Il Fascismo di Farinacci.

Farinacci fu ferroviere, giornalista, politico; una delle personalità fasciste più intransigenti del nostro panorama. Si distinse in particolare a Cremona per il ruolo di sindaco e per l’incessante lotta alle leghe cattoliche – rosse e per l’impegno attivo anche nell’organizzazione sindacale dei contadini cremonesi. Nacque il 16 ottobre del 1892 a Isernia e si trasferì poi prima in Piemonte e poi a Cremona. Poco meno che diciassettenne abbandonò gli studi per lavorare nelle ferrovie di Cremona ed ancora molto giovane si avvicinò alla politica e divenne un forte sostenitore, insieme a tutti i socialisti riformisti, dell’entrata in guerra dell’Italia: allo scoppio della stessa fu esonerato dal servizio militare e in seguito condusse un aspra lotta contro le ferrovie dello Stato, le quali non intendevano in alcun modo diminuire il personale viaggiante sui treni. Fu dopo questo episodio che divenne collaboratore de ” Il popolo d’Italia”, importante quotidiano politico italiano, fondato da poco tempo da Benito Mussolini. Farinacci, insieme a Mussolini, partecipò nel 1919 alla riunione di San Sepolcro e l’11 aprile dello stesso anno fondò il Fascio di Combattimento di Cremona. Nel 1913, non avendo completato gli studi da giovane, riuscì sia a diplomarsi che a laurearsi in giurisprudenza presso l’università di Modena. Con Benito Mussolini, intanto salito al governo, non ebbe mai buonissimi rapporti: secondo il primo, il fascismo doveva consolidare il proprio potere anche tramite la collaborazione con altre forze politiche, secondo Farinacci invece, il fascismo stesso doveva essere Stato in senso assoluto, cioè governare da solo e senza alcuna opposizione. Il 23 febbraio 1925 venne nominato segretario generale del Partito Nazionale Fascista, dal quale, dopo soli tredici mesi, si dimise a causa di divergenze politiche col Duce. In seguito all’invasione della Polonia da parte delle truppe tedesche, Farinacci si convinse che era necessario entrare in guerra e soprattutto al fianco della Germania nazionalsocialista, di cui divenne grande sostenitore. Dopo la fine della RSI (Repubblica Sociale Italiana), Farinacci lasciò Cremona e si diresse in Valtellina, ma nel tentativo di cambiare strada modificò il percorso e fu fatto prigioniero da una pattuglia di partigiani, i quali lo condussero a Vimercate ( Monza) dove venne condannato a morte e fucilato. Dobbiamo ricordare Roberto Farinacci non solo come uno dei più grandi gerarchi del ventennio fascista, ma anche e soprattutto come uomo vero, libero e pieno di coraggio. Non solo arrivò a sfidare la politica mussoliniana, ma sfidò anche il mondo liberale dell’epoca. Uomo caparbio in tutte le sue scelte non si arrese mai di fronte a nulla, neppure davanti a morte certa.

robertofarinacci

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