17 marzo 1861: Viva l’Italia!

Quando Napoleone Bonaparte fu sconfitto, le potenze Europee attraverso il congresso di Vienna si prefissarono lo scopo di dare all’Europa un assetto stabile per impedire un’ulteriore espansione francese. Per fare ciò bisognava limitare il potere di ciascuna potenza in modo tale che nessuna di esse risultasse rafforzata rispetto alle altre.

Due furono i principi sanciti:

principio di equilibro, nessuno stato doveva imporsi sugli altri;

principio di legittimità, i vecchi sovrani dovevano tornare al loro legittimo trono prima delle campagne napoleoniche.

Nella penisola Italiana in questo periodo storico, sono tre gli stati indipendenti, il regno di Sardegna di Vittorio Emanuele II di Savoia che comprende: Sardegna, Liguria Piemonte Lombardia Emilia Romagna e Toscana; lo stato pontificio che riunisce: Lazio, Umbria e Marche; e il regno Delle Due Sicilie guidato da Francesco II che racchiude tutto il meridione. Mentre Il Veneto, il Friuli e il Trentino sono controllati dall’Austria.

Con il ritorno dei regimi assolutistici, non si fecero attendere i gruppi liberali che chiedevano l’istaurazione di governi costituzionali, essi erano una minoranza politica di cui facevano parte principalmente esponenti intellettuali e della borghesia imprenditoriale. Questi gruppi si organizzavano in società segrete per evitare repressioni, in Italia quella più famosa era la Carboneria.

In Italia, il primo luglio 1820, scoppiarono i primi moti insurrezionali nel Regno delle Due Sicilie promossi da alcuni ufficiali della carboneria. Altre proteste interessarono poi la Sardegna, la Sicilia, il Piemonte e la Lombardia.

Nel 1830 in Francia scoppiarono nuove rivolte contro Carlo X che era intenzionato a ripristinare l’antico regime. La “rivoluzione di luglio” portò sul trono il conte Luigi Filippo d’Orleans.

Gli eventi parigini spronarono l’azione dei gruppi liberali Italiani. La carboneria, grazie ad Enrico Misley aveva preso contatti con Francesco IV duca di Modena il quale era intenzionato a costruire uno stato nell’italia Centro-settentrionale sfruttando i moti liberali. Grazie a questi moti, nei ducati di Parma e Toscana e in alcuni territori pontifici furono instaurati dei governi provvisori. L’esercito dei rivoluzionari, però non riuscì a resistere alla reazione austriaca ed infatti nell’italia centrale furono ristabiliti i sovrani preesistenti.

L’insuccesso del moto carbonati è d’attribuire principalmente alla mancanza d’appoggio da parte del popolo.

Giuseppe Mazzini membro della Carboneria non accettava l’idea di un’Italia federale, era convinto che uno Stato centralizzato avrebbe meglio rappresentato l’unità nazionale, quest’ultima però non doveva essere realizzata né con l’aiuto di una potenza straniera né da un sovrano bensì attraverso un’insurrezione popolare. Nel 1831 fondò la Giovane Italia e a sua volta la Giovane Europa, organizzazioni che avevano lo scopo di incitare alla lotta popolare. Le varie insurrezioni promosse da Mazzini si trasformarono in pesanti sconfitte perché le masse popolari non recepivano gli obiettivi.

Nel 1848 nacquero in Europa altre rivolte, in Italia scoppiarono inizialmente a Venezia e a Milano che si ribellarono alla dominazione asburgica, a seguire anche a Palermo che costrinsero Ferdinando II a concedere la Costituzione. La rivolta milanese conosciuta come le cinque giornate di Milano fu guidata da Carlo Cattaneo e spinse Carlo Alberto a dichiarare guerra all’Austria, a lui si unirono anche Pio IX, Leopoldo II e Ferdinando II; la guerra contro l’Austria divenne quindi una guerra nazionale, I Guerra d’Indipendenza. Dopo qualche successo contro L’Austria, Carlo Alberto fu costretto a firmare l’armistizio con gli austriaci che lo portarono ad abdicare a favore di Vittorio Emanuele II.

L’unico stato che non subì moti rivoluzionari fu lo Stato sabaudo che era guidato da Camillo Benso di Cavour il quale voleva cacciare l’Austria dalla penisola per poter costituire un vasto regno nell’Italia Settentrionale.Per fare questo, Cavour richiese l’aiuto di un contingente sardo in Crimea e ciò consentì al regno sabaudo di partecipare al Congresso di Parigi dove Cavour sollevò la questione italiana. Secondo gli accordi stipulati con la Francia, quest’ultima sarebbe entrata in guerra a fianco del regno sabaudo solo se quest’ultimo fosse stato attaccato dall’Austria; in cambio la Francia avrebbe ricevuto Nizza e la Savoia.

Cavour, per provocare l’Austria, fece disporre truppe sabaude lungo il confine con i territori austriaci, l’Austria attaccò così il regno di Sardegna (II guerra d’Indipendenza). Come da patti la Francia si schierò con Vittorio Emanuele II. Il 12 luglio 1859 a Villafranca fu siglata la pace tra Francia ed Austria. La pace prevedeva la cessione della Lombardia da parte dell’Austria alla Francia, la quale successivamente la consegnò all’Italia. Nel 1860 nell’Italia centrale si tennero dei plebisciti con esito favorevole all’annessione al regno sabaudo, termina così la prima fase dell’unificazione.

A questo punto rientrano in scena i mazziniani con l’organizzazione di una spedizione di mille volontari guidati da Giuseppe Garibaldi, con lo scopo di fare insorgere le masse popolari meridionali che avevano un malcontento verso il governo dei Borbone e della debolezza del loro esercito.

L’insurrezione Siciliana dell’Aprile 1860 fornisce al regno di Sardegna l’occasione per attuare il piano per annettere il sud Italia.

La spedizione partì così da Quarto (Genova) il 5 maggio 1860,l’ 11 Maggio sbarcano a Marsala dove vennero accolti come liberatori e grazie all’esercito meridionale formato dai mille e da volontari siciliani, a fine luglio, la Sicilia fu liberata. Subito dopo i Garibaldini uniti con i meridionali locali occupano: Campania, Basilicata, Calabria.Il 26 Ottobre 1860, a Teano (Campania) ci fu l’incontro di Garibaldi con Vittorio Emanuele II dove il condottiero consegnò il regno borbonico al futuro re d’Italia. Per raggiungere Teano dal regno di Sardegna, l’esercito guidato dal re di Savoia, sconfisse le truppe papali in Umbria e Marche ed anche queste aree furono annesse al regno di Sardegna così il regno delle due Sicilie cessa di esistere.

Il 17 Marzo 1861 Vittorio Emanuele II viene nominato Primo Sovrano del regno d’Italia.

Mazzini e Garibaldi, possono così essere considerati come i profeti della realizzazione di una” Terza Roma”, cioè della missione universale e del primato civile della nostra nazione nel mondo, come il faro di una nuova civiltà. Entrambi riuscirono ad apportare, alla lotta di unificazione, un contributo più spirituale, morale e culturale che non squisitamente politico-fattuale, che si rivelò nondimeno fondamentale per mantenere ardente la fiamma delle nostre rivendicazioni d’indipendenza e di unità. Per non dimenticare della grandissima eredità lasciata da Mazzini che fu d’ispirazione durate il ventennio, in particolare per quanto riguarda il primato della nazione sulla classe, lo spiritualismo anti-materialistico, la rivoluzione sociale tramite l’associazionismo e la collaborazione interclassista, la visione della politica come missione e pedagogia collettiva, l’identificazione di pensiero e azione, l’etica del dovere e dell’eroismo, l’approccio volontaristico alla realtà, il ruolo centrale di élites volitive e d’avanguardia, il mito della «Terza Italia» e della nuova Roma. Senza contare le numerose venature romantiche che caratterizzavano la mentalità e l’azione di sindacalisti rivoluzionari, di interventisti e di molti esponenti dello squadrismo che provenivano dalla tradizione politica repubblicana. Tanto che Emilio Gentile ha inserito Mazzini nel vasto magma ideologico da cui prese forma il movimento mussoliniano, e addirittura si è potuto parlare di Mazzini in “camicia nera”.

 

 

Con il 158° anniversario dell’unificazione noi del Blocco Studentesco abbiamo voluto riassumere quella pagina di storia che ha portato alla nascita del regno d’Italia. Fatta l’Italia bisognava fare gli Italiani, famoso concetto di Massimo D’Azeglio che si soffermava sull’assenza di una identità popolare. Identità che nascerà più tardi con lo scoppio della Prima guerra mondiale che vedrà il sacrificio di molti soldati provenienti dalle parti più disparate della penisola, soldati accomunati da un nemico comune l’impero Austriaco. La Grande Guerra fu l’evento che portò a compimento il processo risorgimentale.

Durante la fase del conflitto vi fu un grosso sforzo perpetuato per la maggiore da chi credeva nel sogno di una nuova Italia nascente, un’unità morale più che politica e geografica. Dagli operai che nelle fabbriche belliche lavoravano per dodici o quattordici ore al giorno, sottoposti a codici di guerra, ai minatori che scavavano vie sotterranee; tutti hanno contribuito a rendere grande e vittoriosa la giovane Italia.

La sofferenza e la morte erano entrate nel quotidiano eppure nonostante le varie disfatte dove erano in molti a perdere la vita, la giovane Italia  non si arrese e come disse D’Annunzio: ” Ogni eccesso della forza è lecito se vale a impedire che la patria si perda. “Ci si sentiva fieri di essere tutti Italiani e di lottare per la patria. Le sconfitte bruciavano molto, ma alla fine uniti come un solo corpo si riuscì a varcare il Piave e a occupare Vittorio Veneto.

Viva l’Italia!

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