L’ordine nuovo di Graziani

Definito post mortem da Pino Rauti “una figura singolare, figlio del proletariato, autodidatta, beniamino di Evola”, Clemente Graziani, politico italiano, si arruolò volontario, appena 19enne, nella Repubblica Sociale Italiana e prese parte alla Battaglia di Montecassino e partecipando alla ritirata fino a Roma. A guerra finita, contribuì alla fondazione del Movimento Sociale Italiano, pur non schierandosi però da subito nella sua compagine. È proprio questo il periodo della sua formazione culturale o per meglio dire, spirituale: per caso si imbatté in un opera di Julius Evola e ne rimase così affascinato che fece di tutto per incontrarlo; tra i due nacque un rapporto di reciproche intese molto forte. Insomma, la sua attività politica (attiva) comincia nell’immediato Dopoguerra: è implicato nel tentativo di affondamento della nave scuola “Colombo” destinata all’URSS come risarcimento dei danni di guerra (per cui venne arrestato nel 1949), negli attentati dei F.A.R. e della “Legione Nera” (di cui era riconosciuto come leader e ideatore del nome) nel 1951. Pochi anni dopo, nel 1953, Graziani costituì con Pino Rauti, Paolo Andriani e Paolo Signorelli il “Centro Studi Ordine Nuovo”, componente interna del Movimento Sociale Italiano che si rifaceva alle dottrine evoliane. Al congresso nazionale missino del 1956 si alleano con la “sinistra” di Almirante, perdendo di misura sui moderati di Michelini che è confermato segretario. Tutto il gruppo di Ordine Nuovo esce allora dal partito e vi rientra solo nel 1969 quando Almirante assunse la guida del partito alla morte di Michelini. È quindi il 21 dicembre dello stesso anno che Graziani, con i pochi dirigenti dissidenti, fondò invece Ordine Nuovo, che mantenne come emblema l’ascia bipenne racchiusa in un cerchio bianco su sfondo rosso. Il suo periodo di latitanza comincia poco dopo il 1971, quando la Procura della Repubblica di Roma aprì un procedimento contro il movimento per ricostituzione del disciolto partito nazionale fascista: la condanna era di circa 3 anni di reclusione in appello e a riguardo il politico romano parlò di “processo alle idee”. Durante questo periodo Graziani promosse, in Francia, il giornale Annèe Zèro (Anno Zero), un periodico che ricalcava i contenuti ideologici di ON e che in qualche modo ne voleva indicare la continuazione. Arrestato e processato a Londra (anche per accuse che nel mentre piovvero circa numerosi aneddoti tra cui Golpe Borghese e l’omicidio del giudice Occorsio); tuttavia le autorità britanniche non concessero l’estradizione per l’inconsistenza delle prove. Dopo Francia, Grecia (si rammendi: siamo nel periodo dei colonnelli) e l’Inghilterra, Graziani si rifugia prima in Bolivia, unico paese ad accettarlo nonostante i mandati di cattura internazionali, e poi in Paraguay, dove Graziani scoprì una nuova patria. E dove, soprattutto, non venne meno all’impegno politico: a dimostrarlo sono i tanti scritti e saggi socio-politici di questo periodo. Si stabilisce quindi ad Asunción, dove fu raggiunto da amici e famiglia: è proprio qui che muore nel 1996 dopo una vita vissuta ardentemente, in modo assolutamente e incondizionatamente travagliato. Nel mentre, nella sua vera patria, quella d’origine, quella da cui era stato più volte bistrattato, la giustizia faceva il suo forse fin troppo lento corso: cadevano le accuse nei suoi confronti. Infatti, viene costantemente assolto da tutte le imputazioni, compresa la più grave, (quella legata all’omicidio Occorsio). Rimanevano da scontare 8 mesi di reclusione, pena residua del primo processo a Ordine Nuovo.

Peppe F.

Gr

 

 

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