CARLO BORSANI PRESENTE! SERGIO RAMELLI PRESENTE! ENRICO PEDENOVI PRESENTE!

È questo il grido che si innalza nel cielo di Milano ogni anno il 29 aprile da parte di uomini e donne, riuniti in una manifestazione compatta ma spontanea, ai quali interessa ancora difendere la memoria di queste persone brutalmente uccide dalla solita, impunita, mano rossa con la sola accusa di essere fascisti. Carlo Borsani fu un militare lombardo, sottotenente nel 7º Reggimento Fanteria di Milano, partecipò alla Seconda Guerra Mondiale dove riuscì ad essere una figura di spicco, combattendo quasi fino alla morte. Infatti divenne del tutto cieco a causa di un vicino colpo di un mortaio nemico, ma questo non gli impedì di aderire alla Repubblica Sociale Italiana nel 1943, il quale appoggio fu anche riconosciuto da Mussolini stesso che gli affidò la direzione del neonato quotidiano “La Repubblica fascista” e la presidenza della “Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra”. Il 25 aprile rifiutò la proposta di espatrio, decidendo di resistere fino alla fine, e nel pomeriggio del 29 aprile fu fucilato dai partigiani e spostato in una fossa comune in un carrello della nettezza. Sergio Ramelli è stato un militante del Fronte della Gioventù, posizione sempre manifestata apertamente, il che lo ha portato a subire continue minacce e aggressioni. Ultima aggressione avvenne il 29 aprile 1975, questa volta a causa di una pubblicazione da parte di un professore di un tema nel quale Sergio condannava le brutali azioni compiute in quegli anni dalle Brigate Rosse. La notizia fu accolta con piacere dagli esponenti della sinistra estrema che anzi applaudirono gli assassini, attualmente personalità di spicco del mondo ospedaliero. Sergio morì a 18 anni dopo 48 giorni di coma e agonia. Un anno dopo i militanti dell’MSI e del FDG si riunirono per commemorare la scomparsa prematura di Sergio. Un altro tragico evento li colpì: l’omicidio di Enrico Pedenovi, consigliere provinciale di Milano per l’MSI, ucciso in un agguato rivendicato poi dai Comitati Comunisti Rivoluzionari vicini a Prima Linea.

Nadia

Ramelli

Nascita di Roma: tra mito e storia.

Tra gli eventi che hanno segnato le sorti della storia dell’umanità, imprimendo in essa un miscuglio indissolubile ed indelebile di mito, grandezza e genio umano, possiamo porre sicuramente la nascita del mondo romano. Da un punto di vista prettamente storiografico, tradizionalmente il 21 Aprile 753 a.C. viene considerata la data della fondazione di Roma, fissata dallo storico latino Varrone, in base a calcoli effettuati dall’astrologo Lucio Taruzio, ma molte altre sono state ipotizzate dagli storici romani del tempo. Dal punto di vista mitologico, affonda le sue radici nella guerra di Troia, in particolare sull’esule Enea, fuggito dalla città, dopo l’incendio perpetrato dagli Achei, portando sulle spalle il padre Anchise ed figlio Ascanio. Dopo varie peripezie nel Mediterraneo, per volere del Fato e di Giove, prima Enea – approdato nel Lazio nel territorio di Laurento, nel quale fondò Lavinio, in onore della moglie Lavinia, conosciuta dopo lo sbarco – poi il figlio Ascanio – fondatore di Alba Longa, dove regnarono per molte generazioni i suoi eredi, fino alla nascita di Romolo e Remo, figli del dio Marte e di Rea Silva(discendente di Enea), allattati dalla Lupa e protetti dal Picchio – figurano tra i protagonisti principali della Leggenda. Quindi, non parliamo di una semplice città, ma di un nucleo generatore di miti che fin dall’antichità ha offerto metafore e modelli in lotte politiche, in conflitti religiosi ed in scelte culturali. Emblema della grandezza, l’idea di Stato inteso come spazio amministrativo unificato e regolato dal Diritto, bellezza della forma nelle arti, in altre parole un insieme di virtù morali in cui si era tentati di vedere il segreto del successo: ecco la ricetta che Roma ha offerto a quanti volevano trovare in lei un simbolo immortale, inattaccabile dal tempo, racchiuso in uno spirito. Lo spirito di Roma, quello che soffia da millenni in questa città immortale, capace di portare la civiltà nel mondo, che ha infiammato il cuore e il genio italico, riuscendo a fonde l’Idea di Nazione e Stato attraverso una corsa futurista e un volo dannunziano. Lo spirito che rinacque col sangue e l’ardore Fascista. Lo spirito che anima ancora oggi chi combatte e crede in un’idea, in un assoluto capace di proiettare l’uomo nella dimensione divina. Lo spirito che unisce migliaia di fratelli, stretti da un destino comune. Una corsa folle contro tutto e contro tutti, facendo quadrato. Questo è lo spirito di Roma. Avanti tutta!

Mosca

Roma

“Ugo Venturini, 32 anni, operaio e padre di un bambino”

Il 18 aprile 1970 era una giornata di primavera come tante, a Genova, se non fosse stato che, quel giorno, si teneva, nella rossissima Piazza Verdi, il comizio del segretario nazionale dell’ Msi, Giorgio Almirante, in vista delle elezioni regionali di giugno. L’evento era già stato pubblicizzato da una radio pirata, che da giorni prima del comizio si era inserita nella normale programmazione del telegiornale Rai. L’audio era arrivato a tutta l’area della Liguria e il messaggio che portava era forte e chiaro: “Scendete in piazza, impugnate i fucili e le mitragliatrici. Difendetevi dai fascisti! Almirante non deve parlare”. A firmare il messaggio è una sigla che si richiama alla Resistenza, quella dei Gruppi d’ azione partigiana (Gap). Un clima creato ad hoc per l’arrivo di Almirante, un clima che avrebbe dovuto intimorire e allontanare chiunque avesse voluto partecipare al comizio. Quel giorno, sembrava tutto tranquillo, tralasciando le numerose scritte apparse sui muri della città come “FASCISTI MORIRETE, ALMIRANTE, NON USCIRAI VIVO DA GENOVA”; il comizio iniziò e Almirante cominciò il suo discorso. All’improvviso, nella piazza, sopraggiungono i “Camalli” (i portuali), considerati da sempre il braccio armato del Pci genovese e, con loro, alcuni esponenti di Lotta Continua. Iniziano gli scontri: i missini mantengono la posizione, il segretario missino cerca di calmare i suoi “Non cadete nella provocazione! Non fate come loro: loro hanno la forza delle pietre, noi delle parole” nonostante i ‘compagni’ siano già arrivati dietro al palco. Parte un fitto lancio di oggetti, viene lanciato di tutto, dalle pietre alle bottiglie di vetro e proprio una di queste bottiglie, piena di sabbia, che colpisce un ragazzo alla nuca. Questo ragazzo è Ugo Venturini, 32 anni, operaio e padre di un bambino. Lo hanno aggredito alle spalle, come solo gli infami e i codardi sanno fare. Ugo cade a terra, ma riesce ad alzarsi, si porta le mani alla testa e nota subito il sangue. Viene trasportato d’urgenza in ospedale. Ugo è lucido ma deve essere operato. L’operazione riesce, ma la ferita è troppo infettata per la presenza del terriccio all’interno della bottiglia. Per undici giorni Ugo continua a lottare dal letto dell’ospedale. Ma tra la notte del 30 aprile e il 1 maggio, giorno della festa dei lavoratori, il giovane missino non ce la fa. L’infezione si è radicata troppo fino ad ucciderlo. Ugo Venturini è stato il primo morto degli anni di piombo. La mano che ha lanciato la bottiglia quel maledetto giorno di primavera, non è stata mai trovata. Strano modo di morire a 32 anni, così all’improvviso, per mano ignota, per difendere un diritto sacro, quello di stare in piazza, quello di difendere la propria postazione… quello di difendere la propria Idea.

Ruggiero.

 

Venturini

Giovanni Gentile.

Il 15 aprile 1944 l’Italia perse uno dei suoi più celebri filosofi, Giovanni Gentile ,ucciso vigliaccamente dal gappista Bruno Fanciullacci, codardo passato alla storia come colui che uccise un settantenne indifeso. Giovanni Gentile fu uno dei maggior esponenti, insieme a Croce, del neoidealismo filosofico; fu inoltre nominato Ministro della Pubblica Istruzione dal 1922 al 1944 e cofondatore dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana. Nacque a Castelvetrano, in Sicilia, nel 1875, e crebbe in una famiglia benestante: il padre era un farmacista e la madre figlia di un notaio. Dopo aver frequentato il liceo classico riuscì a guadagnarsi un posto nella prestigiosa “Scuola Normale Superiore di Pisa” dove studiò lettere e filosofia. Dopo la laurea ottenne una cattedra in filosofia presso il convitto nazionale Mario Pagano di Campobasso. La carriera accademica di Gentile fu ricca di soddisfazioni; fu professore in diverse università italiane: l’università di Roma, la Bocconi e quella di Pisa per citarne alcune. Una svolta nella vita del filosofo avvenne il 31 ottobre 1922 quando fu nominato Ministro della pubblica istruzione da Benito Mussolini, appena quest’ultimo diventò Primo Ministro. Gentile fino a quel momento non si era ancora mai avvicinato al Fascismo, infatti si iscrisse al PNF solo nel 1923, con l ‘intento di fornire un programma ideologico e culturale. La missione del fascismo, secondo Gentile, è quella di creare l’Uomo nuovo: un uomo di fede, spirituale, anti-materialista, volto a grandi imprese. Coerente con il suo pensiero filosofico (il neoidealismo), sostenne che il Fascismo si dovesse istituzionalizzare: fenomeno che avverrà successivamente con il Gran Consiglio del fascismo. Nel periodo in cui fu ministro Gentile attuò un importante riforma scolastica, definita da Mussolini “ la più fascista delle riforme”, essa era fortemente meritocratica e censitaria; dal punto di vista strutturale Gentile individua l’organizzazione della scuola secondo una struttura piramidale cioè pensata e dedicata «ai migliori» e rigidamente suddivisa a livello secondario in un ramo classico-umanistico per i dirigenti e in un ramo professionale per il popolo. I gradi più elevati erano riservati agli alunni più meritevoli, o comunque a quelli appartenenti ai ceti più abbienti. In questo modo si voleva cercare di ridurre la popolazione scolastica, intento apertamente espresso dal filosofo con questa citazione: “L’esclusione di un certo numero di alunni dalla scuola pubblica era stato il proposito ben chiaro della nostra riforma (…) Non si deve trovare posto per tutti (…) La riforma tende proprio a questo: a ridurre la popolazione scolastica.” Con questa riforma l’obbligo scolastico fu innalzato a 14 anni e fu istituita la scuola elementare fino all’ età di 10 anni. Dopo la scuola elementare l’alunno poteva scegliere di frequentare il liceo scientifico, il liceo classico o gli istituti professionali. Solo frequentando i licei era possibile accedere alle università in seguito, anche se il liceo scientifico permetteva l’accesso alle sole facoltà scientifiche. La religione è insegnata obbligatoriamente a livello primario, introdotta anche per le altre scuole con il Concordato, ma con parere contrario di Gentile, che se pur cristiano cattolico si è sempre dichiarato a favore di uno Stato laico. Nella riforma è prevista però la richiesta di esonero, per chi professi altre fedi. Per quanto riguarda il metodo di insegnamento secondo Gentile, non poteva essere predeterminato in quanto l’unico strumento necessario all’ insegnante era la cultura ed il metodo, secondo il ministro, sarebbe venuto da sé, perché questo risiede nella stessa cultura nel suo processo infinito di creazione e ricreazione. La sua riforma fu sostituita definitivamente nel 1962 anche se gran parte della suddivisone ideata da Gentile, come quella delle partizione in scuola elementare media e superiore, è tutt’oggi in uso. Dopo la caduta del Duce nel 1943 Gentile aderì alla RSI dopo aver incontrato a quattrocchi Mussolini, l’incontro dei due è testimoniato da una lettera scritta dal filosofo destinata alla figlia Teresa. Egli credeva nel ripristino dell’unità nazionale sotto la guida, ancora una volta, di Benito Mussolini. Il 15 aprile del 1944 Gentile fu assassinato da alcuni partigiani davanti la sua villa di Firenze, in base alle testimonianze riguardanti l’assassinio i due sicari ,partigiani del GAP, si avvicinarono alla sua auto fingendosi studenti, avvicinatosi all’anziano Gentile lo spararono ferendolo mortalmente, il professore non arrivò vivo al vicino ospedale di Careggi. Gentile rimane uno dei personaggi di spicco fondamentale del ventennio ed anche uno dei più apprezzati tutt’ oggi, basti pensare che è l’unico personaggio appartenente al Partito Nazionale Fascista ad essere stato celebrato nel 1994 dalla Repubblica Italiana con un francobollo dedicatogli.

Buonincontro

 

Gentile