potrà terminare i suoi Canti ed approfondire i suoi studi sulla letteratura cinese, in particolare su Confucio. Come durante le esperienze londinesi e parigine, anche in Italia Pound divenne promotore di circoli letterari e di numerose iniziative culturali. La sua poetica era un insieme di idee nuove e sperimentali , in particolare, una poesia multilingue in cui convergevano sia l’influenza del mondo Occidentale che quello Orientale, con riferimenti sia all’età classica(greco-romana) che alla tradizione letteraria cinese(Confucio). Grazie a questa poetica metafisica contraddistinta da un elaborata mescolanza di pathos e logos, espressi con delicato raziocinio, Pound diviene il promotore di una nuova corrente culturale: il modernismo, che insieme alla poesia di Eliot farà scuola in tutto il mondo. Inoltre, egli è alla ricerca di un’espressione più raffinata e nobile dei propri pensieri, i quali vengono descritti con concetti energici e potenti. La narrazione dei suoi versi non segue un filo cronologico ma procede attraverso continui spostamenti nel tempo, e solo. In un secondo momento la sua poetica diviene “libera”e “sperimentale”, ossia più simile al linguaggio quotidiano. I momenti poetici si alternano tra passato, presente e futuro in un costante fluire fra scene umane e visioni celesti, verità storiche e intuizioni poetiche, per illustrarci temi moderni, filosofici o universali, al di là della semplice poesia. Infatti in un suo manoscritto (l’Istrione) egli scrive: “Nessuno mai osò scrivere questo, ma io so come le anime dei grandi talvolta dimorano in noi, e in esse fusi non siamo che il riflesso di queste anime”. I “Canti” , invece, rappresentano un capolavoro della letteratura modernista, i cui componimenti si ispirano alla tradizione omerica (Odissea) e dantesca (La Divina Commedia) .Egli inoltre, riscrive il concetto filosofico di immanenza, secondo il quale è nell’inscindibilità tra ciò che risiede nell’essere e tra ciò che è l’essenza stessa di un soggetto che il poeta può iniziare a maturare una visione del mondo e della politica molto complessa e particolare. Infatti in un suo famoso aforisma egli afferma: “Se un uomo non è disposto a rischiare qualcosa per i suoi ideali, o i suoi ideali non valgono niente, o non vale niente lui”. Pound è alla ricerca di un sistema politico, culturale, sociale ed economico alternativo a quelli capitalista e comunista. Durante la sua permanenza in Italia, il poeta inizia ad avvicinarsi al fascismo, esprimendosi in questi termini :«Il primo atto del Fascismo è stato salvare l’Italia da gente troppo stupida per saper governare, voglio dire dai comunisti senza Lenin. Il secondo è stato di liberarla dai parlamentari e da gruppi politicamente senza morale. Quanto all’etica finanziaria, direi che dall’essere un paese dove tutto era in vendita, Mussolini in dieci anni ha trasformato l’Italia in un paese dove sarebbe pericoloso tentare di comperare il governo». Nel libro intitolato “ Jefferson e Mussolini”, Pound descrive le doti caratteriali e politiche del Duce, lodandone i provvedimenti sociali per i lavoratori e le opere pubbliche, ma soprattutto la politica economica del fascismo. In quest’opera, egli ricostruisce un importante accostamento tra Mussolini e Jefferson (il presidente degli Stati Uniti d’America redattore della Dichiarazione di Indipendenza). Entrambi infatti hanno avuto un atteggiamento culturale e politico che esaltava il popolo, sulla base di principi di ispirazione socialista e in più, sono stati dei grandi sostenitori della politica agraria. In seguito partecipò a molte trasmissioni radiofoniche in cui difendeva sia il fascismo che il nazionalsocialismo, accusando invece gli angloamericani di aver iniziato una guerra contro quei paesi (Italia e Germania in primis) che si erano ribellati al giogo dell’usura e dell’alta finanza internazionale. Parte della poetica e della letteratura di Pound è dedicata al problema economico-finanziario dell’usura, ossia a quella pratica deplorevole che consiste nel fornire dei prestiti a un tasso di interesse elevato per cui un debitore difficilmente potrà restituire. I suoi più importanti lavori su questo tema sono:Abc dell’Economia” e “Lavoro e Usura”. Partendo da un principio fondamentale descritto nell’ “Etica” di Aristotele (“Il denaro non può generare denaro”), il poeta idealizza un sistema di fiscalità monetaria anti-usura atto a ridimensionare il potere delle banche all’interno di uno Stato. Se una nazione non ha il controllo della propria moneta diverrà sempre più dipendente dall’economia e dalla finanza per cui le sorti di un popolo verranno decise da un gruppo ristretto di individui che fondano il proprio potere sul prestito di denaro (plutocrazia). Se il denaro viene riconosciuto come una convenzione sociale e non come merce di scambio, allora lo Stato non ha bisogno di indebitarsi, essendo esso stesso una fonte di credito illimitata, perché sovrano della propria moneta. Sull’usura Pound recita testualmente: ”E’ una tassa prelevata sul potere d’acquisto senza riguardo alla produttività”. La vera produttività per il poeta è una ricchezza distribuita, attraverso il lavoro, a tutti i lavoratori, supponendo che il lavoro come il denaro non è merce di scambio. Persino da un punto di vista religioso egli analizza il prestito del denaro, identificandolo come un “peccato contro natura”, come scrive nel canto de L’Usura:” Con usura nessuno ha una solida casa di pietra squadrata e liscia per istoriarne la facciata, con usura non v’è chiesa con affreschi di paradiso harpes et luz e l’Annunciazione dell’Angelo con le aureole sbalzate, con usura nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine non si dipinge per tenersi arte in casa ma per vendere e vendere presto e con profitto, peccato contro natura, il tuo pane sarà staccio vieto arido come carta, senza segala né farina di grano duro, usura appesantisce il tratto, falsa i confini, con usura nessuno trova residenza amena…”. Il poeta rimase fedele alla linea politica ed economica del Partito Fascista Italiano fino alla caduta di Mussolini; in seguito aderì alla Repubblica Sociale Italiana (RSI) di cui apprezzò la cosi detta “socializzazione dell’economia”, una teoria economica che tendeva ad allargare la proprietà dei mezzi di produzione ai lavoratori di un azienda e non al capitalista. Solidale fino alla fine al fascismo, Pound compose anche dei canti in onore di Mussolini e sulla devastazione compiuta dagli Alleati nelle città italiane, tra cui anche Forlì e Predappio (città natale del Duce). Infine, venne catturato dai partigiani e consegnato come prigioniero politico agli americani, i quali deportarono il poeta in un campo di prigionia. Durante questa reclusione e a causa di condizioni igienico-sanitarie inesistenti egli subirà un deperimento fisico e mentale che non gli impedirà di continuare a scrivere la sua poesia. In seguito verrà condotto in America per il processo,dove una perizia psichiatrica lo dichiarerà infermo di mente e sarà trasferito in un ospedale criminale. La sua “follia”, anzi, il suo “errore” è nel aver constatato che il sistema usurario bancario fu la vera causa della guerra mondiale e nel aver riconosciuto nell’ alta finanza ebraica il vero potere di controllo mondiale. Pound fu cosi bollato come “pensatore pericoloso” dal “regime democratico” statunitense e allontanato definitivamente dalla scena culturale mondiale. Dirà in seguito in suo aforisma: “ Il vero guaio della guerra moderna è che non da a nessuno l’opportunità di uccidere la gente giusta”. Grazie alle numerose petizioni sottoscritte da artisti, scrittori e poeti di tutto il mondo e alle numerose manifestazioni e proteste in favore del suo rilascio, Ezra Pound, dopo dodici anni di reclusione verrà finalmente liberato. Ritornato in Italia, verrà finalmente riabilitato da un punto di vista letterario ,divenendo il centro culturale di numerosi artisti e scrittori che si susseguirono negli ultimi anni della sua vita. All’estero, il poeta diviene ospite di numerose conferenze culturali e di mostre letterarie in cui sarà ricevuto con tutti gli onori. Morirà infine a Venezia nella sua amata Italia. Tutto ciò che questo immenso poeta ha lasciato alle future generazioni è un patrimonio imponente di poesia e filosofia, ma in particolare una consapevolezza e una continuità di ciò che un tempo eravamo, che siamo e che diventeremo in futuro. Essere coscienti della gloria dei nostri avi, combattere nel presente e assaltare il futuro, è questo il vero testamento di Ezra Pound per i giovani d’oggi!

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Ogni giorno è Piazza Navona.

NavonaSono passati ormai 7 anni da quel giorno di passione che fu “Piazza Navona”, o quantomeno, la nostra Piazza Navona.
In realtà non si può considerare il singolo giorno 29 Ottobre 2008, ma si dovrebbero prendere le due settimane che ci portarono a quella data. Si, perché furono due settimane di passione con scuole occupate, sit in, manifestazioni lampo, azioni improvvise, nottate spese a ragionare su ciò che avremo dovuto fare l’indomani, partite a risiko, un paio di birre, tanti caffè e qualche amore sbocciato. Due settimane che parevano un film e gli ultimi tre giorni dove si amplificarono a dismisura le attenzioni verso il movimento, con noi che eravamo certi che la Vittoria l’avevamo in tasca e che la rivoluzione non sarebbe stata poi così lontana.

Ci battevamo contro la riforma Gelmini e la Legge 133, veri preludi verso la scuola azienda a cui, ogni anno di più, stiamo andando incontro. Sotto la menzogna della “responsabilizzazione” dei presidi si riesce a distruggere l’apparato formativo del Paese.

Ci battevamo, dicevo, e lo facevamo senza troppi problemi se vicino a noi c’era gente di sinistra o di destra. Ci sentivamo parte di una rivolta generazionale che andava ben al di là dello schieramento. Il nostro pensiero era: portare il nostro contributo e la nostra identità alla “rivolta” generazionale senza ledere a nessuno e pretendendo di non farci in nessun modo ledere da nessuno. Infatti, cercando su internet, troverete molte foto o video dove si vedono i nostri abbracciati, o vicini, a militanti di sinistra con tanto di magliette super riconducibili al loro mondo.

Gli ultimi 3 giorni che portarono al 29 Ottobre, quindi anche il 27 e il 28, furono giorni di manifestazioni oceaniche dove il Blocco Studentesco si era ritrovato alla guida di circa 20.000 studenti (da fonti stampa) dove si subodoravano problemi e interessi da parte di alcuni antifascisti di distruggere il fronte comune studentesco. Volarono schiaffoni. Ma nulla ci faceva presagire che l’epilogo sarebbe divenuto così famoso…

La conclusione di tutto ciò la si conosce.
Circa 300 antifascisti cercarono di rompere l’idillio generazionale tra studenti di “destra” e studenti di “sinistra”. E noi, a questi signori, abbiamo risposto in questo modo, con questa foto. Nessun passo indietro e la promessa eterna di non cedere mai più un centimetro all’antifascismo che fosse esso militante, politico o culturale.

Potrò apparire un fanatico, e forse lo sono, ma quella per noi fu una trincea e ce la portiamo ogni giorno con noi. Ogni giorno è Piazza Navona. Ogni giorno non cederemo il passo all’antifascismo.

Francesco Polacchi

A Mario, ucciso dall’odio antifascista.

Il 1975 è un anno terribile, uno dei più bui degli anni di piombo. Dopo gli omicidi di Mikis Mantakas e Sergio Ramelli, la violenza degli antifascisti colpirà un altro militante missino a Roma, il giovane Mario Zicchieri, ucciso a fucilate mentre si trovava davanti la sua sezione al Prenestino. La sua morte è un paradigma di quegli anni in cui aspiranti brigatisti, come battesimo del fuoco, sparavano su sezioni, bar o qualsiasi luogo di ritrovo dove potessero trovarsi dei fascisti. Quel pomeriggio del 29 Ottobre Mario e altri due suoi camerati si trovavano in sezione mentre un operaio riparava la porta blindata fatta saltare da una bomba la notte prima. La sezione si trovava nel Prenestino, una spina nel fianco in una zona rossa, ed era frequentemente presa di mira dagli antifascisti. All’improvviso, una macchina con targa di cartone si fermò davanti il locale; da questa scesero due persone armate di fucile a canne mozze. Un fuoco incrociato investì i tre ragazzi. I due uomini armati entrarono subito nella macchina che si allontò velocemente. A nulla servì l’inseguimento in macchina di un aviere dell’esercito che si trovava a passare per quella strada. Mario venne ferito gravemente e la sua situazione apparve subito disperata. Trasportato all’ospedale morì di arresto cardiaco a causa della gravità delle ferite, a 16 anni. Di questa ennesima e ingiusta morte non ha pagato mai nessuno, anche a causa di indagini fin da subito sono superficiali, probabilmente perché Mario era un morto di serie B e quindi non valeva la pena andare a fondo. Gli unici a pagare per la sua morte, paradossalmente, furono la madre che perse il lavoro e le sorelle che, riconosciute da alcuni infami, furono aggredite e costrette a cambiare scuola. Nonostante le persecuzioni, la famiglia di Mario negli anni ha costantemente lottato per ottenere la verità sulla sua morte. Numerosi gli appelli della madre agli esponenti delle brigate rosse affinché si facesse luce sull’omicidio, ma tutto fu vano. In un’intervista, Claudio Lombardi, camerata di Mario che si trovava con lui quel giorno, ricordandolo disse “Mario era uno scout, frequentava la chiesa del Pigneto, si impegnava per gli altri, aveva il senso della comunità, ma soprattutto aveva 16 anni”.

A Mario…

Delgio

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“O ROMA O MORTE!”

Correva l’anno 1922, il 28 Ottobre 1922; qualcosa nell’aria stava cambiando, qualcosa che avrebbe cambiato, da lì ai prossimi vent’anni, le sorti del nostro paese. Mussolini insieme con Balbo, De Bono, De Vecchi e Bianchi, schierati, pronti a discutere le sorti d’Italia, usando come mezzo un’ enorme manifestazione, che vide provenire partecipanti da ogni parte d’Italia, avevano già previsto quattro gruppi, pronti ad occupare i principali centri d’Italia. Luigi Facta, presidente del consiglio, non volle credere che effettivamente, un gruppo di uomini stesse realmente marciando sulla capitale. Dormì quindi sogni tranquilli durante la notte a cavallo tra il 27 ed il 28 mentre invece il re, già di primo mattino si ritirò nella sua tenuta di San Rossano per discutere con i militari sul da farsi. Il primo ministro, si piombò allora al Quirinale per far firmare al Re il proclama di stato di assedio, ma quest’ultimo non volle firmarlo esclamando “Queste decisioni spettano solo a me. Dopo lo stato d’assedio, non resta che la guerra civile. Ora bisogna che uno tra noi si sacrifichi!”. Luigi Facta allora, presidente di un un governo ormai in decadenza, non poté fare altro che dare le dimissioni. Ciò permise al Re di proporre al futuro duce d’Italia una coalizione con l’On. Antonio Salandra, ma Mussolini rifiutò nettamente, esclamando “O ci daranno il governo o lo prenderemo calando su Roma”. Un governo di “larghe intese” poteva essere previsto, ma di certo non quel giorno, non il giorno della marcia; infatti, il suo obbiettivo era proprio quello di formare un governo di soli fascisti, di sole camicie nere, un governo nazionale vero e proprio. Appena un giorno dopo, il Re cedette, affidando le redini del paese nelle mani di Benito Amilcare Andrea Mussolini. Nonostante la mitizzazione della “marcia”, descritta come una violenta conquista, come un colpo di stato, come un evento brutale della storia italiana, quest’ultima è stata un ingresso Roma da Vincitori. Infatti, quando entrarono i fascisti a Roma tutto era già stato deciso; Sua Eccellenza, infatti, giunse a Roma ben 24 ore dopo, dopo aver abilmente coordinando le operazioni da Milano, con già pronta la lista dei ministri da consegnare al Re. Il Duce incontrò Sua Maestà in camicia nera, con tanto di fez esclamando “Vi porto l’Italia di Vittorio Veneto”. La conquista di Roma, da parte dei fascisti sancisce un’ epoca importante per lo stato d’Italia; parliamo della fine del biennio rosso (1919-1921), di anni durante i quali degrado e criminalità la facevano da padrone in un periodo di forte depressione economica, depressione che nessun partito politico riusciva a risanare. Durante il primo consiglio dei ministri, il 15 Novembre 1922, Mussolini assunse le cariche di ministro degli interni e ministro degli esteri. In seguito, militanti e simpatizzanti, che nel frattempo aspettarono fuori le mura della città fino al 30 Novembre, data nella quale venne pubblicato l’articolo che smobilitava i militanti, furono smobilitati. Il comunicato (L’Ordine di smobilitazione Il Partito Nazionale Fascista) recitava: “Fascisti di tutta Italia! Il nostro movimento è stato coronato dalla vittoria. Il Duce ha assunto i poteri politici dello Stato per l’Interno e per gli Esteri. Il nuovo Governo, mentre consacra il nostro trionfo col nome di coloro che ne furono gli artefici per terra e per mare, raccoglie a scopo di pacificazione nazionale, uomini anche di altre parti perché devoti alla causa della Nazione. Il Fascismo italiano è troppo intelligente per desiderare di stravincere. Fascisti Il Quadrumvirato supremo d’azione, rimettendo i suoi poteri alla Direzione del Partito, vi ringrazia per la magnifica prova di coraggio e di disciplina e vi saluta. Voi avete bene meritato dell’avvenire della Patria Smobilitate con lo stesso ordine perfetto col quale vi siete raccolti per il grande cimento destinato -lo crediamo certamente- ad aprire una nuova epoca nella storia italiana. Tornate alle consuete opere poiché l’Italia ha ora bisogno di lavorare tranquillamente per attingere le sue maggiori fortune. Nulla venga a turbare l’ordine potente della vittoria che abbiamo riportato in queste giornate di superba passione e di sovrana grandezza. Viva l’Italia! Viva il Fascismo”. L’Italia diede prova, ancora una volta, di ordine, disciplina, grandezza. Un ordine, una disciplina ed un grandezza che il Blocco Studentesco, ora più che mai, attraverso la sua Azione, si auspica possano essere alla base della Nostra Rivoluzione.

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La rivoluzione di Budapest.

Era il 23 Ottobre del 1956 quando molti studenti ungheresi diedero vita ad una manifestazione pacifica a sostegno degli studenti di Poznan (dal nome della cittadina polacca la cui manifestazione fu violentemente repressa dal governo). Dopo poco tempo la manifestazione sfoció in una vera e propria insurrezione contro la dittatura di Matyas Racosi, uno stalinista che favoriva la presenza sovietica in Ungheria. Il popolo ungherese, che in quel tempo attraversava un periodo di povertà, causato soprattutto dalla profonda interferenza esercitata dallo Stato sovietico, decise di opporsi a questa forma di governo dimostrando a pieno tutto il proprio malcontento. La rivolta ebbe da subito un gran successo, infatti, molte richieste dei manifestanti furono accolte dall’allora primo ministro Nagy che, assecondando molte delle istanze dei manifestantanti, finì con l’identificarsi con la manifestazione. A seguito dell’intervento della AVH (polizia di sicurezza) si tentò di sedare la rivolta; molti i morti e i feriti, ma i manifestanti si ribellarono alla stessa AVH. Le truppe sovietiche furono ritirate dal territorio ungherese e in alcune città venne cessato il fuoco. A Budapest venne distrutta la gigante statua di Stalin, distrutti gli stessi simboli del comunismo sovietico e deposto il governo. Intanto il governo, come già anticipato, passó nelle mani di Imre Nagy che pensó bene di ritirare l’Ungheria dal Patto di Varsavia (alleanza militare tra l’ Europa dell’Est e Unione Sovietica). Si pensó che la dittatura comunista dell’ URSS era stata finalmente sconfitta, ma ben presto membri del KGB arrestano ed uccidono la nuova delegazione del governo ungherese. Nel 4 Novembre dello stesso anno le truppe sovietiche devastarono l’Ungheria con i loro carri armati. I morti furono migliaia tra rivoluzionari, civili e soldati sovietici. L’ intero mondo seguí immobile la strage, senza un minimo di coscienza nei confronti di chi si era battuto ed era morto per la conquista della sovranità. La rivolta ungherese suscitò non poche spaccature all’ interno del PCI, soprattutto per quanto riguardava la decisione di schierarsi dalla parte delle truppe sovietiche. Molti furono i cortei organizzati da movimenti anti-comunisti e di destra in Italia e nel mondo. Il 23 Ottobre è dunque una data da non dimenticare. E’ doveroso, soprattutto, ricordare quei giovani che combatterono per la propria terra e, per essa, morirono, senza mai fare un passo indietro. Un esempio unico di valore e coraggio per le vecchie e nuove generazioni.

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Pensiero ed azione in Filippo Corridoni.

Filippo Corridoni fu un grande sindacalista e giornalista italiano. Oltre a frequentare le scuole tecniche, fu un grande appassionato di studi umanistici,di latino e francese. Fin dalla giovine età,si interessò alle opere di Carlo Pisacane,Giuseppe Mazzini e Karl Marx. Questi autori contribuirono a maturare in lui delle idee repubblicane e rivoluzionare,le quali unite al suo spirito ardito e testardo intensificarono il carattere politico della sua persona. Giunto a Milano, città in piena rivoluzione industriale,Corridoni, grazie al suo spirito di sacrificio e lavorativo, divenne in poco tempo segretario giovanile del Partito Socialista Italiano. Fondò il giornale antimilitarista “Rompete le Righe”ed iniziò ad affermarsi anche nei sindacati rivoluzionari,dove entrò in contatto con personaggi di spicco quali: i fratelli Alceste e Amilcare De Ambris,Angelo Oliviero Olivetti e Edmondo Rossoni.La partecipazione attiva all’interno dei sindacati rivoluzionari e l’attività giornalistica ne fecero un personaggio noto alle forze dell’ordine;infatti verrà più volte arrestato e condannato per aver espresso le proprie idee socio-politiche, ma soprattutto per le innumerevoli lotte affianco ai lavoratori. Costretto all’esilio in Francia, riuscirà a ritornare in Italia dove diverrà il simbolo dei principi sindacalisti e della lotta attiva sul territorio,come testimonia la vicenda del grande sciopero agrario nel parmense,episodio in cui difese a spada tratta i diritti degli scioperanti fino all’arrivo dell’esercito che lo costrinse a un nuovo esilio,questa volta in Svizzera. Tornato di nuovo a Milano, darà prova di grande capacità organizzativa e di relatore industriale guidando lo sciopero dei gassisti milanesi,episodio in cui il sindacalista rafforzò le proprie qualità di leader e oratore,riuscendo ad evitare una situazione “difficile” di lotte e contrasti politici. Durante la campagna di Libia, si mostrò fortemente contrario all’intervento dell’Italia, convinto che le masse dei lavoratori non avrebbero usufruito di nessun vantaggio socio-economico da questa guerra. Sulla scia di nuovi venti rivoluzionari,il sindacato socialista tornò a ritagliarsi un grande spazio sulla scena sociale italiana,portandone alla dirigenza diversi esponenti importanti ,come ad esempio Mussolini alla direzione dell’Avanti!. Deluso dall’atteggiamento dei socialisti e di nuovo arrestato per vicissitudini politiche e sindacali,si dividerà, nonostante tutto, tra Milano e Bologna nella lotta per i disoccupati e per le vittime politiche. Per Corridoni il sindacalismo è mantenere costantemente una vera e propria etica di vita,la quale può essere trasmessa al proletariato solo attraverso l’esempio morale di capi ed educatori incorruttibili e pronti al sacrificio per gli altri. Sulla base di ciò, prenderà le distanze dal sindacato socialista e fonderà a Modena l’Unione Sindacale Italiana(USI).A Milano diviene responsabile dell’Unione Sindacale Milanese ,in un momento storico di grandi crisi economiche e sociali ,innescando una netta ripresa del movimento operaio dopo anni di relativa stasi. Infatti è grazie a lui che il sindacato otterrà migliaia di iscritti,tanti da far esclamare al prefetto di Milano Panizzardi : “E’ fuor di dubbio che il movimento va prendendo carattere rivoluzionario!”.Motivando cosi il suo nuovo arresto. La Milano operaia però non dimenticherà il suo leader sindacalista e per i suoi grandi sforzi assumerà sempre più prestigio a livello nazionale. Durante la Settimana Rossa, in un comizio sindacale nella capitale lombarda parlerà davanti a più di centomila operai,tra i presenti anche Mussolini.Al termine della manifestazione ,la folla venne caricata dalla polizia, gli stessi Mussolini e Corridoni rimasero feriti,quest’ ultimo fu nuovamente arrestato. Nel frattempo scoppia la prima guerra mondiale,un evento epocale che comporterà un nuovo riassestamento degli stati europei e, la fine di quei valori politici e sociali che contraddistinguevano la struttura geo-politica del vecchio continente. Di fronte a un simile scenario,Corridoni riuscì a leggere la realtà degli eventi e ad innescare la scintilla per un nuovo progetto sia politico che sindacale. Insieme a Mussolini, diverrà il fautore dell’Interventismo,dottrina che raggruppa varie correnti politiche che assume delle posizioni forti e favorevoli in favore di un intervento militare dell’Italia .Il leader sindacale percepisce delle grandi opportunità per la costruzione di nuove basi economiche, sociali e morali,ma soprattutto la realizzazione di una possibile rivoluzione sociale. Attraverso un articolo, pubblicato su l’Avanguardia, possiamo comprendere sia le motivazioni dell’interventismo che i limiti del socialismo,infatti egli scrive: “« Riprendiamo le pubblicazioni della nostra Avanguardia in un’ora storica. La immane catastrofe in cui è piombata l’Europa ha fatto crollare come fragili impalcature di palcoscenico tutte le costruzioni ideali ed umanitarie che i popoli avevano eretto in quarant’anni di pace e di lavoro fecondo…Ma vi sono avvenimenti che scuotono la fede più cieca ed incrollabile: la guerra europea è uno di quelli. Noi non credevamo al tradimento dei proletari tedeschi ed austriaci: s’è consumato. Quando i nostri governanti ci prospettavano la possibilità di una guerra europea che travolgesse l’Italia e ne traevano conseguenza gli armamenti indispensabili- noi negavamo violentemente e rispondevamo trionfanti che se anche tale ipotesi avesse la possibilità di realizzarsi, lo sciopero generale insurrezionale del proletariato all’atto della mobilitazione avrebbe stroncato la guerra sul nascere. Ci illudevamo. I fatti ci hanno dato la più solenne smentita, e noi se non siamo dei caparbi, della gente che vuole avere ragione ad ogni costo, siamo in dovere di riconoscere che non vedemmo giusto, e siamo in obbligo quindi di riprendere in esame tutti i nostri piani di guerra per conformarli alle esigenze della mutata situazione. ».Grazie a queste parole originali ed appassionate, Corridoni riassume simbolicamente il passaggio dal sindacalismo rivoluzionario al sindacalismo nazionale e, dalla lotta di classe all’interclassismo, ponendo i fondamenti per una nuova lotta sociale. Lo stesso Mussolini si dimetterà da direttore dell’Avanti per aderire alle posizioni interventiste,fondando un nuovo giornale:Il Popolo d’Italia.Mentre i socialisti rimangono a loro volta fedeli ad un neutralismo inutile e sterile,Corridoni e Mussolini fondano i Fasci d’azione rivoluzionaria, un movimento politico legato al mondo degli interventisti rivoluzionari, ispirato al manifesto politico denominato “ Fascio rivoluzionario d’azione internazionalista”. Entrambi (Corridoni e Mussolini) seguiranno la stessa linea interventista ,spopolando all’interno dei comizi sindacali e politici .L’occasione propizia per testare le qualità oratorie del sindacalista, si presenterà durante il periodo “delle radiose giornate di Maggio”,momento in cui si susseguirono dei veri e propri scontri tra l’ala interventista e quella neutralista. In piena guerra civile, pronunciò un enfatico discorso in una grande manifestazione in Piazza del Duomo Milano di fronte a cinquantamila persone ,ribadendo in poche parole il punto cruciale del suo pensiero,dichiarando: “Dopo la guerra ognuno di noi riprenderà il suo particolare apostolato, dopo la guerra ognuno di noi ritornerà monarchico, repubblicano, socialista oppure sindacalista; oggi esiste un solo partito: l’Italia; un solo proposito: l’azione, perché la salvezza dell’Italia è la salvezza di tutti i partiti”.Allo scoppio della prima guerra mondiale,Corridoni, nonostante sia malato da anni di tubercolosi,decide di offrirsi volontario in guerra,coerentemente con le proprie idee e in sintonia con la propria azione politica. Verrà ucciso durante la battaglia del Carso,nella Trincea delle Frasche,nell’adempimento del proprio dovere,come egli stesso profetizzò in una sua affermazione: “ Morirò in una buca, contro una roccia o nella corsa di un assalto ma, se potrò, cadrò con la fronte verso il nemico, come per andare più avanti ancora!”.Il suo sacrificio ,insieme a quello di migliaia di italiani,verrà commemorato dallo stesso Mussolini con la medaglia d’oro al valore militare. La figura di Corridoni ha un importanza fondamentale non solo per la formazione delle strutture sindacali in Italia,di cui fu il vero protagonista, sopratutto per il suo spirito di sacrificio. La sua vita è una lotta dietro l’altra e nonostante la malattia e gli anni di prigionia non arretrò mai di un passo,fedele ai suoi ideali e alla sua dottrina,in difesa dei più deboli e dei lavoratori. Il fascismo assume Corridoni come simbolo della propria rivoluzione,infatti lo scrittore Curzio Malaparte su di lui dirà: “precursori e gli iniziatori del fascismo sono quelli stessi, repubblicani e sindacalisti, che avevano per primi sollevato il popolo contro il socialismo deprimente e rinnegatore ed avevano voluto ed attuato, con Filippo Corridoni, gli scioperi generali del 1912 e del 1913.”In un epoca di futuristi e arditi,il suo sacrificio fu consegnato, dallo stesso Mussolini,nell’immaginario collettivo della nazione,tanto da diventarne un mito e un esempio per le future generazioni,le quali, guardandosi indietro, scoveranno un eroe,un patriota e un vero italiano che ha sacrificato la propria vita per il bene della nazione.


Corridoni