CULTURA E MILITANZA OGGI

Sembrerà banale, ma in quest’epoca balorda, nel parlare di ‘cultura’ va sempre posta la massima attenzione, soprattutto in ambito militante.

Oggi, questo termine appare sempre più definire un sapere accennato, approssimativo, costantemente allineato a un potere esso stesso colto solo a metà, rappresentato da chi a scuola riusciva a ottenere un buon voto sbirciando le quarte di copertina dei libri che l’insegnante di Italiano proponeva per l’analisi critica.
“Il fascismo si cura leggendo”, recitano le famose, abusatissime parole di Miguel de Unamuno. Certo, purché queste letture siano figlie dei sottoprodotti intellettualistici di cui sopra, di quegli abbozzi che hanno partorito i Del Prete, Scanzi, Tosa: alfieri del nulla, di fronte ai quali anche i cattivi maestri rossi che hanno dominato la cultura dei salotti e dei talk show dagli anni Settanta a oggi appaiono come giganti.
Il problema ha radici profonde, e non tutta la colpa sta a sinistra.
La stessa Area ha spesso tracciato una linea profonda tra un filosofismo da torre d’avorio da un lato, volendolo – dall’altro – forzatamente contrapporre a un vitalismo e a un culto dell’azione: come se i due aspetti fossero in contraddizione.
A questo proposito è utile ricordare le parole di un maestro che non necessita di presentazioni: “Qualcosa va detto sul problema della cultura. Non oltre misura. Noi infatti non sopravvalutiamo la cultura. Ciò che noi chiamiamo “visione del mondo” non si basa sui libri; è una forma interna […] Questo stile implica un giusto sapere e specie i giovani debbono rendersi conto dell’intossicazione operata in tutta una generazione dalle varietà concordanti di una visione distorta e falsa della vita, che hanno inciso sulle forze interne” (J. Evola, “Orientamenti”, p. 80).
Le parole di Evola risultano particolarmente profetiche: nel 1950 aveva difatti già intuito il furto della cultura da parte delle forze antitradizionali e sovversive, quasi preannunciando l’arrivo di strumenti come i social e l’appropriazione in chiave ideologizzata della formazione dei giovani e giovanissimi.
Quale allora, la via da percorrere?
Nel nostro mondo, nella nostra visione forte e vitale della realtà, è importante coniugare la giusta conoscenza (che oggi forse è un termine più ampio della “cultura” tanto decantata dalla stampa di regime) all’azione. Non più saggi anziani contrapposti a giovani guerrieri. Che il colto si spacchi le mani al freddo, durante le azioni e le affissioni. Che il guerriero ascolti e mediti le parole lasciate a testimonianza dai nostri innumerevoli grandi pensatori. Che la saggezza di Evola, Ricci, Celine, Solaro, Pound, Mishima, e mille altri sia il combustibile quotidiano dell’azione militante.
E che l’azione stessa ispiri ogni giorno alla riflessione, al coltivarsi, all’esaltazione dello spirito ancestrale che anima la nostra Idea e ci rende giovani per sempre.

Alberto

Pubblicato da BloccoStudentescoNapoli

Il Blocco Studentesco è l'associazione studentesca di CasaPound Italia

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