Il peso della coerenza nel caso Concutelli.

La cassazione ha negato la liberazione condizionata a Pierluigi Concutelli, neofascista di Ordine Nuovo ed autore del delitto del giudice Occorsio e dei delatori Ermanno Buzzi e Carmine Palladino. Per la cassazione pesa il fatto che Concutelli non si sia mai “ravveduto”, mai pentito di quello che ha fatto. Concutelli nasce a Roma nel 1944 e nel 1966, trasferitosi a Palermo, inizia a militare nelle file del movimento sociale. Nei primi anni 70 entra a far parte di Ordine nuovo partecipando all’attività politica del movimento e contemporaneamente matura l’idea di intraprendere la lotta armata. Nel 1975 dopo un sequestro di persona, volto all’autofinanziamento, entra in clandestinità e fugge in Spagna dove si unisce ai Franchisti nelle attività controrivoluzionarie contro l’Eta. Rientra in Italia nella primavera del 1976 dove cerca di ricostituire Ordine Nuovo. Il 10 Luglio del 1976 commette personalmente l’omicidio del giudice Occorsio, ritenuto il maggiore responsabile di diverse inchieste sull’eversione nera e braccio armato della Democrazia Cristiana. Per questo delitto viene arrestato nel 1977 e imprigionato. In carcere commette altri due omicidi, quelli di Ermanno Buzzi e di Carmine Palladino, collaboratori di giustizia. Quello che colpisce dell’attività rivoluzionaria di Pierluigi Concutelli sono la coerenza e l’estrema lucidità dei suoi ragionamenti. Non ha mai rinnegato le suoi azioni. Non si sente colpevole. I sensi di colpa non gli appartengono. Si dichiara responsabile degli omicidi che ha commesso ma non ne prende le distanze (omicidi commessi esclusivamente verso persone schierate, che ricoprivano un determinato ruolo nella guerra civile “strisciante” di quegli anni, come per esempio il giudice Occorsio). In ogni intervista Concutelli quindi non ha mai rinnegato e sconfessato il suo operato rivoluzionario, a differenza di molti pentiti ex terroristi, ma ne ha lucidamente riconosciuto il fallimento. Oggi questo rigore ideologico gli è costato caro, perché nonostante le precarie condizioni di salute e l’aver trascorso quasi metà della sua vita in carcere, spesso in isolamento, la cassazione ha fatto pesare la sua “correttezza” ideologica piuttosto che la sua pericolosità sociale, chiaramente nulla.

Delgio

concu

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