Massimo Morsello: ancora con il sorriso e la spada

Nato a Roma il 10 Novembre 1958, Massimo Morsello, oggi avrebbe compiuto sessant’anni. Massimino, come comincerà ad essere chiamato – soprattutto in ambito musicale – ha vissuto una vita esemplare per la ricchezza e l’importanza delle esperienze vissute; è stato infatti un militante ammirevole, una guida saggia, un cantautore sensibile e, non da ultimo, un generoso e capace imprenditore.

Cresce in una famiglia della media borghesia romana, da madre bulgara, arrivata in Italia dopo l’ascesa del partito comunista, e da un padre che egli stesso descrisse come «profondamente anti-comunista ed estimatore dell’azione sociale del Fascismo». Tuttavia, all’interno della famiglia, la politica attiva non era mai stata un reale impegno per nessun componente fino a quando, nel 1975, dopo la morte del padre, Massimo, ancora adolescente, aderisce al Movimento Sociale Italiano diventando un militante attivo; in un primo momento come membro della componente giovanile, il Fronte della Gioventù, e successivamente di quella universitaria, il Fuan. È però nel ’76 che Morsello si mette in luce con la fondazione di Lotta Studentesca, nucleo originario dal quale deriverà poi Terza Posizione, assieme a Roberto Fiore, Gabriele Adinolfi e Peppe Dimitri.

Già in questi anni Massimino comincia ad appassionarsi allo studio della musica e della chitarra e, nel giugno del 1978, in occasione del secondo Campo Hobbit, tenutosi a Fonte Romana in Abruzzo, si esibisce nella sua prima interpretazione in pubblico, dividendo il palco con molti altri gruppi della scena musicale alternativa, tra i quali la Compagnia dell’Anello e gli Janus – gruppo a cui era appartenuto, in qualità di voce e chitarra Stefano Recchioni, ucciso la sera del 7 gennaio ’78 -.
A pochi mesi da quell’esibizione pubblicherà il suo primo lavoro, Per me e la mia gente, una musicassetta che, tra gli altri, conterrà lo storico brano Noi non siamo uomini d’oggi, uno dei più rappresentativi di un intero scenario politico, di allora e di oggi. Perché in questo brano Morsello non si limita a cantare di un disagio sentito dai giovani fascisti, ma mette finalmente in musica, e sottolinea, quella differenza etica e spirituale che intercorreva tra i militanti della destra radicale e gli altri loro coetanei. Non dunque un disagio dietro il quale rifugiarsi per nascondere la propria incapacità di affrontare il mondo, ma una fiera differenziazione rimarcata dal vitalismo e dalla voglia di combattere le brutture di quel mondo che non li capiva e, per questo, li osteggiava.

Durante gli scontri di Centocelle del 10 gennaio 1979, ad un anno dalla Strage di Acca Larentia, durante una manifestazione, Morsello assiste alla morte dell’amico Alberto Giaquinto, un giovane camerata di diciassette anni freddato da un colpo di pistola esplosogli alla nuca da Alessio Speranza, poliziotto in borghese. Sarà questo un episodio particolarmente segnante per Massimo, che, mosso dal dolore e dal desiderio di giustizia, si presenta in questura per testimoniare contro l’agente che ha sparato, finendo però per ritrovarsi personalmente incriminato con l’accusa di devastazione e saccheggio.
Sono questi gli anni passati alle cronache e alla storia come “anni di piombo”, anni che vedono lo scenario politico italiano diventare sempre più teso: il ricorso alle armi, per una questione di difesa del diritto ad esistere e a far politica, diventa un fatto naturale. Molte sono le vicende non chiare e pilotate da servizi segreti e organi statali che, con azioni terroristiche, alimentavano la cosiddetta strategia della tensione al fine di favorire partiti come la Democrazia Cristiana. È in questo contesto che, sulla scia delle decine di mandati di cattura emanati per i militanti neofascisti in seguito alla strage di Bologna, Massimo viene iscritto nel registro degli indagati e, con superficialità, subito condannato per associazione sovversiva e banda armata a 18 anni di reclusione, che saranno poi ridotti in Cassazione a 8 anni e 10 mesi, per la sua appartenenza ai NAR, i Nuclei Armati Rivoluzionari, nati dalla rabbia e dalla frustrazione di alcuni giovanissimi neofascisti romani. Condannato dunque nel 1980, si renderà irreperibile stabilendosi in un primo momento in Germania e poi nel Regno Unito.
A Londra, insieme – tra gli altri – alla moglie Claudia e Roberto Fiore fonda la società Meeting Point, ribattezzata poi Easy London, che si occupa di procurare alloggio e impiego a studenti e lavoratori soggiornanti nella capitale albionica.
Proprio a Londra, l’anno seguente alla condanna, il cantautore romano pubblica la sua seconda musicassetta intitolata Nostri Canti Assassini – Canzoni dall’esilio, in cui, – particolarmente in brani come Roma e Dove ghignano i ladri della tua libertà -, canta amaramente dell’amore per la terra che è stato costretto a lasciare.
Poco tempo dopo, l’11 Settembre 1982, insieme ad altre otto persone, subisce un fermo da parte degli agenti di Scotland Yard e in questa occasione la magistratura italiana ne chiede l’estradizione, negata fermamente dal governo britannico.

Nella capitale inglese Massimino si prodiga attivamente soprattutto sotto il punto di vista musicale riuscendo ad ottenere diversi successi; di grande importanza è stato il concerto che organizzò e promosse, nel Marzo 1996 al Marriot Hotel, nel quartiere Mayfair, del jazzista Romano Mussolini, figlio del Duce, che ebbe una grande eco a livello internazionale.
Altro successo, nello stesso anno, fu l’organizzazione di una tournée in Inghilterra per Enrico Ruggeri, con il quale intrattenne, anche al rientro in Italia, ottimi rapporti di amicizia che costarono all’ex Frontman dei Decibel, non poche critiche da parte di chi lo accusò di essere amico dei terroristi dell’estrema destra.

Durante gli anni in esilio a Londra, Morsello si rende ormai conto di essere destinato a pagare per le sue idee fino alla fine, e affida al suo nuovo lavoro sul primo CD Punto di non ritorno – edito per l’etichetta romana Rupe Tarpea Produzioni – pensieri ed emozioni. Il titolo viene esplicato dallo stesso cantautore nell’introduzione al disco presente sulla custodia: «In gergo militare è identificato con il punto limite oltre il quale non è più possibile per un velivolo tornare alla base con le sole riserve di carburante previste a bordo. Il pilota che supera il punto di non ritorno può fare affidamento esclusivamente sulle proprie forze, deve confrontarsi con l’ignoto, affrontare la navigazione in mare aperto, cercare nuove audaci soluzioni alla conclusione del suo volo».
Proprio in occasione della pubblicazione del disco, il “De Gregori nero” – come fu definito in seguito da un articolo de Il Messaggero – riesce ad organizzare uno storico concerto, dal titolo Scusate, ma non posso venire, previsto per il 20 Settembre del 1996, che doveva essere trasmesso in diretta anche in Italia. Arriva il fermo dalla questura che, prima di permettere la diffusione dell’esibizione vuole preventivamente visionarla per «assicurarsi che non siano divulgati messaggi di incitamento alla violenza». Lo stop è dunque solo temporaneo dal momento che gli inquirenti dopo aver visionato una cassetta dello spettacolo spedita direttamente da Londra, ne autorizzano la proiezione che avviene a Roma – di cui viene permesso il solo audio -, in piazza SS. Apostoli, e a Milano, al Palalido, davanti a folle di militanti accorsi dalle diverse regioni d’Italia.

Sempre dall’Inghilterra e sempre per l’etichetta Rupe Tarpea Produzioni, pubblica  nel 1998 l’album La Direzione del Vento. Il successo del disco è ampio, tanto che, con ingegno da parte del cantautore romano, riesce ad essere pubblicizzato anche su Il Manifesto, giornale comunista italiano, che lo apostrofa come «Veramente rivoluzionario».
Tra le tracce del disco che colpirono gli ascoltatori dell’epoca risaltano senza dubbio  Palestina, in cui Morsello esprime solidarietà e vicinanza al popolo palestinese sposandone la causa, e Maastricht. Qui esprime, ante litteram, dubbi e dissensi sulla formazione della neonata Unione Europea, che, come sottolinea nel brano, parla di «parametri da rispettare e le frontiere da cancellare», andando ad opporsi all’idea di Europa dei Popoli cara a Massimo e ai suoi camerati di allora e di oggi. È questa un’Europa costituita «solo di banche e di parole», «un guinzaglio stretto bene al collo del popolo e della nazione».
La Direzione del Vento risulta una vera e propria pietra miliare per la musica alternativa italiana, e riuscì a vendere oltre 13000 copie. Un successo, ad oggi, ancora ineguagliato.

L’anno successivo all’uscita del disco, Morsello fa finalmente ritorno in Italia. Alla fine degli anni ’90 gli veniva diagnosticato un cancro, purtroppo non più curabile. Sceglie di affidarsi alla terapia sperimentale del Professor Di Bella, a cui dedicherà l’amichevole Buon anno Professore, canzone inedita scritta per la raccolta Vox Europa del 1999.
Neanche negli ultimi momenti di vita Massimo Morsello si prenderà una tregua. Gira infatti varie città per conoscere quelli che in lui avevano trovato una guida spirituale e politica.
Viene anche a Napoli, con la moglie e la figlia, per conoscere e parlare ai giovani militanti del Cuib Giulio guidato da Antonio Torre, storico leader napoletano di Terza Posizione.
Lo ricordiamo oggi, con le parole che lo stesso Torre usò per definire Morsello: «un Fascista autentico, nel pieno del suo significato: nella vita privata, come capitano d’azienda, come cantautore, ma anche soprattutto, nei confronti dei tanti camerati che gli chiedevano aiuto».

Si spegnerà a Londra il 10 Marzo 2001 a causa di quella malattia che ha tolto a tantissimi di noi la possibilità di conoscere un vero esempio di lotta e sacrificio; che ci ha privati della possibilità di ascoltare, dal vivo, le parole di chi ha cantato delle battaglie per le quali ha speso senza riserva tutta la vita, donando i propri anni migliori. Quella malattia che ci ha privati dall’ascoltare chi, a distanza di anni, ci parla comunque al cuore con quelle stesse parole d’ordine che ci muovono nella medesima direzione: Europa, Rivoluzione, Fascismo.

 

Massimo Morsello

Steiner

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Una risposta a "Massimo Morsello: ancora con il sorriso e la spada"

  1. Mariano Sessa 10 novembre 2018 / 16:25

    ‘o friddo’ nguollo!!! Da napoletano e Camerata non avrei altrimenti da commentare!!!

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