Ettore Muti

Onore ad Ettore Muti, esempio immortale.

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RSI

«I fascisti seduti sulla gradinata erano ragazzi di 15-16 anni. C’era anche una ragazza fra loro, giovanissima, nera d’occhi e dai capelli, sciolti sulle spalle, di quel biondo scuro che s’incontra spesso in Toscana fra le donne del popolo. L’ufficiale partigiano tese il dito verso uno di quei ragazzi e disse: “tocca a te, come ti chiami?”.

“oggi tocca a me” – disse il ragazzo alzandosi – “ma un giorno o l’altro toccherà a lei”

“come ti chiami?”

“mi chiamo come mi pare” – rispose il ragazzo –

“o gli rispondi a fare a quel muso di bischero?” – gli disse il suo compagno seduto accanto a lui –

“Gli rispondo per insegnarli l’educazione a quel coso!” – rispose il ragazzo –

Era pallido e gli tremavano le labbra. Ma rideva con aria spavalda guardando fisso l’ufficiale partigiano.

L’ufficiale abbasso la testa e si mise a giocherellare con una matita.

Ad un tratto tutti i ragazzi presero a parlare fra di loro ridendo, parlavano con accento popolano di san Frediano, santa Croce, di Palazzolo.

“E quei bigherelloni che stanno a guardare? O non hanno mai visto ammazzare un cristiano?”

“e come si divertono quei mammalucchi!”

“li vorrei vedere al nostro posto sicche’ farebbero quei finocchiacci!”

“scommetto che si butterebbero in ginocchio”

“li sentiresti strillare come maiali, poverini”.

I ragazzi ridevano pallidissimi fissando le mani dell’ufficiale partigiano.

“Guardalo bellino,con quel fazzoletto rosso al collo”

“o che gli è?”

“o chi ha da essere: gli è Garibaldi”

“quel che mi dispiace” – disse il ragazzo –

“gli è d’essere ammazzato da quei bucaioli!”

“un la far tanto lunga, moccione” – gridò uno dalla folla –

“se l’ha furia venga al mio posto” – ribatté il ragazzo ficcandosi le mani in tasca.

L’ufficiale partigiano alzò la testa e disse:

“Fa presto! Non mi far perdere tempo. Tocca a te”

“se gli è per non farle perdere tempo” – disse il ragazzo con voce di scherno – “mi sbrigo subito” e scavalcati i compagni andò a mettersi davanti ai partigiani armati di mitra.

“Bada di non sporcarti le scarpe!” – gli gridò uno dei suoi compagni; e tutti si misero a ridere.

il ragazzo gridò: “VIVA MUSSOLINI!” e cadde crivellato di colpi.»