Pensiero ed azione in Filippo Corridoni.

Filippo Corridoni fu un grande sindacalista e giornalista italiano. Oltre a frequentare le scuole tecniche, fu un grande appassionato di studi umanistici,di latino e francese. Fin dalla giovine età,si interessò alle opere di Carlo Pisacane,Giuseppe Mazzini e Karl Marx. Questi autori contribuirono a maturare in lui delle idee repubblicane e rivoluzionare,le quali unite al suo spirito ardito e testardo intensificarono il carattere politico della sua persona. Giunto a Milano, città in piena rivoluzione industriale,Corridoni, grazie al suo spirito di sacrificio e lavorativo, divenne in poco tempo segretario giovanile del Partito Socialista Italiano. Fondò il giornale antimilitarista “Rompete le Righe”ed iniziò ad affermarsi anche nei sindacati rivoluzionari,dove entrò in contatto con personaggi di spicco quali: i fratelli Alceste e Amilcare De Ambris,Angelo Oliviero Olivetti e Edmondo Rossoni.La partecipazione attiva all’interno dei sindacati rivoluzionari e l’attività giornalistica ne fecero un personaggio noto alle forze dell’ordine;infatti verrà più volte arrestato e condannato per aver espresso le proprie idee socio-politiche, ma soprattutto per le innumerevoli lotte affianco ai lavoratori. Costretto all’esilio in Francia, riuscirà a ritornare in Italia dove diverrà il simbolo dei principi sindacalisti e della lotta attiva sul territorio,come testimonia la vicenda del grande sciopero agrario nel parmense,episodio in cui difese a spada tratta i diritti degli scioperanti fino all’arrivo dell’esercito che lo costrinse a un nuovo esilio,questa volta in Svizzera. Tornato di nuovo a Milano, darà prova di grande capacità organizzativa e di relatore industriale guidando lo sciopero dei gassisti milanesi,episodio in cui il sindacalista rafforzò le proprie qualità di leader e oratore,riuscendo ad evitare una situazione “difficile” di lotte e contrasti politici. Durante la campagna di Libia, si mostrò fortemente contrario all’intervento dell’Italia, convinto che le masse dei lavoratori non avrebbero usufruito di nessun vantaggio socio-economico da questa guerra. Sulla scia di nuovi venti rivoluzionari,il sindacato socialista tornò a ritagliarsi un grande spazio sulla scena sociale italiana,portandone alla dirigenza diversi esponenti importanti ,come ad esempio Mussolini alla direzione dell’Avanti!. Deluso dall’atteggiamento dei socialisti e di nuovo arrestato per vicissitudini politiche e sindacali,si dividerà, nonostante tutto, tra Milano e Bologna nella lotta per i disoccupati e per le vittime politiche. Per Corridoni il sindacalismo è mantenere costantemente una vera e propria etica di vita,la quale può essere trasmessa al proletariato solo attraverso l’esempio morale di capi ed educatori incorruttibili e pronti al sacrificio per gli altri. Sulla base di ciò, prenderà le distanze dal sindacato socialista e fonderà a Modena l’Unione Sindacale Italiana(USI).A Milano diviene responsabile dell’Unione Sindacale Milanese ,in un momento storico di grandi crisi economiche e sociali ,innescando una netta ripresa del movimento operaio dopo anni di relativa stasi. Infatti è grazie a lui che il sindacato otterrà migliaia di iscritti,tanti da far esclamare al prefetto di Milano Panizzardi : “E’ fuor di dubbio che il movimento va prendendo carattere rivoluzionario!”.Motivando cosi il suo nuovo arresto. La Milano operaia però non dimenticherà il suo leader sindacalista e per i suoi grandi sforzi assumerà sempre più prestigio a livello nazionale. Durante la Settimana Rossa, in un comizio sindacale nella capitale lombarda parlerà davanti a più di centomila operai,tra i presenti anche Mussolini.Al termine della manifestazione ,la folla venne caricata dalla polizia, gli stessi Mussolini e Corridoni rimasero feriti,quest’ ultimo fu nuovamente arrestato. Nel frattempo scoppia la prima guerra mondiale,un evento epocale che comporterà un nuovo riassestamento degli stati europei e, la fine di quei valori politici e sociali che contraddistinguevano la struttura geo-politica del vecchio continente. Di fronte a un simile scenario,Corridoni riuscì a leggere la realtà degli eventi e ad innescare la scintilla per un nuovo progetto sia politico che sindacale. Insieme a Mussolini, diverrà il fautore dell’Interventismo,dottrina che raggruppa varie correnti politiche che assume delle posizioni forti e favorevoli in favore di un intervento militare dell’Italia .Il leader sindacale percepisce delle grandi opportunità per la costruzione di nuove basi economiche, sociali e morali,ma soprattutto la realizzazione di una possibile rivoluzione sociale. Attraverso un articolo, pubblicato su l’Avanguardia, possiamo comprendere sia le motivazioni dell’interventismo che i limiti del socialismo,infatti egli scrive: “« Riprendiamo le pubblicazioni della nostra Avanguardia in un’ora storica. La immane catastrofe in cui è piombata l’Europa ha fatto crollare come fragili impalcature di palcoscenico tutte le costruzioni ideali ed umanitarie che i popoli avevano eretto in quarant’anni di pace e di lavoro fecondo…Ma vi sono avvenimenti che scuotono la fede più cieca ed incrollabile: la guerra europea è uno di quelli. Noi non credevamo al tradimento dei proletari tedeschi ed austriaci: s’è consumato. Quando i nostri governanti ci prospettavano la possibilità di una guerra europea che travolgesse l’Italia e ne traevano conseguenza gli armamenti indispensabili- noi negavamo violentemente e rispondevamo trionfanti che se anche tale ipotesi avesse la possibilità di realizzarsi, lo sciopero generale insurrezionale del proletariato all’atto della mobilitazione avrebbe stroncato la guerra sul nascere. Ci illudevamo. I fatti ci hanno dato la più solenne smentita, e noi se non siamo dei caparbi, della gente che vuole avere ragione ad ogni costo, siamo in dovere di riconoscere che non vedemmo giusto, e siamo in obbligo quindi di riprendere in esame tutti i nostri piani di guerra per conformarli alle esigenze della mutata situazione. ».Grazie a queste parole originali ed appassionate, Corridoni riassume simbolicamente il passaggio dal sindacalismo rivoluzionario al sindacalismo nazionale e, dalla lotta di classe all’interclassismo, ponendo i fondamenti per una nuova lotta sociale. Lo stesso Mussolini si dimetterà da direttore dell’Avanti per aderire alle posizioni interventiste,fondando un nuovo giornale:Il Popolo d’Italia.Mentre i socialisti rimangono a loro volta fedeli ad un neutralismo inutile e sterile,Corridoni e Mussolini fondano i Fasci d’azione rivoluzionaria, un movimento politico legato al mondo degli interventisti rivoluzionari, ispirato al manifesto politico denominato “ Fascio rivoluzionario d’azione internazionalista”. Entrambi (Corridoni e Mussolini) seguiranno la stessa linea interventista ,spopolando all’interno dei comizi sindacali e politici .L’occasione propizia per testare le qualità oratorie del sindacalista, si presenterà durante il periodo “delle radiose giornate di Maggio”,momento in cui si susseguirono dei veri e propri scontri tra l’ala interventista e quella neutralista. In piena guerra civile, pronunciò un enfatico discorso in una grande manifestazione in Piazza del Duomo Milano di fronte a cinquantamila persone ,ribadendo in poche parole il punto cruciale del suo pensiero,dichiarando: “Dopo la guerra ognuno di noi riprenderà il suo particolare apostolato, dopo la guerra ognuno di noi ritornerà monarchico, repubblicano, socialista oppure sindacalista; oggi esiste un solo partito: l’Italia; un solo proposito: l’azione, perché la salvezza dell’Italia è la salvezza di tutti i partiti”.Allo scoppio della prima guerra mondiale,Corridoni, nonostante sia malato da anni di tubercolosi,decide di offrirsi volontario in guerra,coerentemente con le proprie idee e in sintonia con la propria azione politica. Verrà ucciso durante la battaglia del Carso,nella Trincea delle Frasche,nell’adempimento del proprio dovere,come egli stesso profetizzò in una sua affermazione: “ Morirò in una buca, contro una roccia o nella corsa di un assalto ma, se potrò, cadrò con la fronte verso il nemico, come per andare più avanti ancora!”.Il suo sacrificio ,insieme a quello di migliaia di italiani,verrà commemorato dallo stesso Mussolini con la medaglia d’oro al valore militare. La figura di Corridoni ha un importanza fondamentale non solo per la formazione delle strutture sindacali in Italia,di cui fu il vero protagonista, sopratutto per il suo spirito di sacrificio. La sua vita è una lotta dietro l’altra e nonostante la malattia e gli anni di prigionia non arretrò mai di un passo,fedele ai suoi ideali e alla sua dottrina,in difesa dei più deboli e dei lavoratori. Il fascismo assume Corridoni come simbolo della propria rivoluzione,infatti lo scrittore Curzio Malaparte su di lui dirà: “precursori e gli iniziatori del fascismo sono quelli stessi, repubblicani e sindacalisti, che avevano per primi sollevato il popolo contro il socialismo deprimente e rinnegatore ed avevano voluto ed attuato, con Filippo Corridoni, gli scioperi generali del 1912 e del 1913.”In un epoca di futuristi e arditi,il suo sacrificio fu consegnato, dallo stesso Mussolini,nell’immaginario collettivo della nazione,tanto da diventarne un mito e un esempio per le future generazioni,le quali, guardandosi indietro, scoveranno un eroe,un patriota e un vero italiano che ha sacrificato la propria vita per il bene della nazione.


Corridoni

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