Ἀθάνατοι.

Raffiche di vento pungente gonfiano le bandiere, migliaia di voci si mischiano soverchiate da struggenti note di musica classica. Due bandiere, più alte di tutte, svettano ai fianchi di un piccolo altare ricoperto di fiori e candele che incorniciano i bellissimi volti di due Eroi. All’arrivo in quella piazza ci si sente in un mondo surreale, un’atmosfera antica ed allo stesso tempo straziante. Veniamo indirizzati ai nostri posti con i nostri sacri vessilli al fianco dei nostri fratelli greci, insieme per ricordare. Donne anziane si prendono cura dei partecipanti. Ci vengono distribuiti dei confetti con un amaro sorriso sulle labbra. Il tutto si svolge come un tradizionale funerale greco. Nessuno sta con le mani in mano, a tutti viene assegnata un bandiera o una fiaccola. Tra le note di Bach si compie un rituale sacro. La commozione è palpabile. Le lacrime affiorano. Improvvisamente la musica svanisce, sostituita da rullo di tamburi; una coppia di tamburi in perfetta sintonia. Le voci che fino ad un attimo prima facevano a gara per sovrastare la musica alta si zittiscono. Un silenzio assordante cala su migliaia di persone, la pelle d’oca è inevitabile. Il silenzio viene interrotto dai discorsi dei leader politici che infiammano gli animi. La rabbia per aver perduto due ragazzi così giovani sale alle gole. Gli applausi di approvazione riecheggiano nel quartiere. Al microfono compare una voce strozzata, un pianto trattenuto durante un discorso infervorato in memoria dei suoi fratelli; è Alexandros Gerontas, il ragazzo sopravvissuto al vile e infame attentato omicida di due anni prima. La potenza delle sue parole è impressionante e commuove tutti. Ad esso segue un breve rito religioso ortodosso. I tamburi tornano a rullare, la folla si ammutolisce di nuovo, i loro nomi riecheggiano forte negli altoparlanti. Ed ancora più forte è il suono composto da un’unica parola che viene sollevato dalle persone: Atanathoi, Immortali! Tre ruggiti ode il quartiere e poi di nuovo silenzio. Ci muoviamo in un lunghissimo corteo su di un’altrettanta lunga strada che ci porterà verso le spoglie terrene dei due ragazzi perché venga compiuto di nuovo il rito del presente greco. Viene compiuto due volte, una sul luogo della morte ed una dove giacciono i corpi, come a voler redarguire la morte, come a volerle ricordare che non è riuscita nel suo intento. Quei due ragazzi così giovani non sono mai morti, quei due ragazzi così belli sono immortali.

Due ragazzi, Giorgos e Manolis, a cui va la nostra gratitudine.

Due ragazzi, Giorgos e Manolis, verso i quali saremo per sempre debitori perché ci hanno insegnato che la resa non è prevista.

Due ragazzi, Giorgos e Manolis, ci hanno insegnato come si sta in piedi di fronte al più tremendo dei sacrifici, da Eroi.

Eroi Immortali.

Giorgos e Manolis Atanathoi!

Andrea.

Grecia

https://www.youtube.com/watch?v=URgBjNIe9Ig

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