Capitano Salvatore Todaro: il peso di secoli di civiltà

Salvatore Todaro nasce a Messina il 16 settembre 1908, nel 1923 entra nell’Accademia Navale di Livorno e ne uscirà il 1927 promosso guardiamarina. Verrà promosso l’anno successivo sottotenente di vascello e destinato a vari reparti sia per mare che terra. Nel 1933 sposerà Rina Anichini con la quale darà al mondo i figli Gianluigi e Graziella.

Nel 1936 partecipa alla guerra civile spagnola e nel 1940, promosso capitano di corvetta, verrà assegnato prima al sommergibile Luciano Manara e successivamente al Cappellini, a bordo del quale parteciperà alla seconda guerra mondiale sul fronte atlantico nel porto di bordeaux al fianco dell’alleata flotta della marina tedesca, il suo compito è quello di affondare navi di rifornimento americane e inglesi, ed è proprio in una missione su questo oceano che Todaro adempierà all’impresa che lo renderà famoso.

 Sono le 4 del mattino del 16 ottobre 1940 quando, vicino l’isola di Madera, il sommergibile Cappellini ha affondato con tre siluri il piroscafo belga Kabalo che trasportava a bordo attrezzature militari inglesi, i marinai lanciano un ultimo S.O.S. nella speranza di un qualsiasi soccorso. Il mare è in burrasca e i superstiti dell’oramai relitto cercano disperatamente qualsiasi tipo di galleggiante a cui aggrapparsi. Il comandante Todaro è ben consapevole che dovrebbe allontanarsi per evitare uno scontro a fuoco con la nave di soccorso nemica che sta arrivando a salvare i naufraghi, ma ha capito che a causa del maltempo andarsene vorrebbe dire abbandonare quegli uomini ad una morte certa, l’onore e l’orgoglio del comandante non lo possono permettere, fa recuperare da una scialuppa di salvataggio i 26 superstiti e attende l’arrivo di una nave neutrale a cui lasciarli o quantomeno che si calmi il mare per dar loro delle scialuppe con cui cercare terraferma. 

Purtroppo non incontrano nessuna nave e il tempo non fa che peggiorare, è così che il comandante ordina di imbarcare immediatamente l’ex equipaggio del Kabalo e decide l’impensabile, portare gli uomini all’isola del sale fortificazione in mano agli inglesi. Todaro non si fa toccare da alcuna forma di paura e timore, tutto ciò che lo guida è un innato senso del dovere e grazie ad esso dopo due estenuanti giorni di viaggio i ventisei superstiti arrivano sull’isola, e secondo alcuni testimoni il secondo sottoufficiale del Kabalo si avvicina a Todaro chiedendo:

“Ma lei, visto che tratta così un nemico, che razza di uomo è? Vede, se quando ci ha attaccati di sorpresa non stessi dormendo nella mia cabina, le avrei sparato addosso con il cannone, scusi la mia franchezza”.

Salvatore Todaro risponde: – “Sono un uomo di mare come lei. Sono convinto che al mio posto lei avrebbe fatto come me”.

Porta la mano alla visiera in segno di saluto e fa per andarsene, ma vede il secondo ufficiale che lo guarda, si ferma e chiede:- “Ha dimenticato qualcosa ?”

“Si – risponde l’altro con le lacrime agli occhi – Ho dimenticato di dirle che ho quattro bambini: se non vuole dirmi il suo nome per mia soddisfazione personale, accetti di dirmelo perché i miei bambini la possano ricordare nelle loro preghiere”.

Todaro risponde: – “Non posso dirvi il cognome, dite ai vostri bimbi di pregare per il Comandante Salvatore.”.

Tutti i giornali del mondo osannano il comandante Salvatore Todaro e la grandezza dell’onore e della bontà dei marinai italiani, l’unico che avrà da ridire sarà l’ammiraglio tedesco Karl Dönitz il quale richiamerà il comandante per aver messo a rischio il sommergibile e la vita dei suoi uomini, Todaro risponderà al suo superiore: “Il fatto è Ammiraglio, che io in quel momento sentivo sulla schiena il peso di molti secoli di civiltà. Un ufficiale tedesco, forse, non avrebbe sentito quel peso”. 

Affermazione condivisibile o meno è innegabile come il senso di dovere e giustizia non si piega nemmeno dinanzi alla più alta carica del suo corpo militare e il suo onore gli impedisce di affermare di aver sbagliato.

Successivamente, il 5 Gennaio del 1941, Il Cappellini tornerà in missione e affonderà, a largo delle isole canarie, il piroscafo armato inglese Shakespeare ed anche qui salverà tutti i superstiti. 

Proseguendo la missione il sommergibile giunse nei pressi delle isole di capoverde ove riuscì ad affondare con due siluri il trasporto truppe britannico Emmaus . Durante la battaglia un aereo inglese, forse richiamato dall’S.O.S. dell’Emmaus, arrivò sulla zona e riuscì a colpire con due bombe il Cappellini  prima che si riuscisse ad immergere, causando gravi danni e diversi feriti. Ciò nonostante Todaro riuscì a portare il sommergibile fino al porto spagnolo Puerto de la Luz  il 20 gennaio 1941. Grazie all’aiuto delle autorità spagnole, vicine al Fascismo italiano, Todaro riuscì a sbarcare i feriti e a riparare il battello per poi riprendere il mare il 23 e raggiungere  il porto di Bordeaux. Nel corso del combattimento aveva trovato la morte il suo secondo ufficiale, Danilo Stiepovich. Per queste missioni ricevette la medaglia d’argento al valor militare.

A causa del dolore per la perdita dei suoi uomini nel novembre del 1941 chiese ed ottenne il trasferimento nella X flottiglia MAS, parteciperà al blocco marittimo del porto di Sebastopoli nel Mar Nero in Crimea e successivamente, nel ’42, verrà assegnato al porto di La Galite in Tunisia.

Dopo essere rientrato da una missione notturna, il 13 dicembre 1942, il Cefalo venne attaccato da un aereo inglese Spitfire. Durante il mitragliamento il Comandante Todaro fu colpito da una scheggia alla tempia e morì sul colpo. Aveva 34 anni e la sua memoria venne onorata con la Medaglia ďoro al valor militare. Al suo funerale i superstiti del Kabalo doneranno una targa in bronzo tutt’oggi presente sulla sua tomba.

Un altro dei tanti eroi italiani dimenticato dal nostro paese come è oramai consuetudine da noi, ma ci sono alcune persone che mai potranno dimenticare la grandezza del comandante Todaro, ce ne da testimonianza una donna che gli scrisse questa poesia ritrovata nel portafogli del martire:

“Vorrei, se possibile, che queste righe fossero consegnate al comandante del sommergibile italiano che ha affondato il piroscafo Kabalo. Signore, felice la Nazione che ha degli uomini come voi. I nostri giornali ci hanno riferito del vostro comportamento verso l’equipaggio di una nave che era vostro dovere affondare. Esiste un eroismo barbaro e un altro davanti al quale l’anima si mette in ginocchio: il vostro. Siate benedetto per la Vostra bontà che ha fatto di Voi un eroe non soltanto dell’Italia ma dell’umanità. Firmato: Una donna portoghese”.

Olmo

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