Dopo Padovani, a Napoli non ci fu più politica

Aurelio Padovani fu uno dei personaggi più carismatici appartenenti al fascismo e fu di certo l’uomo di spicco del partito a Napoli Nacque a Portici il 28 febbraio 1889 , dopo essersi diplomato a Napoli presso l’istituto “Alessandro Volta” si arruolò volontario a soli 18 anni nei bersaglieri come allievo sergente. Tre anni dopo sposò una maestra di nome Ida Archinard da cui ebbe 6 figli. Dimostrò il suo valore nella guerra in Libia dove partì come volontario, egli fu uno degli 11 sopravvissuti della battagli di Sciara Sciat, una delle battaglie più sanguinose per gli italiani durante la quale le file italiane persero 378 uomini (di cui 8 ufficiali) e furono feriti 125 uomini. Padovani tornato in patria fu premiato con una medaglia di bronzo al valore militare e con regio decreto passò al servizio permanente effettivo. Durante la prima guerra mondiale combatté con il reparto ciclisti bersaglieri e , nonostante perse buona parte del suo piede sull’Hermanda, si guadagnò ben tre medaglie d’argento al valore militare. Dopo la Grande Guerra si avvicinò a diversi movimenti politici e combattentistici fino al suo avvicinamento al Fascismo al seguito del quale fondò, insieme all’avv. Domenico Miranda ed al capitano Navarra, il Fascio napoletano il 4 aprile 1920. All’interno del Fascio fece subito carriera, dopo un anno divenne segretario e nel 1923 fu comandante delle squadre d’azione. Padovani guidò in prima persona le spedizioni squadriste nella provincia di Napoli ed infatti per il “Fascista intransigente” lo squadrismo era un mezzo con il quale sconfiggere la rete sindacalista avversaria e conquistare il consenso delle masse operaie. Sotto la guida del carismatico comandante napoletano il Fascio alle elezioni del 1921 nella città partenopea ottenne 5098 voti, a riprova del gran seguito che Padovani ebbe a Napoli. Tuttavia in provincia e nelle campagne le vecchie classi dirigenti trovarono il loro referente politico nel movimento nazionalista , movimento mai visto di buon occhio dal’intransigente Padovani. All’inizio del 1922 cominciò a Napoli lo sciopero portuale che durò sei mesi, durante i quali Padovani svolse un’intensa azione per facilitare la conclusione e determinare il passaggio di tutte le organizzazioni portuali al sindacalismo fascista Fu anche uno dei cinque Comandanti di Zona che vollero la Marcia su Roma ed organizzò le Squadre di Azione della Campania che condusse a Roma dal 27 al 31 ottobre 1922. Nel 1923 decise di abbandonare tutte le cariche ed i ruoli politici che ricopriva, ma nonostante le dimissioni si dichiarò e dimostrò sempre fedele a Mussolini. Le sue dimissioni non passarono però inosservate ,infatti in Campania si susseguirono un gran numero di dimissioni dal partito fascista, dimissioni date sia da membri di rilievo del partito che da semplici iscritti, tutti strettamente legati alla figura di Padovani ed alla sua interpretazione intransigente del Fascismo. Davanti a queste dimissioni lo stesso Padovani decise di ordinare personalmente ai “suoi uomini” di rientrare nel partito, cosa che molti faranno. Nonostante non fosse più un personaggio di spicco del partito, restò a lungo un punto di riferimento del fascismo napoletano e fu oggetto di numerose attestazioni di stima da parte di fedeli e simpatizzanti. Proprio in una di queste dimostrazioni di stima ed affetto ,il giorno del suo onomastico,intento a salutare una folla di simpatizzanti venuti a rendergli omaggio ,morì insieme ad altre 8 persone che erano a festeggiare con lui a seguito del crollo accidentale del balcone della sua dimora da cui era affacciato. Questa sfortunata sorte che spettò a Padovani fu oggetto di mistero e di sospetti di complotto voluto ed attuato dai vertici del partito fascista, tesi però del tutto infondata . I funerali furono davvero imponenti e vi parteciparono migliaia di persone,napoletani e fascisti. Simbolo di coerenza e dedizione totale all’ideale Padovani è stato uno degli ultimi uomini che a Napoli ha fatto realmente politica, interessandosi del popolo per la quale ha sempre lottato.

Buonincontro

Padovani

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