Volantinaggio a Pomigliano d’Arco

Ancora volantinaggi del Blocco Studentesco nella provincia di Napoli. Stamattina eravamo al liceo Cantone di Pomigliano d’Arco.
ASSALTANDO RIDEREMO!

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Ammainate le vele

La città di Napoli è meta di migliaia di turisti provenienti da tutta Italia e da tutto il mondo e l’interesse nel visitare la città è alimentato non solo dalle innumerevoli bellezze architettoniche e naturali che la caratterizzano,ma anche dal fascino di zone di periferia diventate emblema di malavita e degrado nell’immaginario collettivo a causa di svariati fatti di cronaca e soprattutto a causa della famigerata serie tv “Gomorra”, tra le quali la più conosciuta è quella delle famigerate “vele “ di Scampia.

Le vele sono un complesso di sette palazzi costruiti dall’architetto Franz Di Salvo a Scampia , quartiere della periferia nord di Napoli, nel  1962. Questi palazzi, di forma triangolare, che si restringono salendo verso i piani alti (proprio come una vela latina), facevano parte di un progetto abitativo che mirava al miglioramento della zona in questione fino ad arrivare alla periferia est, in zona Ponticelli.

Nel progetto dell’architetto Di Salvio, in ogni vela dovevano esserci  spazi da gioco ed altre strutture ad uso collettivo, in modo da creare nel cuore di ogni palazzone un nucleo di socializzazione. 1Purtroppo il progetto iniziale fu completamento distorto dall’ente appaltante in fase di realizzazione che modificò di sana pianta l’idea dell’architetto di origini siciliane; invece di utilizzare i vari materiali brevettati e previsti nel progetto iniziale, l’ente appaltatore decise di utilizzare solo il calcestruzzo armato e dal punto di vista formale per l’adeguamento sismico fu stravolto il sistema costruttivo e lo spazio delle scale interne fu drasticamente ridotto.    Questi adeguamenti hanno diminuito notevolmente, rispetto al progetto iniziale, lo spazio tra i due corpi che formano la vela, andando ad influire negativamente sull’illuminazione, la ventilazione e la vivibilità.

Purtroppo il progetto iniziale non fallì solamente dal punto di vista architettonico, complice il terremoto dell’Irpinia del 1980 che portò molti sfollati ad occupare alcuni alloggi delle vele. Infatti  la zona, che doveva diventare una vera e propria città modello, piena di aree verdi e trafficate arterie di scorrimento, divenne in breve tempo un ghetto abbandonato dalle istituzioni (basti pensare che il primo presidio delle forze dell’ordine in loco fu istituito nel 1987) e vittima della malavita locale.

Il fallimento del progetto di edilizia popolare del ‘67 fu palese nel 1997 quando, a seguito del boom della delinquenza organizzata nel quartiere e dopo le innumerevoli lamentele e richieste d’aiuto da parte degli abitanti delle vele, organizzati nelle diverse associazioni formatesi in zona nel passare degli anni, si decise di abbattere tre delle sette strutture iniziali. L’opera di demolizione di queste tre vele si concluse nel 2003.

Nell’agosto del  2016 con delibera comunale è stata previsto l’abbattimento delle restanti vele, eccezion fatta per la struttura B per la quale sarà indetto una gara per la riqualificazione e trasformazione della suddetta da struttura residenziale in uffici di pubblici servizi. I costi dell’abbattimento delle vele sono circa di 4,5 milioni mentre per la ristrutturazione della quarta il costo è stato preventivato intorno ai  15 milioni di euro. I fondi per portare a termine questo visionario progetto, che oltre alla demolizione, prevede la costruzione di nuove abitazioni per gli abitanti delle vecchie vele e opere di riqualificazione dell’intero quartiere, saranno sborsati in parte dal governo (18 milioni) ed in parte dalla città metropolitana (40 milioni) che tra l’altro avrà sede proprio in quello che si spera sarà il rinato quartiere di Scampia.

Nel frattempo nel mese di dicembre sono iniziati gli sgomberi delle abitazioni delle vele e i trasferimenti degli abitanti del quartiere nelle nuove 180 abitazioni già pronte poco distanti dalla loro vecchia residenza, sita in via Labriola. Subito dopo il trasferimento delle famiglie, le vecchie abitazioni verranno murate dai dipendenti delle Napoli Servizi  per evitare nuove occupazioni che comporterebbero un aumento notevole dei tempi per la demolizione delle strutture; demolizione a cui comunque non è stata data ancora una data precisa. Mentre le prime famiglie vengono spostate nelle nuove abitazioni (vivibili, a differenza delle  precedenti fatiscenti tra le strette scalinate dei palazzoni); bisogna ricordare che nella vela Celeste, quella destinata ad essere recuperata, gli abitanti  in regola sono 33 a differenza dei 143 abusivi, questo dato sommato alla necessità di murare le abitazioni sgomberate non è di buon auspicio e lascia intendere che portare a termine lo sgombero non sarà cosa facile né tanto meno veloce.

Ma questo nuovo ambizioso progetto riuscirà a portare finalmente un miglioramento ed uno sviluppo sociale al quartiere ed ai suoi abitanti o si rivelerà un fallimento come il progetto del 1967 (che non dimentichiamo aveva nobili intenzioni proprio come l’attuale progetto “restart scampia”)? Questo ovviamente non lo si può dire a priori, fatto sta però che il degrado e la criminalità non sono frutto delle vele in quanto opera architettonica , ma sono figli di una grave assenza delle istituzioni e di “educazione al senso civico” che, come detto in precedenza, ha caratterizzato la storia del quartiere Scampia fin dai  primi anni della costruzione dei palazzoni della periferia nord. In quest’ambito sono stati fatti grandi passi in avanti  rispetto agli inizi del 2000, periodo in cui la camorra aveva pieno controllo della zona, come dichiara in un’intervista del 16 dicembre 2016 Giovanni  Mandato, dirigente del commissariato di Scampia, che operò in zona già nei primi anni novanta e che dichiara che gli arresti ed i sequestri di droga continuano, ma sono poca roba rispetto agli anni del clan Di Lauro in cui l’intero quartiere era piegato alla violenza della camorra. Dal punto di vista sociale invece, le istituzioni continuano a non essere presenti come dovrebbero, come testimonia il judoka Gianni Maddaloni  che con la disciplina da lui praticata aiuta, nelle scuole, molti scolari reputati “difficili” a stare lontano dalle cattive tentazioni della strada in cui purtroppo molti cadono; Maddaloni a proposito dichiara in un’intervista su “repubblica” << Su dieci soggetti, otto li riprendo. Peccato che lo Stato non interviene. Io mi reggo solo sugli aiuti dei privati. Governo, Regione, Comune mi hanno preso a calci in culo>>.

Siamo quindi davanti ad una realtà diversa da quella dei primi anni 2000, diversa dal contesto descritto dalla fiction di successo Gomorra,opera cinematografica di alto livello, ma che se considerata come fotografia della realtà lascia a desiderare e fa pensare ad un’intenzione da parte degli autori di lucrare sui problemi del quartiere sfruttando l’omonimo titolo del libro di Saviano, molto criticato dagli abitanti della zona che quella realtà la vivono. Sia chiaro, le vele sono state realmente la roccaforte della camorra, sono state realmente la piazza di spaccio più grande al mondo (anche se attualmente il commercio di stupefacenti si è spostato in altre piazze meno sottoposte ai riflettori come Melito ed il parco verde di Caivano) ma quello di Scampia non è un contesto oggi dove si spara per strada ogni giorno, dove chiunque è in qualche modo immischiato con la malavita e dove Ciro l’immortale ( personaggio della celebre serie tv) comanda i suoi sicari dalle balconate delle vele. Gomorra ha messo insieme tante cronache di camorra accadute in più di 10 anni ed in varie zone dell’hinterland napoletano presentandole nello scenario della periferia nord napoletana; questo ha fatto si che chi non è a conoscenza della realtà del posto, affascinato dalla serie ed ingannato dal titolo che riprende il libro inchiesta di Saviano, si è creato un’immagine di Scampia come covo di criminali ed assassini senza scrupoli; immagine totalmente distorta che non aiuterà di certo a migliorare la situazione e che perseguita in un modo o nell’altro gli abitanti del quartiere.

Con il nuovo progetto “restart scampia” ci si augura che le vele, diventate un fardello per il quartiere in quanto simbolo di degrado e delinquenza, siano definitivamente ammainate in breve tempo e che il nuovo quartiere sia finalmente quello che gli abitanti onesti della zona meritano; un quartiere non abbandonato a se stesso come è sempre stato, ma un contesto dove poter finalmente vivere tranquilli e senza il peso di dover sentirsi dire di abitare nello scenario di Gomorra.

 

Enzo.

Dieci anni di iPhone.

Era il 9 Gennaio del 2007, quando Steve Jobs presentò il primo modello di iPhone. Si chiamava 2G, aveva uno schermo di soli (allora ampi) 3,5 pollici, era touch ma senza pennino; in linea con l’idea di Jobs che ha sempre sostenuto che il miglior puntatore fosse il dito. L’ anno successivo fu la volta dell’iPhone 3G, le cui novità in assoluto furono il supporto alle reti 3g e il gps incorporato: a Luglio arrivò sul mercato italiano. L’ 8 giugno del 2009 Apple presentò l’iPhone3Gs, una versione rivisitata del 3g con una batteria più capiente, una fotocamera di 3,2 megapixel capace di registrare video e il supporto alle reti HSDPA. La grande svolta dopo il primo iPhone, si ebbe il 7 giugno del 2010, quando venne presentato iPhone 4, totalmente ridisegnato, con bordo in alluminio e cover in vetro, fu lo smartphone più sottile, con schermo in retina e una risoluzione sorprendente; l’ unico grande difetto era legato alla ricezione. Il 4 ottobre del 2011, sul palco salì per la prima volta Tim Cook; Steve Jobs, tanto atteso in sala, non fu presente per il forte decorso della sua malattia. Fu presentato l’iPhone 4s, furono risolti i problemi di ricezione e migliorati processore, fotocamere e si ebbe l’ introduzione dell’assistente vocale Siri. Il 12 settembre 2012, Tim Cook presentò l’ iPhone 5, l’ ultimo iPhone progettato da Steve Jobs, in cui cambiarono le dimensioni e la scocca (che divenne in alluminio) con rifiniture in vetro. Nelle prime 24 ore dalla presentazione l’iPhone 5 superò i 2 milioni di prevendite. Il 10 settembre 2013 fu presentato il 5s: grande novità fu il sensore di impronte digitali e la nuova colorazione in oro. Nella stessa data ci fu l introduzione dell’iPhone 5c, uno smartphone con scocca in policarbonato colorato, a basso costo. Il 2014 fu l anno dell’iPhone 6, ridisegnato completamente, con una scocca in alluminio più arrotondata con schermo di 4,7 pollici, e una versione Plus con display abbondante di 5,5 pollici. Nel 2015 arrivò la versione S del modello 6, la cui novità assoluta fu lo schermo che riconosce la pressione del dito; questi nuovi iPhone furono costruiti in alluminio più resistente e il nuovo colore oro rosa rese lo smartphone un vero e proprio oggetto di tendenza. Nel Marzo dello stesso anno a sorpresa venne svelato iPhone SE avente caratteristiche del 6s ma con design del 5s. Il 2016 è stato la volta degli iPhone 7, quasi stesso design dei vecchi iPhone, tra le novità i colori nero opaco e jet black e la resistenza ad acqua e polvere. 10 anni di storia per uno smartphone che ha rivoluzionato il mercato e il modo di concepire quello che era il concetto di cellulare. apple

Oggi non avere l’iPhone soprattutto per i giovani significa non essere alla moda, significa rinunciare a tanta comodità e immediatezza nell’interagire con il mondo intero. Come dice la Apple nei suoi spot:” Se non hai un iPhone, non hai un iPhone.”, uno slogan che la dice lunga sulla tendenza che ha creato questo contenitore di tecnologia, uno status symbol che mette in crisi le persone, al punto di far creare file chilometriche fuori agli Apple Store anche in tempi di crisi. Sarà follia della gente o bravura nella comunicazione?

 

Rivoluzione

Napoli: dal Medioevo agli Aragonesi.

Nel periodo successivo alla caduta dell’Impero Romano, la Campania fu governata da un console collocato a  Capua e facente le veci dell’imperatore bizantino (allora Teoderico il Grande); sotto questo regno  visse un periodo di pace nonostante fosse esasperata dalla rovinosa politica fiscale adoperata .
Durante le Guerre Gotiche (535 – 553) che imperversarono in tutta l’Italia devastando intere città, Napoli fu saccheggiata nel 536 da Belisario con l’intento di punire i napoletani, blanditi dalle parole degli oratori Pastore e Asclepiodoto, per l’appoggio offerto ai Goti; dominio confermato nel 542 con la sconfitta dell’imperatore goto Totila.

Ducato bizantino
Durante il periodo bizantino, Napoli attuò una politica filo – musulmana, in un’ottica più ampia del semplice ducato, data la presenza della dinastia araba insediatasi a Palermo nel 831; non mancarono di certo le guerre, soprattutto contro i popoli vicini (principalmente  i longobardi di Benevento, Capua e Salerno), fino al 1137 che comportarono la caduta del ducato bizantino di Sergio VII di Napoli da parte del normanno Ruggero II di Sicilia, dando così vita al Regno di Sicilia.

Periodo normanno
Ruggero giunse a Napoli nel 1140 e fu accolto con tutti gli onori, confermando alla nobiltà i propri privilegi; questo momento di pace durò fino all’avvento di Guglielmo I nel 1154  a causa di alcune rivolte tra la classe nobiliare e quella militare; rivolte che si conclusero con rivolte popolari contro l’imperatore. Seguì un periodo di tranquillità con Gugliemo II, fino all’invasione degli svevi di Enrico IV.

Periodo svevo
Durante l’invasione sveva Napoli resistette ad un lungo assedio durato tre mesi ma alla fine capitolò nel 1194 facendo atto formale di obbedienza al nuovo imperatore.
Il totale assoggettamento all’imperatore si ebbe con l’effettivo possesso della carica imperiale , nel 1208, da parte di Federico II Hohenstaufen. Federico pose fine al periodo di semi – anarchia che si era creato con la caduta dell’impero normanno grazie alla promulgazione della Costituzione di Melfi, la quale regolava l’ordine nei rapporti di vassallaggio nei confronti della nobiltà.
20110423213751_napoli_palazzo_reale_federico_secondo_di_svevia-3Sotto il regno di Federico II Napoli conobbe il suo massimo splendore in ambito culturale (soprattutto in ambito letterario e giuridico) anche se non ottenne un gran favore presso il popolo a causa di una politica fiscale fortemente accentrata sul re, avendo abolito le autonomie comunali e la classe sociale dei notabili. Con la morte dell’imperatore, accolta con un’insurrezione popolare, Napoli si pose sotto la protezione del papa Innocenzo V fino al 1253, quando dovette arrendersi  all’assedio da parte di Corrado IV; con la battaglia di Benevento del 1266 si ebbe la sconfitta degli svevi dando così inizio all’epoca angioina sotto il re Carlo D’Angiò.

Gli Angioini
«savio, di sano consiglio, e prode in armi, e aspro e molto temuto e ridottato (rispettato, ndr) da tutti i re del mondo, magnanimo e d’alti intendimenti», con queste parole Giovanni Villani nella sua Nova Cronica descrive il nuovo re il cui lustro aumentò ancor di più con la vittoria contro il giovane Corradino di Svevia (ultimo erede di Federico II) a Tagliacozzo nel 1268; durante il periodo angioino, Napoli ebbe enorme importanza dal momento che fu scelta come capitale dell’impero, a discapito di Palermo. maschio_0 In questi anni videro la luce capolavori architettonici come il Maschio Angioino (che sarebbe  stata anche sede papale, dato l’ottimo rapporto dei francesi con la Chiesa) e Castel Sant’Elmo. Sicuramente il re angioino più importante fu Roberto, conosciuto anche come Il Saggio e descritto da Boccaccio come «il re più sapiente del mondo dopo Salomone»; nonostante la situazione prospera, il regno non seppe resistere alla cupidigia generata dalle questioni dinastiche della casata francese che videro la regina Giovanna D’Angiò, appoggiata alla nobiltà partenopea, uccidere il marito Andrea d’Ungheria.

Gli Aragonesi
Tale evento non restò impunito: Luigi d’Ungheria, fratello di Andrea, costrinse Giovanna a scappare in Provenza favorendo l’ascesa della dinastia Catalano – aragonese; il primo re appartenente a tale dinastia fu Alfonso il Magnanimo che, nonostante non seppe ingraziarsi il popolo napoletano, conferì a Napoli un’attenzione del tutto differente rispetto alle altre città del suo ampio territorio, attraverso opere di ampliamento della città e di mecenatismo che videro alla corte aragonese personaggi del calibro di Lorenzo Valla (in questi anni compose la celebre  opera “La falsa donazione di Costantino/De falso credita et ementita Constantini donatione declamatio”), il Panormita o, il futuro papa Pio II, Enea Silvio Piccolomini.
La casata aragonese ebbe ufficialmente fine, dopo la parentesi francese di Carlo VIII, con l’annessione del Regno di Napoli al Regno d’Aragona di Ferdinando il Cattolico nel 1503.

Nel prossimo articolo parleremo dell’età contemporanea: dalle famose Guerre d’Italia, che videro per la prima volta la creazione di una lega militare propriamente italiana, alla colorita rivolta di Masaniello,del Viceregno austriaco e della rivolta illuminista del 1799 che vide impegnata ed unita, per la prima volta, tutta l’intelligencija napoletana.

Peppe