La nascita degli “Ultras”.

Con questa serie di articoli cercheremo di ricostruire la storia del movimento ultras in Italia, dagli anni ’70 fino ai giorni nostri. In questo primo articolo tratteremo i primi decenni in cui il fenomeno è nato e si è sviluppato: gli anni ’70 e ’80.

I primi gruppi ultrà nascono alla fine degli anni ’60, in alcune delle grandi città del nord come Milano, Genova e Torino. Gruppi di ragazzi, spesso giovanissimi, scelgono di posizionarsi al centro della curva, il settore popolare dello stadio, per dare un approccio completamente diverso alla partita.  1

Si cerca di dare un forte impatto visivo tramite l’utilizzo di sciarpe, bandieroni, fumogeni, tutto compattato dietro lo striscione con il nome del proprio gruppo; la partita viene vissuta attivamente e il proprio sostegno si fa sentire con cori accompagnati da tamburi. In quei novanta minuti si scopre un forte senso di aggregazione che diventerà il cardine del gruppo ultras. 

Quindi è negli anni ’70 che il fenomeno nasce, si sviluppa e di conseguenza aumentano anche le intemperanze del pubblico; gli scontri sono sempre più frequenti e spesso sfociano in guerriglia urbana, soprattutto nei derby cittadini e nelle partite tra squadre caratterizzate da una forte rivalità territoriale o di diversa appartenenza politica. Non si può non citare gli scontri avvenuti tra Bergamaschi e Granata nel 1977, dove si affrontarono sugli spalti con spranghe e mazze (famosa la foto dell’ultrà granata “Margaro” che affronta gli atalantini con la mazza del bandierone). Inoltre cariche e raid all’interno dello stadio sono facilitati dal fatto che negli anni ’70 non esisteva un vero e proprio settore ospiti, quindi i tifosi in trasferta si trovavano a contatto diretto con i locali; l’obiettivo principale è lo striscione con il nome del gruppo, sacro e distintivo, considerato come un prestigiosissimo trofeo di guerra.
È nel decennio successivo che il movimento ultras ha una grande espansione in tutto lo stivale. Tutte le squadre di calcio, fino alle serie minori, hanno almeno un gruppo che anima la curva del proprio stadio. Ogni gruppo ha la propria simbologia che va da quella politica come croci celtiche e falci e martello, fino a quella territoriale o di strada.
Il seguito diventa più costante e ampio rispetto al passato e di conseguenza assume un valore importante la trasferta, momento fondamentale nella vita di un ultras. Andare in trasferta diventa una prova di attaccamento, di coraggio, di forza e orgoglio, soprattutto portando lo striscione del proprio gruppo e mostrando la propria presenza agli ultras avversari; il non presentarsi, specialmente nelle trasferte più calde, diventa un simbolo di debolezza e vigliaccheria.
Di pari passo la violenza che negli anni 70, anni di forte contrapposizione ideologica, aveva caratterizzato le piazze delle città italiane, si sposta nelle curve. Di domenica sono frequenti scontri e tafferugli tra tifosi e contro la celere, si diffondono le armi da taglio e in generale il confronto in strada diventa più violento, portando spesso a omicidi e ferimenti gravi. Infatti, nel febbraio del 1984, a seguito della partita di coppa Italia Triestina-Udinese, scoppiano violenti contatti: il triestino Stefano Furlan muore a causa delle manganellate della polizia chiamata a sedare i disordini. Nel settembre dello stesso anno dopo Milan-Cremonese,viene brutalmente ucciso con una coltellata al petto, Marco Fonghessi, tifoso milanista scambiato per tifoso della cremonese a causa della sua macchina targata Cremona.
Nonostante gli episodi di cronaca nera, il modello ultras italiano diventa riferimento per le tifoserie dell’Europa meridionale ed è capace di contrapporsi efficacemente al modello hooligans inglese. CALCIO: HEYSEL 25 ANNI DOPO, COMMEMORAZIONE A BRUXELLESGli ultras si presentano come un gruppo ben strutturato e gerarchizzato, con un direttivo che prende le decisioni in merito alle trasferte e alle coreografie o eventuali azioni, mentre gli hooligans prediligono azioni spontanee decise sul momento. Anche l’impatto visivo e canoro si differenzia in quanto gli ultras prediligono bandiere, fumogeni, sciarpate e cori accompagnati da tamburi e megafoni, mentre gli hooligans danno libero sfogo alla voce e alle mani.
Quindi, in questo periodo, il movimento ultras italiano è sulla cresta dell’onda. Tutti i gruppi possono contare su moltissimi aderenti che vivono l’essere ultras come uno stile di vita caratterizzato da una fortissima passione per i propri colori.  

Delgio

 

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