Enrico Pedenovi: quando Prima Linea colpì il MSI milanese

Enrico Pedenovi, nato a Pavia il 2 settembre 1926, fu uno delle vittime dei così detti “Anni di Piombo”. Svolgendo il mestiere di avvocato fu durante la guerra un membro della decima MAS; finito il conflitto decise di continuare a sostenere l’ideale per cui aveva già combattuto, militando nel Movimento Sociale Italiano fino a venire eletto consigliere provinciale di Milano nella propria lista. Descritto da molti come una persona tranquilla e pacata, viveva serenamente con sua moglie e le sue due figlie. Alla sua ascesa al consiglio provinciale, entra da subito nel mirino di Lotta Continua e Avanguardia Operaia, movimenti terroristici dell’estrema sinistra che già da lungo tempo avevano mietuto numerose vittime innocenti con la scusante dell’antagonismo politico. Furono proprio i militanti di Avanguardia Operaia a pubblicare il nome di Pedenovi tra quelli dell’elenco dei neo-fascisti da colpire: “Pagherete per tutto” questo era il nome della lista di proscrizione che mise in pericolo le vite di molte persone.

I gruppi passarono direttamente dalle parole ai fatti, quando il 29 aprile del 1976, Pedenovi, dovendo tenere un discorso in ricordo dell’anniversario della morte di Sergio Ramelli, studente ucciso a sprangate l’anno prima da un commando di Avanguardia Operaia, mentre si apprestava a ripartire sulla sua auto per andare sul posto di lavoro, venne improvvisamente avvicinato da una Simca 1000 verde da cui uscirono tre individui che gli spararono senza esitazione. Enrico fu così, freddato sul colpo tanto che i soccorsi furono vani.

Per rendergli giustizia si dovranno attendere altri 8 lunghi anni, quando nell’ottobre del 1984, la Corte d’Assise di Milano cominciò ad emanare le prime condanne. I condannati in Corte d’Appello furono Enrico Galmozzi, condannato a 27 anni, Bruno Laronga condannato a 29, e Giovanni Stefan, già latitante, condannato all’ergastolo. Tutti facevano parte di Prima Linea, movimento terroristico dell’estrema sinistra nato nel 1974 da una scissione di Lotta Continua.

Il caso Pedenovi, fu un dei pochi per i quali venne fatta giustizia condannando, dopo tempi relativamente brevi, quasi tutti i colpevoli dell’omicidio. Stafan, tuttavia, latitante al momento della condanna fu arrestato solo nel 2005 in Francia, dove reputarono la condanna oramai prescritta.

Di contro sono purtroppo tantissime altre le vittime – tra cui lo stesso Sergio Ramelli a cui Pedenovi voleva rendere onore – che non ebbero e non avranno mai la giustizia dei tribunali. Pedenovi fu una delle vittime dell’odio antifascista di quegli anni. Anni durissimi, durante i quali amare la propria Nazione e il proprio Popolo era considerata una colpa da chi, di contro, agendo nell’ombra, ha sempre covato solo odio e rancore.

In suo onore, dopo il terribile agguato, la provincia di Milano dedicò un’aula nel cortile d’onore nella quale ogni anno viene celebrata una cerimonia in sua memoria.

Matt

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