Francesco Mangiameli: luci ed ombre di un delitto

Fancesco Mangiameli nasce il 15 Gennaio 1950, studia e si laurea in lettere e filosofia, fino a diventare un professore di lettere agli istituti superiori. Fin dai primi anni 60’ si unisce e milita nel FUAN (Fronte universitario d’azione nazionale), gruppo giovanile del Movimento Sociale Italiano. Ma poco dopo la sua iscrizione decide di unirsi in vari gruppi extra parlamentari come Ordine Nuovo e Fronte Nazionale, diventando poi nel 1975 un punto di riferimento per la Sicilia.

 

Entra in contatto con alcune figure rappresentative di Roma, esponenti come: Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, aderenti ai NAR. Mangiameli si unisce al loro fianco. Col passare tel tempo, alcuni tentativi di reperire armi fallirono per alcune decisioni errate da parte proprio di Mangiameli. Dopo una serie di azioni e decisioni errate, che quindi portarono al fallimento di alcuni obiettivi, come far evadere dal carcere Ucciardone di Palermo  un altro militante di Ordine Nuovo, Pierluigi Concutelli, azione che venne finanziata dai fratelli Fioravanti, ma per colpa di alcuni depistaggi di Mangiameli, l’operazione non fu portata a termine. Così si cominciò a sentire all’interno del movimento una sfiducia nei confronti di Mangiameli, pur essendo l’unica figura di riferimento del gruppo in Sicilia.        

 

Nel luglio 1980 infatti, i fratelli Fioravanti diedero  dei soldi a Mangiameli per rifinanziare l’evasione e per portarla al termine, ma anche questa volta fallirono, così i NAR giunsero alla conclusione che esso era un traditore, dunque, doveva essere punito. 

 

Il 10 settembre 1980, Mangiameli si dirige verso Roma, più precisamente a Porta Pia, senza accorgersi dell’inganno fu condotto nella pineta di Castel Fusano, e li fu ucciso con un colpo di pistola alla nuca. Per occultare il cadavere viene zavorrato e gettato nel lago di Tor De’ Cenci, il cadavere venne in superficie dopo due giorni. Negli anni successivi alcuni pentiti confessarono che l’intenzione dei NAR era uccidere anche la moglie e la figlia di sette anni. Probabilmente Mangiameli conosceva troppe cose all’interno del movimento.

 

Gli assassini per paura che si venisse a sapere dell’omicidio commesso, e per non perdere l’onore, non si sono mai fatti avanti. Fatto sta che ancora oggi questo attentato rimane irrisolto, ma ciò non toglie di rendere gli onori dovuti, a colui che fu un militante negli anni più duri in cui si potesse fare politica e che è caduto comunque per l’idea.

 

Francesco Presente!

 

Mirtilla

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