“Alpino, aviatore… un autentico rivoluzionario.”

Si può dire che Italo Balbo non fu una figura statica della storia italiana, anzi, egli la scrisse.
Poco più che quindicenne, nel 1911, tentò di partecipare alla spedizione militare per la liberazione dell’ Albania dall’Impero Ottomano. Fervido interventista, diventò guardia del corpo di Cesare Battisti e lo accompagnò nei suoi comizi a favore dell’entrata dell’Italia in guerra; in una di queste manifestazioni, a Milano, nel 1914, conobbe Benito Mussolini. Allo scoppio della prima guerra mondiale, si arruolò tra le file del battaglione “Pieve Di Cadore” dove partecipò all’offensiva del Monte Grappa che liberò la città di Feltre dall’occupazione austro-ungarica. Per il valore dimostrato in battaglia, ricevette il titolo di capitano decorato con una medaglia di bronzo e due d’argento. Dopo la fine della guerra si laureò in scienze sociali e iniziò l’attività giornalistica come direttore del settimanale militare “L’alpino”. Nel frattempo il Fascismo stava dilagando in Italia, partendo da Milano e arrivando a Ferrara, città natale di Balbo. Qui, nel 1921, divenne segretario del Fascio di Ferrara, sposando subito la causa di Mussolini e diventò uno degli esponenti di spicco: organizzatore e comandante dello squadrismo agrario. In queste vesti organizzò una squadra d’azione soprannominata “Celibano”, dal nome dialettale del suo drink preferito: il Cherry-brandy. In poco tempo seppe conquistare l’ammirazione e il rispetto della popolazione rurale per la sua lotta incessante contro il sindacalismo rosso. L’azione di Balbo dalla bassa Padania si spostò fino ad arrivare all’Urbe. All’indomani della marcia su Roma, Balbo, sostenuto da Benito Mussolini, divenne Quadrumviro in rappresentanza dello squadrismo insieme a De Vecchi, De Bono e Bianchi; celebre la foto che lo ritrae al fianco del Duce durante la marcia. Divenuto uno delle figure principali dell’apparato fascista, il 6 novembre 1926 fu nominato sottosegretario di Stato dell’aviazione con lo scopo di modernizzare e risollevare l’apparato aeronautico italiano. Conseguì il brevetto da pilota nel 1927 e avviò la fondazione della “città dell’aria”, un modernissimo centro di ricerche dell’ingegneria aeronautica, a cui lavorarono i migliori scienziati italiani del campo. Dal 1928 al 1930 Balbo si rese protagonista di importanti spedizioni aeree. La prima nel Mediterraneo occidentale; la seconda, molto più importante, una transoceanica Italia-Brasile e una terza atlantica per festeggiare i dieci anni della Regia Aeronautica.
Con Balbo ci fu l’espressione massima dell’ aviazione italiana, al punto da esser nominato Ministro dell’aeronautica, una carica tenuta fino all’ora solo dal Duce.
Il 5 novembre 1933, Balbo ricevette la carica di governatore della Libia. Negli anni della reggenza diede un forte impulso alla colonizzazione italiana e seguì una politica di integrazione pacifica con le popolazioni musulmane reputate da Balbo portatrici di antichi valori di civiltà. Per questo motivo fu ampliata la superficie del territorio nazionalizzato e furono finanziati servizi scolastici e sanitari; furono fondati, per commissione del governatore, più di dieci villaggi per gli arabi e i berberi libici, inoltre ogni villaggio disponeva di una moschea, scuola, cinema ed un piccolo ospedale. Gli indigeni diventarono sempre di più partecipi della vita della colonia e nelle costruzioni edili furono adoperati sia operai italiani che libici con regolare contratto di lavoro. Inoltre ai più meritevoli, come segno di riconoscenza, fu data la cittadinanza italiana.
All’indomani dello scoppio della seconda guerra mondiale, Mussolini ordinò a Balbo di restare sulla difensiva, data la posizione fragile della Libia che si trovava tra le truppe franco-inglesi. Infatti gli eserciti britannico e francese apparivano molto più numerosi e organizzati, ma ciononostante quello italiano riuscì comunque a difendersi e far indietreggiare il nemico sulla linea libico-egiziana. L’offensiva principale di Balbo, dato l’impatto non ottimale dell’ambiente africano che non permetteva avanzate di terra, era l’aerea. Fin dai primi giorni di guerra, furono prese di mira le autoblindo britanniche che causavano non pochi problemi all’esercito italiano. Fu proprio durante una di queste spedizioni che il 28 giugno 1940 due aerei italiani, uno guidato dallo stesso Balbo, giunti in volo a Tobruch notarono delle colonne di fumo dovute ad un attacco britannico. Prossimo all’atterraggio, non avvisò la base e fu scambiato dalla controaerea italiana per uno degli aerei britannici e fu abbattuto. Le giornate seguenti vennero dichiarate lutto nazionale.
Forse è destino degli uomini valorosi morire per casualità, per errore, perché l’eroe italiano Balbo le aveva passate tutte, dalla prima alla seconda guerra mondiale, senza mai indietreggiare, senza mostrare mai paura e rimorsi, senza abbassare il capo davanti al nemico, senza chiedere mai nulla in cambio. Solo un sogno nel cuore: portare l’Italia lì, dove meritava di essere.

Ruggiero

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