Giulio Douhet: alla conquista del Cielo

Giulio Douhet nacque a Caserta il 30 maggio 1869 in una famiglia aristocratica con forti sentimenti patriottici. Scelse la carriera delle armi e nel 1886 entrò all’accademia militare di Torino, da cui poi passò alla scuola di applicazione d’artiglieria e genio.  Nel 1920, mentre era un colonnello in congedo, fondò l’Unione nazionale ufficiali e soldati e, sulla scorta di analoghe iniziative già attuate in Francia e in altri paesi, propose di erigere monumenti ai caduti della “Grande Guerra” in ogni città del Bel Paese, tuttavia è lui il primo in Europa ad avanzare l’idea di costruire uno di questi memoriali per il ricordo dei soldati i cui corpi non vennero mai identificati: così venne concepito quello che tutt’ora chiamiamo Altare del Milite Ignoto, posto in seno al Vittoriale.
Basterebbe questa sua idea per ricordarlo in eterno, tuttavia il suo più grande merito, quello che espresse al meglio il suo genio, fu sicuramente il concepimento di un nuovo tipo di conflitto. Nel 1921 il ministero della Guerra, dopo un parere favorevole del generale A. Diaz, pubblicò a Roma l’opera più nota del Douhet, “Il Dominio dell’Aria”, un testo di un centinaio di pagine destinato a diventare rapidamente un classico del pensiero militare moderno, divenuto popolare in tutto il mondo grazie alle sue traduzioni, e punto di riferimento per avanguardisti che, come il generale casertano, aveva inteso l’importanza dei veicoli aerei per scopi bellici: primi fra tutti Billy Mitchell e Hugh Trenchard, ideatori della potenza aeronautica statunitense e britannica.
Secondo Douhet l’aeroplano non poteva più essere inteso solo come un mezzo ausiliario dell’Esercito e della Marina per colpire obiettivi terrestri e navali, bensì era diventato l’unico mezzo per combattere una terza lotta in una nuova dimensione, l’aria.

«Immediatamente sorge il primo principio del suo impiego: l’Armata Aerea deve venire impiegata in massa. Questo principio è perfettamente identico a quello che regge la guerra terrestre e quella marittima. L’effetto materiale e morale delle offese aeree – come di qualunque altra offesa – è massimo quando le offese stesse vengono concentrate nello spazio e nel tempo.»

Nel 1911, durante la guerra Italo-Turca per il controllo della Libia, gli venne assegnato il compito di scrivere un rapporto sull’uso dell’aviazione da guerra. Ciò non è un caso, infatti il primo impiego militare di aeroplani della storia fu condotto proprio dagli Italiani nel corso di questo conflitto il 1º novembre 1911, quando Giulio Gavotti della sezione aviazione del Battaglione specialisti del Genio, che bombardò le posizioni turche di Ain Zara.Le teorie di Douhet vennero subito criticate in Italia, tanto da portarlo allo scontro con l’establishment militare, che nella sua miopia non vedeva di buon occhio le innovazioni da lui riportate, e a causa dei suoi criticismi venne anche condannato ad un anno di carcere nel 1917.
La seconda guerra mondiale ha visto gli impieghi massicci di bombardieri strategici e tattici che lui aveva già immaginato, e sfortunatamente si rivelarono corrette anche le sue previsioni che i bersagli principali di un utilizzo così consistente sarebbero infine stati i centri abitati. A segnare la fine del conflitto fu proprio la distruzione di Hiroshima e Nagasaki, un bombardamento come lui aveva previsto, ma che portò la guerra di nuovo su un altro livello.

«Ed, in ordine al conseguimento della vittoria, avrà certamente più influenza un bombardamento aereo che costringa a sgombrare qualche città di svariate centinaia di migliaia di abitanti che non una battaglia del tipo delle numerosissime che si combattono durante la grande guerra senza risultati di apprezzabile valore.»

Nel 1922 iniziò a collaborare con il Popolo d’Italia di Mussolini che, gli diede l’incarico di responsabile dell’aviazione militare ma presto abbandonò tutto per dedicarsi interamente allo studio. Le sue ripetute denunce al Duce contro la gestione dell’aeronautica italiana e le sue richieste di posizioni di responsabilità venivano poi accolte con complimenti e promesse, ma fortemente ostacolate sempre dalle lobby di potere che ancora gestivano l’esercito secondo i propri interessi, negandone ogni tipo di sviluppo come successe con l’invenzione del radar di Guglielmo Marconi.
In futuro non poté che accettare il ruolo di teorico e profeta privo di poteri, che gli garantì però la possibilità di diffondere ampiamente la sua dottrina. Poté quindi dare alle stampe nel 1927 la seconda edizione ampliata del “Dominio dell’Aria” presso l’Istituto Nazionale Fascista di Cultura e nel 1928 presso lo stesso istituto il volumetto “i probabili aspetti della guerra futura”.
Giulio Douhet morì il 15 febbraio 1930 a Roma, colpito da un infarto. Fu seppellito insieme alla moglie Gina Casalis che morì 30 anni dopo.
La moglie, oramai vedova, gli fece scolpire la seguente scritta:

«Anima e cuore di soldato italiano spirito colto geniale lungimirante fin dai primi tentativi dell’aviazione intravide l’ineluttabile avvento delle armate del cielo e per la patria una ne invocò strenuamente con gli scritti e con la parola sprezzando ogni personale interesse. Di ogni ideale umano e patriottico fervidamente pervaso primo in Italia e fuori il culto del milite ignoto propose. Doveva triste destino del genio chiudere la vita perché le sue idee fossero attuate e fosse proclamato maestro. MCMXXX – La vedova orgogliosa»

Nel 2006 a lui gli fu dedicata anche la scuola militare aeronautica di Firenze.
Nel 2008 un articolo sulla rivista della Associazione Arma Aeronautica denunciò lo stato di degrado della tomba. L’articolo portò al lancio di iniziative per il restauro, che si completarono in occasione della commemorazione degli 80 anni dalla morte, deponendogli una corona di alloro alla presenza degli allievi della Scuola Militare Aeronautica Giulio Douhet.

Noi del Blocco Studentesco lo vogliamo ricordare come uno dei più grandi luminari che la nostra Nazione abbia mai avuto, le cui idee per presunzione di alcuni e fame di potere di altri non furono sufficientemente ascoltate. Quando si riferiscono all’Italia di quegli anni come un paese arretrato, privo di innovazioni, che ha saputo solo mantenersi sulle scoperte di altre nazioni, voi parlate a loro di Giulio Douhet.

Risultato immagini per giulio douhet

Lorenzo

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