DIES NATALIS SOLIS INVICTI

Celebrare la rinascita con lo spirito di Roma.

C’è sempre qualche occhio particolarmente audace, incuriosito da ciò che non si vede all’ apparenza, qualche occhio che ha voglia di scrutare più in là per cercare significati e valori nascosti o perduti nel tempo e indagare su ciò che dà origine a quel che viviamo.

Quale migliore occasione, dunque, se non quella della così prossima festività natalizia, per far luce sulle origini di tale ricorrenza e per riflettere su analogie e differenze tra un passato – da noi non così distante quanto sembra – e il nostro presente, che riguardano la percezione e il modus vivendi (spiritualmente e materialmente) del Natale.

Sol Invictus, cioè Sole invitto era il nome religioso usato per diverse divinità nel tardo Impero romano: El-Gabal, Mitra e Sol.

Il solstizio d’inverno nel vecchio calendario Giuliano cadeva il 25 dicembre e celebrava le nozze della notte più lunga con il giorno più corto. La rinascita del mondo.

A Roma Mitra fu soprattutto il Dio dei soldati, altrettanto abbracciato da imperatori, agricoltori, burocrati, mercanti e schiavi, con regole di comportamento molto precise, che richiedevano la temperanza, l’autocontrollo e la compassione anche nella vittoria.

«Nel venerabile giorno del Sole, si riposino i magistrati e gli abitanti delle città, e si lascino chiusi tutti i negozi. Nelle campagne, però, la gente sia libera legalmente di continuare il proprio lavoro, perché spesso capita che non si possa rimandare la mietitura del grano o la semina delle vigne; sia così, per timore che negando il momento giusto per tali lavori, vada perduto il momento opportuno, stabilito dal cielo.»

Con questo decreto del 7 marzo 321 l’imperatore Costantino stabilì che il primo giorno della settimana (il giorno del Sole, Dies Solis) doveva essere dedicato al riposo.

Si avvicina quindi il “Natale”, giorno di nascita e ri-nascita, mentre noi viviamo un’ epoca buia, un’ epoca del terrore, dove questo riposo è forzato, costretto e mal vissuto, dove il nostro Stato non riposa, e solo per diffondere la paura, dove gli abitanti delle città hanno il terrore di unirsi per celebrare, dove i mercanti sono costretti a chiudere tutti i negozi, proprio nel momento in cui “capita che non si possa rimandare la mietitura del grano o la semina delle vigne”. Questo momento, purtroppo, nonostante dovrebbe essere “voluto dal cielo”, è voluto da qualcuno che ad esso tenta di soppiantarsi, comandando le nostre vite dall’ alto di poltrone, ricchezze scontate e privilegi.

Ma, subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi fino al solstizio d’estate.

Il sole, quindi, nel solstizio d’inverno giunge nella sua fase più flebile di luce e calore, per tornare vitale e “invincibile” sulle stesse tenebre.

Così è e così sarà. Noi, nati per lottare, discendiamo inesorabilmente da spiriti i cui codici morali erano privi di pavidità, di codardia, di labilità. Noi siamo pronti ad ogni costo e sacrificio a non fermarci, a rinascere invitti, cioè non-vinti. Non ci fermerà il terrorismo dello stato, e non ci fermerà una pandemia. Noi, figli di Marte e del Sole, per il nostro popolo.

“Sorto da tutta l’eternità intorno all’essenza feconda del Bene, mediatore fra gli déi intelligenti, essi stessi mediatori, Egli ne assicura pienamente la continuità, la bellezza senza limiti, l’inesauribile fecondità, l’intelligenza perfetta, e li dota abbondantemente di tutti i beni atemporali”.

(“Prima di cominciare l’anno”, scriveva l’Imperatore Giuliano nel discorso su Elio Re “noi diamo in onore di Elio giochi magnifici, solennità consacrate a Elio Invincibile.”)

Federica – (L’Uroboro – Cava de’ Tirreni)

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