I bombardamenti di Genova: la strategia dei liberatori

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Genova ai tempi del secondo conflitto mondiale è sempre stata un obiettivo sensibile a causa del suo ruolo di primo polo dell’industria nautica e primo porto italiano per grandezza.
Nell’arco dei 5 anni che hanno contraddistinto il conflitto, si contano un centinaio di incursioni sulla città, sia aeree che navali, incursioni che nella maggior parte dei casi sono state perpetuate dagli alleati.
I danni e le vittime di queste incursioni devastarono in grave maniera il tessuto urbano, economico e sociale della città.

Tra i vari attacchi ne ricordiamo 2:

  • Attacco del 9 Febbraio 1941: Quel giorno era in programma l’attesissima partita Genoa-Juventus. Il comando britannico la chiamò Operazione Grog, ed era stata ideata non per colpire obiettivi militari o distruggere alcun deposito di armi e munizioni, o raffinerie, ma solo per dimostrare la vulnerabilità delle difese costiere italiane e per mandare un messaggio chiaro alla Spagna guidata da Francisco Franco, per disincentivare la sua intenzione di entrare in guerra a fianco dell’Asse. Tre giorni dopo, il 12 febbraio, era infatti previsto un incontro tra il Generalissimo e Mussolini in Italia al fine di di convincere questi ad abbandonare la neutralità. L’attacco colpì, come accadde sempre nei bombardamenti “alleati”, navali od aerei, quasi esclusivamente abitazioni civili e opere d’arte. La Flotta H, comandata dall’ammiraglio James Fownes Sommerville, iniziò alle 8.14 del mattino a bombardare la città. L’8 si mossero dalla Spezia anche le tre corazzate “Vittorio Veneto”, “Andrea Doria” e “Giulio Cesare”, ma passarono a 40 miglia di distanza dalla flotta inglese. Le sirene avevano suonato mezz’ora prima, ma le incursioni reali fino a quel momento erano state solo 4 su una cinquantina di allarmi. Tuttavia i genovesi andarono nelle cantine, perché i ricoveri veri e propri ancora non erano stati allestiti: non si immaginava che il nemico – che sarebbe poi improvvisamente divenuto “amico” – avrebbe fatto quel che poi fece, colpendo obiettivi civili al solo scopo di terrorizzare la nazione. Diverse tonnellate di bombe furono lanciate su Genova: una delle prime sfondò il tetto del Duomo, rimanendo inesplosa e in seguito oggetto di curiosità da parte di genovesi e stranieri. Ma le altre colpirono palazzi, strade, parchi, trasformando per mezz’ora la città in un inferno di fiamme, fumo e macerie. Le esplosioni furono udite a chilometri di distanza. Alla fine l’anagrafe contò 158 morti, 225 feriti e oltre 2500 senzatetto. Gli inglesi ebbero un solo aereo abbattuto, presso Tirrenia. La flotta H poté poi, alle 9,45, invertire la rotta e tornare tranquillamente a Gibilterra. L’ammiraglio Sommerville inviò un messaggio radio al comando con solo due parole: “missione compiuta”. Chi non si è ritrovato a dover piangere i suoi morti, ha trovato 90 minuti di distrazione nel guardare Genoa e Juventus, che nel frattempo si affrontarono davanti a migliaia di persone, molte delle quali ormai prive di una casa. Il Genoa vinse 2 a zero.

 

  • Attacco del 22 del 1942: La sera successiva all’attacco del 22, che causò diversi danni, ci fu un nuovo attacco che venne considerato uno dei più cruenti e tragici del periodo bellico genovese, dove nella disperata corsa ai rifugi, la gente che si precipitava verso la Galleria delle Grazie, preme e si compatta con lole persone già entrate. Muoiono così, schiacciati 354 persone.

 

Vogliamo ricordare con questo articolo le vittime innocenti di questi attacchi: anziani, donne e bambini. Vittime innocenti che sono state dimenticate dall’attuale classe politica che anchor oggi parla di liberazione, quella classe di politici che ha dimenticato volutamente i responsabili di tali massacri in nome di quella che ancora oggi chiamano “libertà”, che da come si è letto in questo e altri articoli, hanno voluto a tutti i costi imporci con le Bombe.

Glauco

 

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