La Grande Guerra.

Cento anni fa l’Italia entrò nel Primo Conflitto Mondiale della storia. La sua partecipazione non fu immediata a causa dei dissidi tra gli Interventisti (coloro che volevano entrare in guerra tra i quali figurano Filippo Tommaso Marinetti, leader della corrente culturale del Futurismo, e Benito Mussolini, allora direttore dell’Avanti!) ed i Neutralisti (coloro che preferivano essere neutrali e non intervenire nel conflitto armato, capeggiati dall’ex Primo Ministro Giovanni Giolitti). Nonostante gli screzi tra queste due fazioni l’Italia, attraverso un patto segreto stipulato con la Triplice Alleanza (Francia, Russia e Gran Bretagna) e reso pubblico solo nel 1917, entrerà ufficialmente in guerra nel 26 Aprile 1915. La Grande Guerra offrì per la prima volta agli italiani un motivo ufficiale per combattere a favore di un bene comune, la Patria. Questo conflitto la vide schierata tra le potenze vincitrici, ma soggetta ad alcune restrizioni, dal momento che non era stato rispettato il suddetto Patto di Londra (il mito della ” Vittoria mutilata” che, secondo Gaetano Salvemini, sarebbe stata una delle basi ideologiche del Fascismo) – che inizialmente avrebbe concesso “il Trentino, il Tirolo cisalpino con la sua frontiera geografica e naturale, il Brennero, la città di Trieste e i suoi dintorni, la contea di Gorizia e Gradisca, l’intera Istria fino al Quarnero, compresa Volosca, e le isole istriane di Cherso e Lussino, nonché le piccole isole di Plauno, Unie, Canidole, Palazzuoli, San Pietro dei Nembi, Asinello e Gruica coi loro vicini isolotti.” – (Articolo 4 del Trattato di Londra), la cui attuazione avrebbe permesso anche di risolvere la tortuosa questione dell’ Irredentismo italiano, e le furono conferite solamente la città di Zara, l’isola di Làgostà e l’arcipelago di Pelagosa (più vicino alla penisola italiana che alla costa dalmata). L’importanza che ha avuto tale conflitto si può riscontrare soprattutto all’interno della cultura popolare italiana che si è resa bagaglio delle esperienze vissute al fronte da uomini dai più disparati ceti sociali; un lampante esempio può essere La canzone del Piave il cui testo celebra l’eroica difesa del fronte italiano in seguito all’avanzata austro-ungarica che, con il motto “Non passa lo straniero”, simboleggerà la volontà degli italiani di difendere, per la prima volta, la propria nazione dall’attacco nemico acquisendo un importanza per tutti gli italiani equiparabile all’inno nazionale (a quei tempi la Marcia Reale). Questa introduzione ci permette di comprendere come la Prima guerra mondiale abbia fortemente influito sulla formazione dello Stato e del cittadino nonostante fossero passati quasi cento anni dalla sua nascita. I malcontenti generati dalla suddetta pace mutilata diedero frutti non appena la guerra si concluse, nel 1919, con la fondazione dei Fasci di combattimento di Benito Mussolini, che, per la prima volta, hanno fatto si che si potesse avere una “terza via” (vedi anni ’70) capace di opporsi alla boriosa classe parlamentare di destra e sinistra. Nello stesso anno, precisamente il 12 Settembre, Gabriele D’Annunzio con un manipolo di Arditi riuscirà in un’eroica impresa, la presa di Fiume, che rappresenterà una delle esperienze più rivoluzionarie della storia italiana capace di dar vita, grazie al lavoro del Vate e di Alceste De Ambris, alla Carta del Carnaro mettendo in atto per la prima volta alcuni punti attinti direttamente dal Sansepolcrismo come il primato della nazione sul piano economico ed istituzionale (autarchia). Questi eventi rappresentarono la capacità di reagire e la volontà da parte di alcuni italiani di non voler sottostare alle ingiuste condizioni dettate dalle altre nazioni vincitrici, soprattutto grazie ad un’operazione di valorizzazione della cultura italiana mediante una riproposizione della simbologia dell’Antica Roma (basti pensare al fascio che trae origine dalla Roma mitica di Romolo). Il popolo italiano, nonostante uscisse vittorioso dal conflitto, subì una grandissima umiliazione che non bastò a svilire il suo ardente spirito capace di dar vita, come detto prima, ad alcune esperienze culturali e politiche tra le più rivoluzionarie e genuine del Novecento (vedi Futurismo, Squadrismo e Fascismo) capaci di ispirare tutt’ora.

Sbrescia

Napoli

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