A Mario, ucciso dall’odio antifascista.

Il 1975 è un anno terribile, uno dei più bui degli anni di piombo. Dopo gli omicidi di Mikis Mantakas e Sergio Ramelli, la violenza degli antifascisti colpirà un altro militante missino a Roma, il giovane Mario Zicchieri, ucciso a fucilate mentre si trovava davanti la sua sezione al Prenestino. La sua morte è un paradigma di quegli anni in cui aspiranti brigatisti, come battesimo del fuoco, sparavano su sezioni, bar o qualsiasi luogo di ritrovo dove potessero trovarsi dei fascisti. Quel pomeriggio del 29 Ottobre Mario e altri due suoi camerati si trovavano in sezione mentre un operaio riparava la porta blindata fatta saltare da una bomba la notte prima. La sezione si trovava nel Prenestino, una spina nel fianco in una zona rossa, ed era frequentemente presa di mira dagli antifascisti. All’improvviso, una macchina con targa di cartone si fermò davanti il locale; da questa scesero due persone armate di fucile a canne mozze. Un fuoco incrociato investì i tre ragazzi. I due uomini armati entrarono subito nella macchina che si allontò velocemente. A nulla servì l’inseguimento in macchina di un aviere dell’esercito che si trovava a passare per quella strada. Mario venne ferito gravemente e la sua situazione apparve subito disperata. Trasportato all’ospedale morì di arresto cardiaco a causa della gravità delle ferite, a 16 anni. Di questa ennesima e ingiusta morte non ha pagato mai nessuno, anche a causa di indagini fin da subito sono superficiali, probabilmente perché Mario era un morto di serie B e quindi non valeva la pena andare a fondo. Gli unici a pagare per la sua morte, paradossalmente, furono la madre che perse il lavoro e le sorelle che, riconosciute da alcuni infami, furono aggredite e costrette a cambiare scuola. Nonostante le persecuzioni, la famiglia di Mario negli anni ha costantemente lottato per ottenere la verità sulla sua morte. Numerosi gli appelli della madre agli esponenti delle brigate rosse affinché si facesse luce sull’omicidio, ma tutto fu vano. In un’intervista, Claudio Lombardi, camerata di Mario che si trovava con lui quel giorno, ricordandolo disse “Mario era uno scout, frequentava la chiesa del Pigneto, si impegnava per gli altri, aveva il senso della comunità, ma soprattutto aveva 16 anni”.

A Mario…

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