IN RICORDO DI E.A. MARIO


di Berti della Berta

E.A. Mario, al secolo Giovanni Ermete Gaeta, nacque nel Borgo Sant’Antonio Abate – a due passi da via Foria – il 5 Maggio 1884, in una modesta famiglia originaria di Pellezzano, vicino Cava de’ Tirreni. Patriota e mazziniano, musicista febbrile e autodidatta, repubblicano fino al midollo, al punto da rinfacciarlo di persona all’allora Re Vittorio Emanuele nel momento della sua premiazione a commendatore, e veracemente partenopeo, E.A. Mario è uno dei massimi esponenti, insieme a Diaz, del genio napoletano come linfa vitale, guida, conforto e bussola del patriottismo Italiano.

Di vita assai modesta, nonostante una produzione artistica che poteva vantare più di duemila testi, da far impallidire gli artisti moderni tanto ricchi economicamente quanto poveri di talento, e nonostante una fama sconfinata, totalizzante, che ha fatto ergere le sue opere a vere e proprie pietre miliari della canzone popolare italiana. 

D’altronde le sue opere hanno un legame spirituale indissolubile con quelle del popolo Italiano. Se è vero che il nostro popolo ha trovato la sua compiuta unità nella tempesta di acciaio della Grande Guerra, nelle trincee del Carso e le acque del Piave, E. A. Mario di quelle vicende ne è stato il cantore e poeta, come nell’età classica la poesia accompagnò i guerrieri nella battaglia.

È proprio il Piave fonte di ispirazione della più famosa opera di E.A. Mario , “La canzone del Piave”, appunto, scritta in una sola notte, di getto, il 23 giugno 1918 a conclusione della battaglia del Solstizio. Una canzone che rievoca visceralmente la Patria e la coesione del popolo, tanto da essere stata scelta come inno nazionale provvisorio della Italia più divisa della storia, quella di transizione appena uscita della guerra civile (prima di adottare il canto degli Italiani, “Fratelli d’Italia”, che era stato l’inno della Repubblica Sociale), inno persino riproposto nel 2008 dal celodurista Umberto Bossi che, nel tentativo di celebrare il Nord, proponeva un inno scritto da un napoletano, e per di più uno dei fondamenti dell’Italianità.  Una canzone che, citando le parole di Armando Diaz, “è stata più determinante di un generale “ per la Vittoria contro il nemico, di cui il Piave “ s’era fatta  barriera”, lo stesso Piave che “si era tinto di sangue goccia a goccia” come in un’altra canzone di E.A. Mario, “Soldato Ignoto”, omaggiata splendidamente nella loro versione moderna dagli Ultima Frontiera. “Soldato Ignoto” si, ma anche “Soldato Innamorato” , o Surdat Nammurat, perché nell’Italia dei mille campanili, delle mille  verghe che si uniscono in un solo fascio, quando si toccano i sentimenti più intimi, più profondi, quando si parla con la lingua del cuore si usa la lingua di casa.

E.A. Mario cantore della Vittoria, quindi, certamente, ma anche della sconfitta, come nell’esempio della “Tammuriata nera”, che dietro un motivetto allegro, scanzonato, festante, buono per chi ascolta in maniera distratta e superficiale, racconta un dramma di occupazione e miseria, di prostituzione e di asservimento, dove i soldati afroamericani approfittavano delle donne Italiane per pochi spiccioli o con la promessa di una vita migliore lontana dalle macerie della Guerra, per poi essere abbandonate al loro destino portando per tutta la vita il frutto di quella miseria che solo l’amore di una donna e madre può riscattare. 

Questo è il vero significato di quel motivetto che tanto piace alla sinistra arcobaleno, che non  ha ben compreso quello che E. A. Mario ci ha regalato parlando della sconfitta. Significato forse intravisto ma non capito evidentemente da James Senese, che probabilmente turbato dalla sua vicenda di vita (figlio di un occupante e di una ragazza napoletana) colto da un attacco di BLM antelitteram ne ha chiesto più volte la censura in quanto, a sua detta, canzone “estremamente razzista”.

 

È paradossale che l’anniversario della nascita di uno dei massimi cantori della patria capiti a pennello in questo periodo, dove infuria la polemica su altri “artisti” che, per seguire il proprio business, travestito da buoni sentimenti, fanno gli interessi delle multinazionali che delle Patrie ne hanno fatto un nemico giurato. Ma noi che sappiamo che il caso non esiste, comprendiamo che una figura di tale valore, che ha vissuto una vita umile e senza ricchezze,mantenendo il suo normale lavoro da impiegato delle poste, che quando la Patria ha chiesto non ha esitato a sacrificare i suoi riconoscimenti , le sue medaglie e persino le fedi nuziali per metterle al servizio della propria nazione, viene celebrata in questi giorni di caos per ricordare a noi quale è la nostra bussola, quale è la nostra strada.

Pubblicato da BloccoStudentescoNapoli

Il Blocco Studentesco è l'associazione studentesca di CasaPound Italia

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