Dalla Grecia esempi di buon senso.

Gli studenti greci in lotta contro la “Buona Scuola” di Tsipras.

Molto, nelle ultime settimane, si è dibattuto riguardo la scelta, più che giusta, del Kas (Commissione archeologica della Grecia), di rifiutare la sfilata di Gucci sul sacro terreno del Partenone. Nonostante la pesante crisi economica, che ha ormai distrutto il 25% del Pil, la richiesta della casa di moda è stata bocciata con una risposta categorica: «Il valore e il carattere dell’Acropoli è incompatibile con un evento di questo tipo». 1Arrivano quindi, dal mondo ellenico, segnali di disaccordo allo status imperante che oramai si è consolidato in Europa, sia a livello politico che a livello culturale e sociale. E’ da tempo che gli studenti greci sono in piazza per contestare la controriforma della scuola del governo Tsipras, sostenendo che la storia e la cultura non hanno prezzo e non possono essere svendute a buon mercato ed in base alle “mode” correnti: dalla teoria “gender” alle “adozioni gay”, al rinnegamento di ogni spiritualità in forza di un materialismo oramai imperante. La ribellione degli studenti greci e la presa di posizione della Commissione Archeologica della Grecia sono esempi di come ancora c’è speranza che si possa arrestare il fiume in piena di una globalizzazione che tutto mercifica e tutto svende. Come ci ha insegnato Arthur Moeller van den Bruck «Essere tradizionalisti non significa vivere di ciò che è stato ma di ciò che è eterno». Le manifestazioni degli studenti e l’irrigidimento dei circoli culturali greci intorno l’idea del “tradizionale” sono flebili segnali di un disaccordo che àncora le proprie radici in quel soffio di vento di eternità che si respira tra le colonne sacre del Partenone e tra le pagine degli autori classici greci. In termini politici significa l’aver colto come una sinistra, sempre più becera e reazionaria quanto forte (perché al servizio dell’usura bancaria mondialista), venga sistematicamente impiegata nella distruzione della cultura tradizionale e sociale dei popoli europei. Una sinistra, quest’ultima, che, attraverso misure anticulturali e politico-economiche, lede direttamente gli studenti, i giovani, i lavoratori, il popolo tutto e restringe i diritti sociali. Conseguenza è anche l’ azzeramento della cultura millenaria che è alla base dell’Occidente. La Grecia, abitata dal 3000 a.C. divenne luogo di una cultura le cui arti restano le più evocative nella storia del mondo. La lingua greca, sfruttando la sua estrema malleabilità e la sua formidabile potenza espressiva, ha dato voce al pensiero filosofico e, attraverso di esso, a concetti come quello di libertà, di virtù, di politica. È la lingua in cui s’è forgiato tutto il lessico intellettuale europeo, che ancor oggi s’adopera nell’ intero mondo occidentale ogni volta che si fa riferimento a creazioni o scoperte dello spirito umano, alle scienze della natura, alla medicina, alla filosofia. Radici e sacralità cui non possiamo riunciare. È necessario però che l’Europa unita recuperi anche, e soprattutto, la consapevolezza della propria identità culturale e non dimentichi le civiltà e le lingue che l’hanno prodotta, sebbene le nuove esigenze di tipo pragmatico stiano lavorando in senso opposto. I futuri uomini colti del nostro continente rischiano dunque d’ignorare quasi del tutto il passato in cui affondano le radici della nostra civiltà e del nostro pensiero. Malgrado i tentativi di distruggere il fertile terreno delle tradizioni, perpetrato, negli ultimi secoli, dai socialisti e dai progressisti, dai razionalisti e dai relativisti, oggi assistiamo al riemergere di una domanda di ri-radicamento, di riscoperta del passato, dei suoi valori, della nostra essenza. Occorre ferocemente avere radici nell’ anima che rappresenta tutto ciò che è eterno e non ciò che solo “meramente” è stato. La tradizione è spesso dipinta come ciò che viene trasmesso dal passato al presente. Ciò, spesso, rappresenta un incredibile limite, dal momento che ci si illude che la conoscenza del vecchio sia un rimanere al vecchio senza guardare al nuovo ed ignorando che, al contrario, conoscere ciò che è stato senza dimenticarlo dovrebbe portare ad una migliore presa di coscienza del presente.

Bostik

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