BERTO RICCI

«Dopo aver parecchio predicato guerra e delenda e simili, mi sentirei pochissimo a posto dinanzi a me stesso e all’Italia se restassi a casa mentre si combatte».

In molti non conoscono il personaggio in question, e parlano per sentito dire. Si è detto molto su Ricci, soprattutto dopo la sua morte: molti affermano fosse un anarchico, un fascista di sinistra, addirittura un comunista. Niente di più falso, ovviamente. Ricci è stato Fascista fino alla fine, al contrario di molti suoi amici che tolta la camicia nera indossarono il fazzoletto rosso.

Berto Ricci nasce a Firenze il 21 maggio 1905, e si laurea in Matematica e fisica all’Università di Firenze nel 1926, diventandosuccessivamente professore di tali discipline. 

Mostra fin da subito un forte attivismo nella letteratura, tanto da arrivare a collaborare con forti personalità come Julius Evola, Aldo Palazzeschi e Giuseppe Bottai. Nel 1931 fonda l’Universale,rivista quindicinale che riscuote un forte successo, tanto da arrivare a scrivere per Il Popolo d’Italia nella rubrica Bazar. Successivamente nel 1932 aderisce al Fascismo, vedendo in tale movimento l’attuazione di quella giustizia sociale in cui aveva sempre creduto. 

Filosoficamente in contrasto con il pensiero di Giovanni Gentile,pubblica nel 1933, in contrapposizione all’idealismo del filosofo siciliano, un Manifesto Realista che suscitò l’interesse di Julius Evola, impegnato in quegli anni in una battaglia anti-idealista.

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, partendo da Napoli si arruola come volontario e viene assegnato alle batterie costiere della Marina di Pisa, che come lui stesso descrive in una lettera: «Un posto comodo ed imboscato lontano dai combattimenti, una solenne fregatura». Viene successivamente accontentato e inviato al fronte, in Cirenaica, dove continua a far imbestialire le gerarchie dell’Esercito per ottenere di prestare servizio non presso le retrovie, ma sulla linea di fuoco.

L’adesione di Ricci al Fascismo, fu completa in cui diede corpo ed anima, come testimonia una lettera dal fronte per la moglie:«Siamo qui anche per loro (riferendosi ai figli) perché questi piccini vivano in un mondo meno ladro, e perché la sia finita con gli inglesi e con i loro degni fratelli d’oltremare, ma anche con qualche inglese d’italia »

Servì la Rivoluzione e non interessi personali. La sua polemica ebbe sempre lo scopo di dare forza a quella Rivoluzione in cui credeva fortemente, e che non poteva trasformarsi in una semplice forza reazionaria. Infatti egli rivolse sempre le sue critiche verso il vero nemico dell’uomo (forse l’unico se vogliamo): il borghese. 

Borghese che lui descrive in “Processo alla Borghesia” del 1939: 

«L’antiborghesia fascista deve, soprattutto, non essere solo polemica. Dev’essere costruzione, educazione, il borghese non esiste solo allo stato puro. Il borghese è in noi, in ciascuno di noi, con le sue rinunzie e le sue ambizioni, il suo sottilizzare e dubitare, il suo particolarismo d’individuo, di famiglia, di ceto, la sua brama di ricchezza, la sua – specialmente – paura della povertà; la sua paura del coraggio; il suo basto d’abitudini; la sua doccia tiepida d’accomodamenti; la sua estraneità dalla vita fisica e da quel tanto di natura che ci vuole all’uomo civile perché la civiltà non si deformi nella più gretta barbarie. La lotta antiborghese è dunque, nel suo significato più alto, tirocinio crudo di tutti noi, uno per uno, perché solo un’umanità fascista, nella quale nessuno cerchi scuse e nessuno ne trovi, tutti accettino compiti e tutti ne ricevano, potrà riconoscere la supremazia dello spirito, detronizzare la ricchezza dalla vita.»

Muore all’età di 36 anni il 2 febbraio 1941, quando il suo plotone viene attaccato in Libia, vicino Bir Gandula, da uno Spitfireinglese che lo falcia di netto. Oggi è sepolto nel Sacrario dei Caduti d’Oltremare di Bari. 

Sotto attacco ormai c’è tutto ciò che conosciamo, dalla famiglia al lavoro, attaccano non un’Idea, ma tutte le idee. È attaccato tutto ciò che ti fa credere che ci sia qualcosa di meglio. Questa società ha ridotto la vita ad un concetto assolutamente fittizio, trasformando la società stessa in un teatro e il popolo in una massa di spettatori televisivi, e solo con il sacrificio di ciascuno di noipotrà tornare tutto ciò che riconosciamo come sacro e giusto, non sperando che ritorni dal salotto di casa ma lottando per le strade. Di sicuro non sarà facile, non è cosa di un giorno o due, ma come diceva Ricci: «L’intelligenza fascista non si tempra per facili vie ma si afferma e si legittima attraverso il sacrificio.»

Steiner

Pubblicato da BloccoStudentescoNapoli

Il Blocco Studentesco è l'associazione studentesca di CasaPound Italia

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