Hiroshima e Nagasaki: il lato oscuro della democrazia USA

Situate nel sud del Giappone, queste due città situate rispettivamente nelle grandi isole di Honshū e Kyūshū sono divenute simbolo della potenza distruttiva e devastante di quell’angosciante strumento di morte conosciuto come bomba atomica.


Durante il secondo conflitto mondiale attraverso il patto tripartito si dà vita a una strategica alleanza politico militare con Roma e Berlino. Nella prima fase di questo conflitto il Giappone è protagonista di una serie di successi militari in Cina, in Malesia e nelle Filippine. Preoccupati da questo espansionismo giapponese, gli USA impongono ai nipponici un embargo navale. Il Giappone che dipendeva in quasi total parte dai traffici marittimi provenienti dal Pacifico, si trovò costretto, dopo una serie di provvedimenti, a sfidare l’egemonia statunitense sul grande oceano, tentando il tutto per tutto con l’attacco alla base navale di Pearl Harbor nelle Hawaii, nel tentativo di distruggere definitivamente la flotta americana. 

L’attacco, sebbene devastante, non riuscì a tardare abbastanza a lungo la reazione avversaria, che già nel 1942, potendo contare su una nuova flotta, inflisse pesanti sconfitte alla marina nipponica, nonostante la strenua resistenza di ogni sua singola unità, opposta fino all’ultimo uomo anche attraverso l’uso dei così detti attacchi kamikaze. 

 

Nel 1945, nonostante il conflitto in Europa fosse già giunto al termine, l’Impero Giapponese non volle saperne di arrendersi. L’obiettivo era quello di resistere il più a lungo possibile, nella speranza di imporre un armistizio a condizione non troppo negative per i vinti.

 

Questo almeno era l’obiettivo dei gerarchi Giapponesi, obiettivo che però non vide realizzazione a causa di quella che fa la dolorosa conquista di Okinawa da parte degli Americani, che indussero il presidente Truman a dare l’ok per lo sgancio della bomba atomica, prima arma di distruzione di massa.

 

Il sei Agosto 1945 alle 8:15 un aereo statunitense sganciò la bomba soprannominata little boy sulla città giapponese di Hiroshima. Quella giornata, come tanti altre, uomini, donne e bambini erano del tutto estranei all’orrore che si sarebbe abbattuto su di loro di lì a poco. L’esplosione dell’ordigno generò in pochi secondi una devastante esplosione che rase al suolo la città per un raggio di 2Km, uccidendo in un frangente 70mila persone con una tempesta rovente che avanzò a 800 Km all’ora. Con molta probabilità le prime vittime furono le più fortunate, molte altre se ne aggiunsero a causa dei nefasti effetti delle radiazioni.

 

Tre giorni dopo gli Americani attaccarono un’altra città giapponese quella di Nagasaki. Il secondo ordigno lanciato fu soprannominato Fat man, uccise 40 mila persone nell’immediato e molte altre se ne aggiunsero in seguito.

Il 15 agosto, il discorso di resa di sua maestà l’imperatore Hirohito fu annunciato alla radio, tra i pianti disperati della popolazione. Era definitivamente conclusa la Seconda Guerra Mondiale.

 

Oltre 70 anni dopo, abbiamo ormai capito che questi crimini contro l’umanità, contro dei civili, degli innocenti furono del tutto inutili al fine della vittoria statunitense. Hitler e Mussolini erano già morti, il Giappone era sul punto di arrendersi. Lo stesso Winston Churchill, primo ministro britannico, affermò: “Sarebbe un errore supporre che il destino del Giappone fu suggellato dalla bomba atomica. La sua sconfitta era certa prima che fosse sganciata la prima bomba”. In realtà, quelle bombe furono sganciate per due ragioni. La prima era di mandare un messaggio a Mosca; già durante il secondo conflitto mondiale si comprese che l’antagonismo futuro sarebbe stato tra le due potenze vincitrice della guerra, Usa e Urss. Secondo motivo era giustificare l’immensa spesa del progetto Manhattan, da cui scaturì la realizzazione della bomba atomica.

 

Dopo quelle due esplosioni (le uniche vere armi di distruzione di massa mai usate dall’uomo) gli Usa, sostituendo quello britannico, divennero un nuovo, tracotante, impero che in 70 anni ha sottomesso con la violenza militare ed economica quasi l’intero pianeta. Corea, Nicaragua, Congo, Vietnam, Laos, Cambogia, Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Libia, Siria sono soltanto alcune guerre dirette o per procura che hanno imposto il dominio a stelle e strisce. A partire da quel 6 agosto, gli Usa sono diventati un’economia di guerra, un keynesismo militarista difficile da disinnescare per l’immensa rete di interessi che ha svuotato del significato etimologico i termini come pace e democrazia.

Se proprio dovevano manifestare la loro potenza malefica, quei due ordigni atomici potevano essere fatti brillare in zone disabitate del Giappone, il mondo intero comunque avrebbe saputo di tale nuova arma. Invece, si sono colpiti i civili prima a Hiroshima replicando poi, pur avendo visto gli effetti di tale mostruosità, a Nagasaki. Circa 300mila civili furono uccisi, molti sono sopravvissuti tra immense sofferenze fisiche e psicologiche.

Noi ragazzi del Blocco Studentesco Vogliamo ricordare quell’anniversario di morte con questa foto che è passata alla storia. Un popolo che non si arrese nello spirito all’ormai invasore.

 

Glauro

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