Storia degli Ultras in Italia: gli anni 2000.

Gli anni duemila sono stati anni di enormi cambiamenti per il movimento ultras. All’inizio del nuovo millennio i gruppi ultras rappresentano ancora una delle più importanti componenti del calcio, avendo a disposizione fanzine, siti web e social network, oltre ad un rinnovato seguito in casa ed in trasferta. Tuttavia, si assiste ad una radicale commercializzazione dello sport, dovuta alla sempre maggiore importanza assunta dalle pay tv, capaci di stravolgere gli orari abituali delle partite, e da un forte aumento del prezzo dei biglietti, cosa che ha portato gran parte del movimento ultras italiano a compiere svariate iniziative di protesta. È con la repressione dello Stato e le accuse dei media che il movimento subisce i peggiori attacchi. A seguito dei molti episodi di violenza (come la morte del tifoso napoletano Sergio Ercolano, morto durante il derby Avellino-Napoli mentre cercava di scappare dalle cariche della polizia) si assiste ad un ulteriore inasprimento delle norme antiviolenza, come i provvedimenti del DASPO. Ma è la morte dell’ispettore Filippo Raciti, avvenuta in seguito ai violentissimi scontri tra forze di polizia e ultras catanesi in occasione del derby siciliano Catania-Palermo, a scatenare una delle più dure repressioni. Tutti i campionati dalla serie A fino alla terza categoria vengono interrotti a tempo indeterminato e le istituzioni iniziano a progettare un ulteriore inasprimento delle misure di controllo e di repressione del tifo organizzato. A sei giorni dalla morte del poliziotto viene varato il decreto Amato, attraverso cui viene, ancora una volta, stravolto il mondo delle curve italiane. Viene vietata l’esposizione di striscioni (di qualsiasi tipo e dimensione) senza l’autorizzazione della questura; le pene riguardanti lo stadio diventano più dure, comprese quelle per l’accensione di un fumogeno o di un petardo (con possibilità di arresto per gli utilizzatori); inoltre il DASPO può anche essere preventivo, andando così a colpire soggetti ritenuti “pericolosi” per la sicurezza delle manifestazioni sportive. Cambia in maniera radicale anche la gestione dell’ordine pubblico per le partite di calcio e la sicurezza negli impianti sportivi. Tuttavia, nonostante la repressione e i provvedimenti legislativi, le violenze non si placano. Nella stagione 2007-2008 si assiste alla morte dell’ultrà laziale Gabriele Sandri, ucciso a sangue freddo dal poliziotto Luigi Spaccarotella, intervenuto per sedare dei tafferugli in autogrill tra tifosi juventini e laziali. Questo omicidio scatena una dura reazione da parte del movimento ultras, portando a duri incidenti, soprattutto nella capitale, e a sospensioni di molte partite. Nella stessa stagione, avviene anche la morte dell’ultrà del Parma, Matteo Bagnaresi, investito mentre cercava di assaltare, in autogrill, un pullman che trasportava tifosi juventini. Il 14 agosto 2009, con un’ emanazione del ministro dell’Interno Roberto Maroni al fine di identificare i tifosi di una squadra di calcio tramite l’emissione di una tessera di “fidelizzazione”, nasce la questione tessera del tifoso, che scuote il movimento ultras dalle fondamenta. Con la tessera, il tifoso viene identificato ed assume un rapporto quasi commerciale con la propria società, dal momento che fornisce dati sensibili e personali; inoltre, solo con il possesso della tessera è possibile accedere al settore ospiti in trasferta ed ottenere l’abbonamento. La maggior parte dei gruppi si schiera per il no e dalla stagione 2010-2011 di frequente si vedono i settori ospiti vuoti, o quasi. Tuttavia, alcune tifoserie non si schierano contro e aderiscono, alimentando divisioni e dibattiti che si protraggono fino ai giorni nostri. La trasferta è un momento essenziale della vita di un ultras ed è viaggiando che si afferma la propria reputazione e prestigio. È però anche vero che non bisogna scendere a compromessi ed identificarsi arbitrariamente. Questo dilemma ha accompagnato il movimento ultras fino ad oggi, soprattutto dopo che moltissime tifoserie, nonostante l’iniziale contrarietà, hanno deciso di aderire al sistema di fidelizzazione, ritornando finalmente in trasferta. L’ultimo episodio di cronaca nera che ha sconvolto il movimento ultras italiano è stato lo scontro avvenuto a Roma in occasione della finale di coppa Italia Napoli-Fiorentina; scontro in cui ha trovato la morte il napoletano Ciro Esposito, ucciso a colpi di pistola dall’ex capo ultrà della Roma, Daniele De Santis. Allo stadio Olimpico, davanti alle più alte cariche istituzionali e sportive, gli ultras napoletani riescono a fermare l’evento sportivo per sincerarsi delle condizioni dei tifosi feriti negli scontri del pomeriggio e quindi valutare se ci fossero le condizioni per continuare la partita. Per le istituzioni è una grave umiliazione e la repressione nei confronti del movimento, richiesta dai media e dall’opinione pubblica, non si fa attendere. Le leggi repressive vengono ancora inasprite e moltissimi ragazzi pagano per quelle tragiche circostanze. Lo stadio Olimpico di Roma è diventato il grande esperimento di questa follia repressiva. Sono state fissate delle barriere nelle curve, in modo da dividerle in settori distinti e facilmente controllabili e addirittura, spacciandola come una misura antiterrorismo, scanner biometrici. Le curve romane iniziano, per protesta, a disertare tutte le partite in casa, trovando la solidarietà del movimento ultras e una grande attenzione mediatica. Al giorno d’oggi, nonostante leggi speciali, calcio spezzatino, divieti e repressione, gli ultras costituiscono ancora un tassello fondamentale nel mondo calcistico.

Ci sarà sempre un manipolo di ragazzi all’interno della curva del proprio stadio, pronto a sostenere i propri colori, nonostante le istituzioni e la società benpensante, che parlano tanto di diritti, giustizia e uguaglianza, trattino come terroristi e criminali, ragazzi che hanno l’unica colpa di amare con passione la propria squadra.

Delgio

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