Acca Larentia

La strage di Acca Larentia fu un evento cruciale per gli anni di piombo. Dopo questa tragica vicenda moltissimi camerati si daranno alla lotta armata contro i compagni e la Polizia. La sera del sette gennaio 1978, cinque ragazzi si apprestano ad uscire dalla sezione dell’MSI nel quartiere Tuscolano per fare un volantinaggio. Dall’altra parte della strada ci sono alcuni uomini col volto coperto. Non appena vedono i ragazzi uscire dal locale aprono il fuoco con due mitragliette Skorpion. Vengono colpiti Franco Bigonzetti, che morirà sul colpo, e un altro ragazzo Francesco Ciavatta, essendo ferito cercherà di scappare per le scale adiacenti la sezione ma una volta raggiunto viene freddato. Qualcuno sentirà bestemmiare questi assassini, per aver ucciso solo due fascisti; per fortuna gli altri tre ragazzi erano riusciti a rientrare nella  sezione e chiudere la porta blindata. La notizia si diffonde in tutta Roma, moltissimi militanti si recano sul luogo dell’agguato arrabbiati e indignati. La tensione è altissima, pronta a scoppiare da un momento all’altro. Ad un certo punto un giornalista della Rai, probabilmente distratto, butta il mozzicone di sigaretta nella chiazza di sangue di una delle due vittime, è la goccia che fa traboccare il vaso. Iniziano violenti disordini e la Celere carica e lancia alcuni lacrimogeni per far disperdere la folla, si spara anche. Un carabiniere, un certo Edoardo Sivori, prova a sparare ad altezza uomo ma la sua pistola si inceppa. A quel punto si fa consegnare un’altra pistola e spara, colpendo alla fronte Stefano Recchioni che morirà dopo due giorni di agonia. Sono morti tre giovani ragazzi per mano antifascista e dello Stato, siamo al punto di non ritorno e in molti, anche per la mancata presa di posizione dell’MSI verso le forze dell’ordine, intraprenderanno il percorso della lotta armata. Ma purtroppo Acca Larentia non finí in quelle tristi giornate. A distanza di un anno, in occasione della commemorazione della strage, sarà ucciso da un agente in borghese il diciassettenne Alberto Giaquinto, figlio di una buona famiglia dell’Eur. Il 10 gennaio 1979, il Fuan organizza una manifestazione in ricordo dei caduti di Acca Larentia a Centocelle, uno dei quartieri più rossi di Roma; solo ventiquattro ore prima un commando dei Nar aveva assaltato una radio, colpevole di aver fatto una pessima battuta su Ciavatta. La tensione è palpabile nel quartiere. Il corteo inizia senza problemi, ma quando passa davanti una sezione della DC qualcuno prova ad assaltarla. Subito arriva una Fiat 128 con due agenti in borghese che non esitano a sparare. Mentre sta scappando, Alberto Giaquinto viene colpito alla nuca. La corsa in ospedale sarà inutile, Alberto morirà la sera stessa. Dal giorno dopo inizierà una viscida campagna dei giornali contro il giovane ragazzo, accusato di avere una P38 e di aver attaccato i poliziotti. Lotta Continua addirittura attacca la condizione sociale del ragazzo ed asserisce che fosse un violento ed un pervertito. Ma queste infami accuse per fortuna cadranno. La strage di Acca Larentia e quello che ne è seguito è ben chiaro a tutti i militanti, per questo ogni sette Gennaio è doveroso ricordare chi è caduto per l’idea, a causa dell’antifascismo militante e dei servi dello Stato, ricordare chi non ha avuto giustizia, per loro e le loro famiglie.

 

Acca

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